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Appello di Democrazia Radical Popolare (DRP) affinché i rimborsi elettorali divengano finanziamento pubblico esplicito dei Partiti, ma anche chiave di volta di una loro trasformazione in senso trasparente e democratico

 

 

 

 

Intendiamoci, si tratta di un Appello dal valore puramente ideale, senza grandi speranze che una classe politica (a destra come a sinistra, passando per il centro) imbelle, mediocre, insipiente, raffazzonata, semi-analfabeta e screditata come l’attuale sia in grado di recepire l’orizzonte di senso della nostra proposta, che pure servirebbe a rilegittimare e a riconferire dignità a quei partiti politici che, se correttamente funzionanti, rappresentano il sale della democrazia.
Ma appunto, la classe politica italiana è quello che è.
La nostra classe politica è quella cui abbiamo dovuto rivolgere le sferzanti

DRP: Domande del 10-11 marzo 2012 ai Parlamentari Felloni e Insipienti (specie a quelli sedicenti progressisti) che hanno approvato il Pareggio di Bilancio Costituzionale (clicca sopra per leggere).

La nostra classe politica è quella che si finge all’opposizione del “governo dei tecnocrati e dei banchieri proconsoli della grande finanza rapace” (Lega Nord e Italia dei Valori), salvo poi votare il principio del Pareggio di Bilancio Costituzionale che è il primo presupposto su cui si fonda quel governo pan-europeo oligarchico e tecnocratico di cui sono portavoce personaggi come Angela Merkel, Mario Draghi, Herman Van Rompuy, Wolfgang Schauble, etc.
La nostra classe politica è quella che contempla, oltre agli impresentabili comitati di cortigiani, incapaci, affaristi, baciapile, atei devoti, libertini ipocriti e reazionari che stazionano tra PDL e UDC, un Partito Democratico che a chiacchiere invoca un’alternativa al paradigma teologico neoliberista, nei fatti ne sposa il primo dogma di fede, il Pareggio di Bilancio Costituzionale, appunto. Con un ineffabile Bersani che solo pochi mesi fa descriveva (giustamente) questa misura come un’insopportabile camicia di forza controproducente per la ripresa economica e che adesso, novello dio minore e minorato in forza alla Trimurti (A-B-C) che sostiene il Massone oligarchico Mario Monti, se ne fa dispotico assertore presso i suoi gruppi parlamentari, indotti a votare come caproni e asini questo bel provvedimento, foriero di sciagura per qualunque nazione che lo faccia proprio.
Ci sono poi le anime belle di Futuro e Libertà, che seppure in buona fede (uno su tutti Benedetto Della Vedova) ripetono come ventriloqui e pappagalli ipnotizzati i dogmi fallimentari del credo iper-mercatista (che è altra cosa dalla sana e libera economia di mercato).
Ad una simile, sciagurata classe politica, ben si addicono gli sberleffi e le reprimende del direttore de Il FATTO QUOTIDIANO in

“Sperpero che grida vendetta”, articolo del 14 aprile 2012 by Antonio Padellaro per IL FATTO QUOTIDIANO (clicca sopra per leggere).

Ad una simile, squinternata casta di minus habentes subalterni culturalmente alla teologia neoliberista che da decenni infesta l’Occidente e il Mondo, ultimamente anche responsabile della tremenda crisi economico-politica che sta devastando l’Europa, bisognerebbe in effetti ricordare gli storici strali dei Radicali e di Marco Pannella contro la peste partitocratica.
Bisognerebbe ricordare come un referendum elettorale del 1993, con il quale gli italiani votarono in massa a favore dell’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti, sia stato ripetutamente tradito, con tale tradimento calpestando la pur discutibile (a nostro parere) volontà sovrana del popolo italiano.
Senza contare l’insopportabile ipocrisia di un partito come la Lega, il quale, dopo aver dato ignobile dimostrazione dello scempio compiuto con i soldi di cittadini e militanti (e tutti sapevano, altro che poche mele marce), adesso adotta la populistica e demagogica mossa di voler rinunciare all’ultima tranche dei rimborsi elettorali previsti.
Dopo aver mangiato a quattro palmenti, rinunciano a qualche dolcetto di fine pasto, spacciano tale mossa per un eroico sacrifizio.
Buffoni e canzonatori della buona fede (invero asinina) del vostro elettorato.
C’è un piccolo problema, tuttavia.
Il contrario della crazia (potere) dei partiti è la archia (dominio, governo) degli oligoi (i pochi), quegli ottimati che in forza del proprio potere finanziario (autonomo o eteronomo)  possono consentirsi di fare politica senza la mediazione di quelle entità caratteristiche di ogni democrazia che sono appunto i partiti o costruendo dei partiti-azienda e partiti-circo/partiti-corte dei miracoli dove l’unica virtù è la piaggeria, l’adulazione e l’ubbidienza assoluta a un manipolo di colonnelli del capo carismatico e/o danaroso di turno.

Di qui, il senso del nostro Appello, anche se dovesse servire in modo compiuto soltanto ai posteri e nel presente limitarsi a provocare un po’ di vergogna ai politicanti nostrani, insegnandogli come dovrebbe funzionare un sistema politico-partitico degno di questo nome.

Se in Parlamento sedessero dei galantuomini illuminati e capaci (di destra e di sinistra e di centro), se al Governo vi fossero davvero dei sapienti animati da intenti costruttivi (invece che una masnada di proconsoli delle peggiori oligarchie europee), per porre freno agli scandali e allo sperpero di denaro pubblico messo in evidenza dagli accadimenti recenti che hanno coinvolto varie tesorerie di partiti, basterebbe proporre e approvare una legge-quadro sulla natura associativa di questi, che vincolasse il finanziamento pubblico a dei requisiti chiari e trasparenti di democrazia interna degli stessi.
Non soltanto.
Con una legge che subordinasse l’erogazione dei finanziamenti di Stato a dei precisi landmarks democratici, liberali e pluralistici della vita interna dei partiti, landmarks imposti per statuto, tassativi e soggetti a costante monitoraggio (congressi locali e nazionali/federali convocati e deliberanti periodicamente su tutte le questioni più importanti, segreterie politiche sottoposte spesso al voto di fiducia o sfiducia degli iscritti e dei militanti, ampia legittimazione delle correnti interne e lealtà nel dibattito fra di esse, in luogo di veleni, lotta tra bande tribali e sabotaggi infidi e ipocriti; bilanci trasparenti e sottoposti alla costante visione da parte della pubblica opinione, etc.), già si farebbe un enorme passo in avanti verso un progresso civile della nazione italiana.
Se poi gli ingenti fondi erogati dalle casse dello Stato, invece di essere presentati IPOCRITAMENTE come rimborsi elettorali, fossero chiamati esplicitamente con il loro nome, cioè legittimo e utile finanziamento pubblico ad associazioni politiche essenziali per la tenuta della democrazia rappresentativa e partecipativa (i partiti), ciò costituirebbe un ulteriore avanzamento nella direzione giusta (l’ipocrisia pubblica diventa corruzione privata delle coscienze, come ben sanno quelli che si intendono di doppia morale, dalle gerarchie vaticane alla Giunta GOI presieduta da Gustavo Raffi e ai ministri con la prole privilegiata e blindata in posti ultra-fissi e garantiti che predicano ai figli degli altri le magnificenze della flessibilità all’italiana, cioè della precarietà).
Terzo ed ultimo elemento che dovrebbe accompagnare tale leale e trasparente finanziamento pubblico ai partiti: l’obbligo di utilizzare tali denari, oltre che come rimborsi per le spese vive della macchina partitica (ci farebbe piacere vedere sezioni operative e non ornamentali dislocate su tutto il territorio nazionale, aperte all’entusiasmo e alla partecipazione attiva di giovani e anziani, motivati ad essere coinvolti) e come supporto per le spese elettorali e la propaganda, anche quali mezzi per finanziare attività di formazione politica e civile e/o di sostegno ad attività culturali.
Anzi, sarebbe bene che, in sede di competizione per il consenso dell’elettorato, i cittadini potessero dare il proprio suffragio anche in base al modo in cui (dalla formazione civica e politica aperta alla collettività, da tale a tal altro intervento/iniziativa di filantropia, soccorso delle attività produttive, mecenatismo, promozione culturale e turistica, etc.) i suddetti partiti avranno speso le somme loro assegnate.
Il tutto visionabile sul web, giorno per giorno, sui siti ufficiali di qualsivoglia movimento politico titolare di finanziamento pubblico e con l’abitudine al controllo, da parte delle autorità competenti e dei media, che i bilanci in questione siano veritieri e accurati.

Una simile riforma legislativa, con assoluta semplicità e grande efficacia salvaguarderebbe la necessità per i partiti di disporre di risorse autonome per non essere infeudati a potentati esterni e ad interessi di natura oligarchica; inoltre garantirebbe un uso corretto e utile dei soldi dei contribuenti e determinerebbe nei sondaggi una risalita dell’appeal generale verso i movimenti politici tradizionali.

L’unico problema è che, per realizzare una simile, semplice riforma legislativa, avremmo bisogno di un Parlamento composto di gente saggia, lungimirante e che desidera il suo stesso bene (invece di incrementare prassi autolesioniste e suicide politicamente); avremmo bisogno di un Governo illuminato e amante del bene comune.
Ce l’abbiamo, Noi italiani, un simile Parlamento e un simile Governo?
Diremmo proprio di no.
Perciò, cari concittadini, continuate a deliziarvi delle vicende del trota, dei barbari sognanti, del PD schizofrenico in termini di politica economica, dei minuetti populistici e cortigiani di altri partiti, dei proclami falsi e infingardi di Mario Monti & Company.
In attesa di nuovi forconi e di una decisiva Rivoluzione Democratica su scala nazionale ed europea, non-violenta, ma pur sempre Rivoluzione.

LE CITTADINE E I CITTADINI DI DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE (www.democraziaradicalpopolare.it)

[ Articolo del 15 aprile 2012 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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