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A proposito del riformismo di sinistra, di Tremonti ed EuroBond e della faccia di bronzo di Trichet, Draghi e Merkel.
Democrazia Radical Popolare solidarizza con lo sciopero della CGIL contro l’ingiustizia di manovre inutili, squinternate, depressive e foriere di macelleria sociale aggravata

 

 

 

 

Mentre ieri, lunedì 5 settembre 2011, le borse europee registravano l’ennesimo tonfo e le quotazioni delle banche italiane andavano ai minimi storici, si assisteva al teatro dell’assurdo, con il presidente uscente della Banca Centrale Europea (Jean-Claude Trichet) e il presidente entrante, l’italiano cosmopolita molto “Goldman Sachs’ boy” Mario Draghi che concionavano variamente, lasciando trapelare malcelate minacce ed esprimendo pesanti riserve sui futuri “aiuti” della BCE a quei paesi, come l’Italia, giudicati colpevoli di non avere ancora obbedito celermente ai diktat di Francoforte.
Ora, non esiste alcun Movimento politico che più di Democrazia Radical Popolare ritenga il governo Berlusconi una stolida, infingarda ed esiziale sciagura per il nostro infelice paese.
Eppure, nel confronto impari con gli oligarchi della BCE e dintorni, la grottesca armata parlamentare e governativa del Sultano di Arcore ci ispira quasi tenerezza.
Così come umana pietà e compassione proviamo per l’ex Super-Ministro Giulio Tremonti che dice si le cose giuste (vedi le recentissime dichiarazioni al meeting di Comunione e Liberazione a Rimini e al workshop di The European House-Ambrosetti a Cernobbio), ma le dice come se fosse un libero pensatore qualsiasi, trovatosi per caso a discettare di economia e amenità consimili con quattro amici al bar…
Sia Noi di DRP che gli amici di Grande Oriente Democratico e persino Gioele Magaldi individualmente abbiamo, sin dallo scorso dicembre 2010 (vedi in proposito, anche Lettera Aperta N°2 al Fratello Silvio Berlusconi del 9 dicembre 2010 e Intervista (dicembre 2010) a Gioele Magaldi su CURRENT TV Canale n.130 di SKY ) appoggiato e rilanciato le prime timide sortite di Tremonti in favore degli EuroBond.
Ma suona paradossale e clamoroso che il mega-accentratore Ministro di Economia e Finanze di uno dei paesi del G7 e del G8, tra i primi e più importanti soci fondatori dell’Europa, si metta a miagolare sommessamente di buoni del tesoro europei a Cernobbio e Rimini, invece che andare a sbattere i pugni a Bruxelles e a Francoforte, dicendo: “…cari amici Trichet, Draghi, Sarkozy e Merkel, sapete che c’è? Prima discutiamo di EuroBond e di politiche economiche di rilancio complessivo e di investimento pubblico per tutti i paesi europei e poi ci occuperemo di pareggi di bilancio e riduzione dei debiti pubblici sovrani. Altrimenti, con le politiche depressivo-recessive che volete imporre a Italia e Spagna, dopo averle già imposte a Irlanda Portogallo e Grecia, l’economia di tutto il continente finirà a puttane, dopo di che non ci saranno egualmente i soldi per pareggiare o ridurre alcunché”.

Invece, Tremonti parla della soluzione dei titoli obbligazionari europei con la leggerezza del poeta e dell’anima bella che, ad un certamen letterario, vagheggi qualcosa che prima o poi gli Dei possano rendere reale e accettato…
Ma non saranno gli Dei dell’Olimpo o il Dio ebraico-cristiano a determinare l’adozione di questo importante strumento finanziario, essenziale per evitare la depressione del vecchio continente: dipenderà dagli statisti europei.
E non basterà che essi esprimano propositi aleatori e velleitari, senza combattere a brutto muso per le idee in cui dicono di credere: occorre energia, determinazione e assoluta coerenza comportamentale.
Perciò, caro Giulietto Tremonti, coraggio, forza e vigore!
Basta squittire…è ora di agire!!!

Anche perché, a sbarrare il passo ci sono soltanto delle logore e screditate cariatidi tecnocratiche, il cui potere risiede per lo più nel timore reverenziale che gli viene tributato.
Vecchi e giovani portavoce di politiche fallimentari e recessive le quali, a breve, rischiano di vedersi rincorrere con i forconi dai popoli europei ultra-incazzati per la gestione della crisi dal 2008 ad oggi, all’insegna di ricette una più sbagliata dell’altra.
Gente come Jean-Claude Trichet o Mario Draghi (e sul versante politico Angela Merkel e Nicolas Sarkozy che gli fanno sponda) che, invece di comprendere e riconoscere pubblicamente che i mercati finanziari stanno BOCCIANDO la loro strategia a base di austerità, rigore, macelleria sociale, privatizzazioni e svendite di beni pubblici, contrazione del welfare e dell’impulso statale alla ripresa economica (con conseguente crollo dei consumi, dei commerci e degli investimenti industriali), hanno la FACCIA DI BRONZO di insistere, di fare la faccia arcigna e di pretendere chissà cosa da chissà chi.
Certo, la cosiddetta MANOVRA italiana fa ridere i polli, perché non ha né capo né coda (al pari del governo che intende promulgarla), tuttavia fa dei tagli pesanti agli enti locali e alla capacità di spesa dei ministeri, riducendo la spesa pubblica come richiesto (malauguratamente) da Francoforte.
Ma i vampiri della BCE vogliono di più.
Vogliono lo stato minimo, la totale sparizione del welfare state, la totale privatizzazione di beni, servizi e imprese pubbliche, anche molto strategiche, come ENI ed ENEL.
Vogliono i lavoratori in ginocchio, la disoccupazione galoppante, la manodopera a basso costo, la “cinesizzazione” dei processi produttivi: lavorare di più, guadagnare di meno.
Vogliono dettare direttamente le politiche finanziarie dei governi europei, senza aver avuto mai uno straccio di legittimazione popolare e democratica.
Tutto ciò, per ingrassare se stessi, gli amici e gli amici degli amici, gli stessi geni della grande finanza internazionale (non tutta, per fortuna) che ci hanno regalato la mirabile parabola economica del 2008, che ha costretto gli STATI nazionali (gli USA in primo luogo, Regno Unito ed altri a seguire) al salvataggio di gruppi bancari sull’orlo della bancarotta, al costo dell’ aumento del debito sovrano. Lo stesso debito aumentato per salvare il deretano di interessi PRIVATI, che ora si indica come il nemico pubblico n°1.
Affanculo, cari Oligarchi dei nostri stivali.
Preparatevi ad una delle più dure battaglie che abbiate mai affrontato.
Non tanto Noi di DRP- che operiamo ad un livello limitato, in un orizzonte di rinnovamento politico nazionale del Centro-Sinistra italiano- quanto gli amici massoni di Grande Oriente Democratico e del network sovra-nazionale ad essi collegato e alleato, VI FARANNO VEDERE I SORCI VERDI, prima che riusciate a trasformare l’Europa e gli Stati Uniti d’America in una vostra privata fabbrica di grandi profitti speculativi per i pochi e di mortificazione definitiva delle classi medio-basse.

Ed è su coraggiose politiche di neo-keynesismo rooseveltiano (EuroBond-grandi infrastrutture e lavori/servizi pubblici per l’Europa-conseguente rilancio dell’industria, del commercio e dei consumi-possibilità di riduzione del debito pubblico a partire da aumento del PIL e della base imponibile e non grazie al tartassamento fiscale o alla riduzione delle spese governative) che si gioca la sfida del RIFORMISMO DI SINISTRA nel XXI°secolo.
Combinando massima libertà dei commerci e delle industrie (senza protezionismo alcuno) e libera circolazione dei capitali con qualche regola calmierante per la finanza creativa più becera e un sapiente e accorto intervento statale di sostegno ai processi produttivi, là dove occorra.
Taglio degli sprechi nella spesa pubblica, ma non tanto per spendere meno, quanto per INVESTIRE MEGLIO in progetti di valore sociale ed economico per le comunità.
Politiche diplomatiche esterne che favoriscano la globalizzazione dei diritti del lavoro, oltre che delle merci e dei capitali: de-localizzare deve essere lecito e consentito sempre, ma non per sfruttare il lavoro minorile o neo-schiavile in paesi senza tutela delle masse operaie e dell’impiego subordinato in generale.

Invece che accade in questi giorni, in Italia?
Che ci tocca trangugiare una lettera tautologica e melensa di un Walter Veltroni che sembra ancora rimasto fermo alla fallimentare terza via di Anthony Giddens, quando i leaders provinciali italiani del centro-sinistra (tra i quali D’Alema e lo stesso Veltroni), alla fine del XX° secolo, si abbeveravano al terzismo semi-centrista di Bill Clinton e soprattutto di Tony Blair.
Una terza via che nell’arco di qualche anno si è squagliata ovunque come neve al sole, riconsegnando il potere a coalizioni di centro-destra (Bush e i repubblicani dal 2001 al 2009 negli USA; i conservatori di David Cameron in Gran Bretagna dopo l’addio di Blair e la sconfitta di Gordon Brown; l’avvento di Angela Merkel in Germania, etc.) e  mostrando tutta la propria inconsistenza e subalternità ideologica ai diffusi dogmi del neo-liberismo, che finì per influenzarla significativamente.

Veltroni, insomma, in data 26 agosto 2011, scrive una Lettera al direttore de La Repubblica, Ezio Mauro, dal titolo: Il riformismo può salvare l’Italia. Ecco i punti del cambiamento.
Per leggerla, clicca appunto su:

Lettera di Walter Veltroni al direttore de La Repubblica del 26 agosto 2011: “Il riformismo può salvare l’Italia. Ecco i punti del cambiamento”

Intendiamoci, le lettera contiene anche qualche buono spunto (con il vago sospetto che l’ex Segretario PD l’abbia mutuato-senza citarlo- dalle nostre 10 Serie di Proposte per il Governo dell’Italia dal 2011 in poi,  da Democrazia Radical Popolare al Nuovo Centro-Sinistra (da costruire sulle ceneri del Vecchio), però è tutta imbalsamata dalla coazione fastidiosa del veltronismo più anacronistico: “facciamo questo… ma anche quello…”.
No, caro compagno-cittadino Veltroni, in certi casi, fedeli all’aristotelico principio di non contraddizione, bisogna dire: “o facciamo questo oppure facciamo quello…”.
Tutte le due cose insieme non si possono fare, a meno di violare i principi della logica e del rispetto dell’opinione pubblica, che non può più a lungo essere presa sfacciatamente per il c…

Non puoi dire, caro Veltroni, che “occorre proporre al paese una autentica rivoluzione democratica. Il cui primo passo è la riduzione del macigno del debito pubblico…”

Il primo passo per un’autentica rivoluzione democratica è il rilancio del sistema manufatturiero, industriale, commerciale, del turismo, dei servizi e dei consumi, l’investimento in grandi infrastrutture e opere pubbliche in Italia e in Europa che traini con sé tutto il sistema produttivo e che aumenti il PIL e con esso la base imponibile complessiva.
Allora e soltanto allora si potranno usare risorse fiscali per abbattere il macigno del debito pubblico.
Inoltre, visto che parli degli EuroBond en passant, di sfuggita, mostrando quasi di conformarti a qualche vaga parola d’ordine “sentita dire” invece di averne compreso il carattere strategico ed essenziale, vorremmo spiegare (a te e ai tuoi colleghi di partito che di economia non capiscono un tubo, pur discettandone quotidianamente) che se il debito sovrano di tutti i paesi europei non viene unificato attraverso titoli obbligazionari comuni (EuroBond, appunto), sarà INUTILE qualsiasi sforzo nazionale (italiano, greco o spagnolo) di accantonamento di risorse per ridurre il suddetto debito pesante come un macigno: con i buoni del tesoro di ciascuna nazione soggetti alla speculazione e alla contrattazione separata, basta una giornata di aumento di spread per vanificare una o più MANOVRE lacrime e sangue fatta da un singolo stato nazionale.
Ci arrivi/arrivate a comprenderlo?
Quindi, con gli Euro-Bond e l’investimento in infrastrutture e grandi e piccole opere al servizio della collettività, non servono le cosiddette MANOVRE di AUSTERITA’ (anzi, sarebbero contro-producenti), mentre con le MANOVRE AUSTERE (una, due, tre, all’infinito) senza Euro-Bond non si riuscirà mai ad abbattere il macigno del debito pubblico, i cui interessi galopperanno sempre di più grazie al combinato disposto della recessione/depressione e della grande speculazione.
Tertium non datur.
Anche l’insistenza sul pareggio di bilancio strutturale o costituzionale è una solenne minchiata.
Agli stati nazionali di ieri e di oggi, così come, si spera, un domani agli Stati Uniti d’Europa (che fai bene ad auspicare), proprio per la complessità di un’economia mondiale globalizzata, bisogna lasciare l’elasticità, la duttilità e la licenza di alternare-a secondo delle esigenze fluttuanti di processi macroeconomici- politiche di DEFICIT SPENDING in tempi di vacche magre e di RIGORE DEFLATTIVO (con molta cautela e senza esagerare) in tempi di vacche grasse.
Invece TU e non soltanto tu, vorreste fare l’esatto contrario: applicare rigore ad austerità OGGI, togliere ulteriormente la biada e le carote ad un somaro che già sta morendo di fame…
Ma, caro compagno-cittadino Veltroni, la colpa non è tua/vostra se sostieni/sostenete simili scempiaggini.
Nel caso di Draghi, Trichet, Merkel, Sarkozy, tuttavia, costoro seguono scientemente i nefasti dogmi neoliberistici con i quali sono stati allevati.
Nel caso delle sinistre moderate italiane ed europee affezionate alla terza via, invece, si dimostra proprio quella subliminale ed inconscia subalternità culturale ai cascami del neoliberismo trionfante da trent’anni al FMI, alla Banca Mondiale e al WTO, ai quali non sapete ancora sottrarvi, recuperando una visione più libera e autonoma delle leggi economiche e delle prospettive del riformismo.
Per quanto riguarda la cosiddetta proposta Ichino, di nuovo siamo costretti a mostrarti il carattere incongruente e contraddittorio dei tuoi ragionamenti.
In un momento di crisi occupazionale destinato a peggiorare, in un paese come l’Italia dove vige il nepotismo, il favoritismo e il clientelismo più sfrenato nell’ambito dei rapporti lavorativi pubblici e privati, Tu (e quel buontempone di Pietro Ichino prima e meglio di te) proponi una norma che facilita il LICENZIAMENTO senza giusta causa?
Una norma adatta semmai a contesti di grandi opportunità lavorative dove, licenziati da una parte, si è subito in grado di trovare impiego da un’altra; dove la mobilità è massima e la cosiddetta FLESSIBILITA’ non è la maschera melliflua e falsa che si applica ad uno status ben più impopolare e socialmente distruttivo: la PRECARIETA’.
Benvenuta la proposta Ichino, ma soltanto quando l’offerta lavorativa complessiva sarà molto aumentata e la disoccupazione drasticamente ridotta, cioè dopo che si sia rilanciato il sistema economico.
Invece tu te ne esci ORA, con simili trovate?
Pensando che, miracolosamente, dando più facoltà di licenziare, in realtà si invoglierà gli imprenditori ad assumere?
Questa sicumera stolta assomiglia molto a quell’altro dogma- liberista classico prima e neoliberista poi- secondo il quale il MERCATO sarebbe da solo in grado di auto-regolamentarsi.
Bah!
Se non fossero intervenute per legge, nel XX° secolo e non prima, dei provvedimenti dello Stato che impediscono il lavoro minorile e limitano gli orari di quello adulto, il MERCATO ancora recluterebbe i suoi lavoratori fra i bambini intorno ai 10 anni e obbligherebbe tutti-bambini, uomini e donne- a lavorare 14-16 ore al giorno (proprio come tuttora accade in certi paesi africani, asiatici e latinoamericani dove la de-regolamentazione è massima e dove le industrie occidentali corrono per de-localizzare la produzione).
Inoltre, grazie alle de-regolamentazioni totali di certe delicate funzioni finanziarie, il pubblico erario (negli USA come altrove) ha dovuto pagare molto salato il conto della dissennatezza criminale di banche e gruppi di investimento sull’orlo della bancarotta, che avevano operato con titoli poi rivelatisi cartastraccia.
Per il resto, compagno-cittadino Veltroni, quando sostieni “E poi la fine delle scandalose retribuzioni e liquidazioni di manager pubblici e privati, la lotta contro ogni forma di corruzione e contro quei poteri criminali che irrompono tra le maglie di una crisi economica forte e di uno Stato debole. Giustizia più rapida, meno carcere, diritto di voto agli immigrati per le amministrative, norme di sostegno al lavoro delle donne e alle politiche familiari”, oltre a proporre dei tautologici enunciati di generico buon senso, saresti così gentile da indicarci COME vuoi conseguire tali risultati?
I cittadini si sono rotti le scatole di sentire dai politici una vacua enunciazione di cose “belle e buone” da fare, ma mai il preciso elenco del come farle, con quali strumenti tecnici e legislativi.
Noi di DRP la spiegazione del COME mettere in atto le proposte governative che suggeriamo al Riformismo di Sinistra, l’abbiamo sottoposta alla pubblica opinione con le prime tra le 10 Serie di Proposte per il Governo dell’Italia dal 2011 in poi,  da Democrazia Radical Popolare al Nuovo Centro-Sinistra (da costruire sulle ceneri del Vecchio) e altrettanto faremo a breve con le altre serie.
Fai altrettanto pure tu, allorché ti metti a concionare scrivendo lettere aperte ai quotidiani.

Comunque, al netto di questi rilievi critici, caro Veltroni, alcune tue enunciazioni di principio non ci dispiacciono affatto.
Solo, vanno rese coerenti con un impianto ideologico meno fumoso e contraddittorio.
Ancor meglio: vanno esplicitati i mezzi che si intendono adoperare per raggiungere determinati fini.

In chiusura di questo contributo odierno, vorremmo esprimere tutta la nostra vicinanza e solidarietà alla CGIL e ai partecipanti allo sciopero generale (così come ai moltissimi simpatizzanti che non hanno potuto partecipare in piazza) contro la profonda ingiustizia sociale sottesa alle manovre finanziarie che questo sciamannato governo (non senza il consenso di larghe fette dell’opposizione, da Casini a Enrico Letta ad altri) si propone di attuare, con o senza modifiche (peggiorative, tanto per ammansire Francoforte).
Come sempre, fatte salve le guarentigie vaticane e i privilegi dei soliti ignoti, sono ancora I SOLITI NOTI a doversi fare carico di sedicenti politiche di austerità e rigore: dipendenti statali e ceti medio-bassi del settore privato e pubblico, orbati ulteriormente di servizi essenziali da parte degli enti locali, cui vengono falcidiate le risorse per mano dell’esecutivo nazionale.

 

LE CITTADINE E I CITTADINI DI DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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