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A proposito di Enrico Berlinguer, Aldo Moro, del patto Lega- 5 Stelle e dell’Italia che vogliamo nel XXI secolo

 

 

 

E’ utile riflettere sul passato dell’Italia.
E’ utile per costruire un presente e un futuro degni di questo nome.
La Seconda Repubblica è fallita miseramente.
La Prima Repubblica aveva molti limiti, ombre e opacità, ma da essa possiamo trarre non poche luci e ispirazioni per plasmare una Terza Repubblica in grado di garantire democrazia sostanziale, occupazione, uguaglianza di opportunità e prosperità diffusa agli italiani, traditi e truffati da almeno 26 anni (dal 1992 in poi) di malgoverno della Res Publica.
Tuttavia, per farsi ispirare adeguatamente dal passato, occorre farci i conti in modo sapiente e con uno sguardo storico-critico non ingenuo, né superficiale.
Per iniziare a ragionare di Enrico Berlinguer, riservandoci di approfondire meglio in seguito la sua complessiva figura, rinviamo intanto al seguente contributo:

http://www.libreidee.org/2018/05/magaldi-il-moralista-berlinguer-predico-il-rigore-agli-operai/

Per mettere meglio a fuoco il senso della vita e della morte di Aldo Moro, consigliamo anzitutto la lettura del recente “Il puzzle Moro”, di Giovanni Fasanella, edito da Chiarelettere (Milano, marzo 2018 la prima edizione), citandone volentieri questi brevi ma significativi passaggi:

“Sostituire la Gran Bretagna. Era questo l’obiettivo di Moro. Forse qualcuno nel Regno Unito si chiedeva se l’Italia fosse davvero in grado di sostenere uno sforzo simile, troppo ambizioso e velleitario per un paese ritenuto di secondo o terzo rango. Di sicuro, il progetto moroteo provocava molta irritazione perché era visto come un nuovo tentativo di rialzare la testa da parte di una nazione sotto tutela alla quale, tra le clausole più dure del trattato di pace del 1947, era stato imposto proprio il disarmo della marina militare. E nel caso in cui Roma lo avesse dimenticato, Londra era disposta a fare di tutto per ricordarglielo. Tuttavia, nonostante la loro antica spocchia imperiale resistesse a dispetto della storia, nonostante disprezzassero Moro e l’Italia, gli inglesi non ne sottovalutavano le iniziative. Le temevano. E a ragione. Nel dopoguerra il nostro paese si era conquistato una posizione di primo piano grazie alla sua politica mediterranea e terzomondista. […] L’influenza italiana non era cresciuta soltanto in Medio Oriente e nel Mediterraneo. Ancora di più si avvertiva nell’America Latina e nell’Africa Nera. Un ‘miracolo’ reso possibile, paradossalmente, proprio dalla peculiarità del ‘caso Italia’. Profondamente lacerata al proprio interno da dai muri ideologici della Guerra Fredda, la classe dirigente post-bellica era riuscita tuttavia a trovare margini di coesione nazionale. Il primo ‘compromesso storico’ fra De Gasperi e Togliatti non si reggeva soltanto sulla condivisione delle regole di convivenza stabilite nella Costituzione antifascista. Aveva una sua ragion d’essere anche in una prassi parlamentare- passata poi alla storia come ‘consociativismo’- che compensava l’esclusione del Pci dal governo con il suo coinvolgimento nel processo legislativo. E quel ‘compromesso’ si estendeva anche a un modello economico che bilanciava il capitalismo privato con una robusta presenza dell’industria pubblica, di cui Eni, Iri e altri gruppi costituivano l’eccellenza, ammessa con fastidio, come si è appena visto, persino dai concorrenti britannici. Inoltre, quel ‘patto’ aveva una sua base anche in un’area della politica estera in cui democristiani e comunisti riuscivano a identificare un interesse nazionale sulla base di valori e ideali condivisi: la politica mediterranea, il terzomondismo, l’appoggio ai movimenti di liberazione dal colonialismo. In quei campi, Dc e Pci potevano muoversi più agevolmente, bypassando i vincoli di appartenenza ai blocchi contrapposti della Guerra fredda. E potevano farlo anche perché democristiani e comunisti avevano una sponda formidabile Oltretevere, in Vaticano…” (Giovanni Fasanella, “Il puzzle Moro”, Chiarelettere, Milano 2018, pp. 79 e 84-85 ).

Naturalmente, per comprendere adeguatamente la vicenda Moro, rinviamo al secondo volume della serie di “Massoni. Società a responsabilità illimitata”, intitolato “Globalizzazione e Massoneria”, di imminente pubblicazione.
Mediante questo nuovo libro di Gioele Magaldi sarà possibile inquadrare meglio, dal punto di vista del back-office del potere sovranazionale, le vicende che in ogni caso Fasanella- con i suoi mezzi profani- ha egregiamente cercato di dipanare e interpretare.

Infine, come viatico al problema dell’Italia che vogliamo (e che dovremmo volere) nel XXI secolo e come primo spunto di accompagnamento alla formazione di un governo Lega-Movimento 5 Stelle, suggeriamo la lettura di:

http://www.libreidee.org/2018/05/magaldi-nani-e-ballerine-ma-litalia-vive-una-sfida-decisiva/

 

 

LE CITTADINE E I CITTADINI DI DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE (www.democraziaradicalpopolare.it)

[ Articolo del 4-11 maggio 2018 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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