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Ottava delle 10 Serie di Proposte per il Governo dell’Italia dal 2013 in poi. “Per il Rilancio della Cultura Italiana, dell’Istruzione Pubblica e della Ricerca Scientifica”

 

 

 

 

Facciamo seguito alle precedenti sette già pubblicate delle

10 Serie di Proposte per il Governo dell’Italia dal 2013 in poi, da Democrazia Radical Popolare al Nuovo Centro-Sinistra (da costruire sulle ceneri del Vecchio) (clicca per leggere).

Lo stato della Cultura Italiana, dell’Istruzione Pubblica e della Ricerca Scientifica è a dir poco penoso, sul piano degli investimenti e delle attenzioni da parte delle Istituzioni statali.
Nonostante ciò, periodicamente l’Italia produce ricercatori, in tanti campi dello scibile, che non mancano di farsi apprezzare in tutto il mondo per l’ingegno e l’eccellenza dei risultati.
Tuttavia, pauci propheti in patria.
I ricercatori italiani apprezzati sono per lo più individui costretti ad espatriare e a proseguire i propri percorsi di ricerca all’estero, tra Europa e Stati Uniti.
Non mancano le mosche bianche che resistono in patria, ma spesso lo fanno con grave sacrificio delle proprie ambizioni e non senza pagare un prezzo molto alto, in un clima generale di apatia, indifferenza, rassegnazione, inefficienza.
La Cultura Italiana (e lo scriviamo con la maiuscola) produce ancora scrittori, studiosi, artisti, cineasti, intellettuali di vario genere talentuosi, anche se poco valorizzati.
Sono i contesti istituzionali ad essere latitanti.
Non ci sono stimoli, non si investono abbastanza soldi, non c’è sufficiente organizzazione, non ci sono slanci e mancano progetti di lungo respiro.
La burocrazia statale che dovrebbe supportare tali progetti non è sostenuta adeguatamente dal potere politico, preoccupato soltanto di ottenere marchette e favoritismi per cortigiane, cortigiani e amici degli amici.
Cercasi (ma non si trova) una classe dirigente in grado di sfruttare a pieno le enormi potenzialità di un Paese ricco di risorse culturali come l’Italia.

Per tutte queste ragioni, in virtù del fatto che il Rilancio del sistema economico, sociale e civile del Paese dipende anche da una vigorosa rigenerazione della Cultura Italiana, proponiamo le seguenti iniziative.
E le proponiamo, non prima di aver rammentato alla pubblica opinione che attualmente l’Italia investe solo lo 0.6 % circa del PIL (Prodotto Interno Lordo) in Ricerca Scientifica, a fronte di altri spiccioli investiti nell’area culturale in genere e nel rinnovamento/mantenimento della pubblica istruzione: tutte cifre palesemente e gravemente al di sotto della media delle nazioni occidentali e industrializzate.

Noi proponiamo che, tra le priorità di spesa pubblica, vengano stanziate risorse sufficienti alla ristrutturazione e manutenzione di tutte le scuole statali di ogni ordine e grado, togliendo contestualmente ogni contributo pubblico alle scuole private: chi vuole fare una scuola privata se la finanzi da sé, con le rette degli studenti che abbiano deciso di frequentarle. In questo modo, saremo certi che si istituiranno scuole private solo per farne dei poli formativi di eccellenza, non per ragioni confessionali o per elargire in modo mercenario e facile dei diplomi a tutti gli asini (benestanti) della nazione.
Noi proponiamo che vengano adottati criteri assolutamente selettivi e meritocratici nella abilitazione all’insegnamento, nella conferma di anno in anno di chi appartenga già al corpo docente, elevando contestualmente gli stipendi (troppo bassi, anche rispetto alla media europea) di tutti gli insegnanti, da quelli elementari ai professori delle scuole medie inferiori e superiori e prevedendo dei premi integrativi per chi si distingua per impegno e talento didattico.
Noi proponiamo che si faccia una vera, profonda e lungimirante riforma della scuola (altro che la grottesca “Riforma Gelmini”), dotando preliminarmente tutti gli istituti della disponibilità di palestre e centri polisportivi collegati all’attività didattica, unitamente a ben forniti laboratori e biblioteche per la formazione umanistica e scientifica.
Noi proponiamo che tale riforma della scuola sia elaborata mettendo tutti insieme intorno ad un tavolo esperti di pedagogia, docenti universitari e delle scuole primarie e secondarie, e soprattutto rappresentanze degli studenti e dei genitori, così da distillare un nuovo modello formativo che tenga conto delle istanze e delle suggestioni di tutti e di ciascuno, senza essere calato dall’alto da presunti tecnici o da politici mezzecalzette, con il solito paternalismo saccente e lontano dalla realtà.

Noi proponiamo un corposo innalzamento degli investimenti nella ricerca scientifica, pari al 4% del PIL.
Per chi abbia avuto modo di apprezzare e interiorizzare gli insegnamenti della Modern Money Theory, non sarà difficile comprendere che non esiste ostacolo alcuno, nelle pieghe del bilancio statuale, di fronte ad un simile –benemerito- innalzamento delle risorse da dedicare alla modernizzazione principe del Paese, quella che riguarda il settore scientifico in senso lato.
Ma anche per chi si muova entro un orizzonte neo-keynesiano più moderato e classico, non sarà arduo ammettere che maggiore investimento nella ricerca scientifica significa creare le condizioni per maggiore produttività, maggiori posti di lavoro, nuove forniture e prestazioni professionali, con conseguente rilancio dei consumi, aumento del PIL e, dunque, alla fine della fiera, anche un corposo aumento potenziale del gettito per il pubblico erario.

Sul fronte più specifico della valorizzazione del patrimonio artistico-culturale e monumentale della Penisola, proponiamo di realizzare in Italia lo stesso sistema turistico che ha ispirato i cosiddetti “Paradores” in Spagna.
Si tratta, cioè, di restaurare e rendere strutture alberghiere (di proprietà dello Stato, che ne ricaverà così ingenti introiti) palazzi, ville e castelli del Bel Paese, mettendoli a disposizione del turismo italiano e internazionale.
Il sistema spagnolo dei Paradores ha il triplice pregio di aver stimolato il restauro e il recupero di siti di grande bellezza e rilevanza storico-estetica, di averli resi godibili per il pubblico come alberghi e resort a costi relativamente contenuti, di aver generato gettito per le casse statali.
Quale Paese migliore dell’Italia per fare un’operazione simile?

Inoltre, occorre realizzare un poderoso rilancio del cinema italiano (anche qui investendo numerosi quattrini, con la prospettiva di vederli tornare indietro decuplicati, anche con diverse forme di indotto) – a partire dal recupero di Cinecittà e siti strategici simili – per farne il volano internazionale di un nuovo made in Italy  che magnifichi tutta la straordinaria vocazione narrativa e creativa del nostro popolo, tornando a produrre eventi cinematografici, stagioni teatrali e letterarie in grado di competere vittoriosamente a livello internazionale, invece di sonnecchiare in un lento declino causato dall’ignavia, dalla penuria di mezzi e dalla mancata valorizzazione dei talenti emergenti.

Analoga rigenerazione andrà fatta a livello accademico, creando più poli universitari in grado di reggere il confronto con le istituzioni accademiche e i centri superiori di ricerca internazionali più quotati.
Occorre puntare anche ad un ampliamento dell’offerta disciplinare, tentando di emulare i sentieri di ricerca originali e anti-conformisti perseguiti altrove (sia sul fronte umanistico che su quello scientifico-tecnologico) e abbandonando la muffa di alcuni percorsi tradizionali e sorpassati.
Se la nostra migliore Università -per le materie economiche-finanziarie- è la Bocconi e per quelle politologiche si tiene in grande considerazione la LUISS, allora è meglio suicidarsi subito.
Esiste un abisso, infatti, tra il livello di formazione che sono in grado di dare queste e altre università italiote (con le loro facoltà scientifiche e umanistiche sottosviluppate e sottofinanziate, e nonostante la presenza di brillanti docenti, abbandonati a se stessi), e quello che viene assicurato agli studenti e ai ricercatori da grandi atenei come Oxford, Cambridge, la Sorbona, Yale, Harvard, il MIT, il California Institute of Technology, la New York University, la Columbia University, le Università di Stanford, Princeton, Berkeley, il Karolinska Institute (Svezia), l’Università di Edimburgo (Scozia), lo Swiss Federal Institute of Technology di Zurigo (Svizzera), l’Ecole Normale Supérieure (Francia), l’Università di Zurigo (Svizzera), la London School of Economics and Political Science, le Università di Utrecht e Amsterdam (Olanda) l’Università di Heidelberg (Germania), l’Università di Vienna (Austria) e tanti altri atenei europei e americani.

Più in generale, bisogna mettersi in testa che solo investendo molti denari pubblici per la ricerca, l’insegnamento, la cultura e l’arte, tali settori saranno in grado di generare un Nuovo Rinascimento Italiano, per di più contribuendo sensibilmente all’aumento contemporaneo del PIL (che ripagherà ampiamente gli investimenti iniziali) e, cosa ancora più importante, determinando un incremento dell’ethos civile dell’intera popolazione. Questa, infatti, si sentirà galvanizzata e inorgoglita da una valorizzazione adeguata del proprio patrimonio storico e creativo e del proprio talento per l’innovazione, in tutti i campi dello scibile e della produzione culturale e tecnologica.

 

LE CITTADINE E I CITTADINI DI DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE (www.democraziaradicalpopolare.it)

[ Articolo del 7-9 febbraio 2013 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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