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Nona delle 10 Serie di Proposte per il Governo dell’Italia dal 2013 in poi. “A salvaguardia della Libertà d’Impresa e delle Professioni e a tutela degli inalienabili Diritti dei Lavoratori”

 

 

 

 

Facciamo seguito alle precedenti otto già pubblicate delle

10 Serie di Proposte per il Governo dell’Italia dal 2013 in poi, da Democrazia Radical Popolare al Nuovo Centro-Sinistra (da costruire sulle ceneri del Vecchio) (clicca per leggere).

Che significa, nel 2013 e per i prossimi anni, salvaguardare la “Libertà d’Impresa e delle Professioni”, in Italia?
Cose molto semplici, eppure accuratamente evitate, nella loro concretizzazione, da tutti quei governicchi italici che si sono avvicendati negli ultimi anni.
Per salvaguardare imprese e imprenditori, liberi professionisti e studi professionali, occorre anzitutto concepire (su questo ha ragione Giulio Tremonti) una grande banca nazionale (trasformando e ampliando l’attuale Cassa Depositi e Prestiti), la quale sia pronta a finanziare direttamente o indirettamente (tramite fondi appositi messi in circolo presso il normale circuito bancario) tanto le imprese già esistenti (che stanno morendo per asfissia), quanto i progetti imprenditoriali di chi si vuole lanciare sul mercato con buone idee, ma senza quattrini e patrimoni con cui garantire i prestiti iniziali.
Il modello capitalistico provinciale e cencioso della Penisola, infatti, finanzia soltanto chi i soldi già ce li ha e, a prescindere dalla bontà delle idee imprenditoriali, è in grado di ipotecarsi una cospicua mole di beni, a copertura della eventuale esposizione finanziaria con il sistema bancario.
Si tratta di un modello miope, decrepito e senza prospettive di crescita, né per le banche, né per la buona impresa.
Ad esso andrà sostituito un paradigma completamente diverso, con una grande banca nazionale in grado di finanziare generosamente innovativi progetti imprenditoriali, premiando l’originalità delle intuizioni e il capitale di idee e umanità che le sottendano.
Così operando, il sistema imprenditoriale italiano nel suo complesso sarà in grado di auto-rigenerarsi, rendersi più competitivo sul mercato interno ed estero, generare profitto, occupazione, aumento ottimale e sano dei consumi, eccellenti ritorni economici per chi abbia finanziato lo start up di iniziative imprenditoriali lungimiranti e vincenti.
Si tratta, poi, come abbiamo specificato in altri passaggi delle

10 Serie di Proposte per il Governo dell’Italia dal 2013 in poi, da Democrazia Radical Popolare al Nuovo Centro-Sinistra (da costruire sulle ceneri del Vecchio) (clicca per leggere),

di abbattere decisamente le quote di fiscalità relative alle imprese, instaurano un circolo virtuoso tra uno Stato che non massacra di tasse imprenditori e professionisti e li paga in tempi rapidissimi quando sono suoi fornitori o prestatori d’opera, essendo così legittimato a pretendere la “non-evasione fiscale”.
Ciò, sempre rammentando che le tasse- secondo i principi della Modern Money Theory che Noi di DRP facciamo nostri- non servono a finanziare la spesa pubblica (corrente o per nuovi investimenti) di un sistema statuale a moneta sovrana (libero di spendere e stampare moneta con il solo vincolo di non generare spesa improduttiva e cattiva inflazione), bensì ad uniformare un sistema fiscale e a tenere sotto controllo le spinte inflattive.
Infine, per rendere davvero libera l’attività imprenditoriale, occorre ridurre drasticamente quei lacci e lacciuoli burocratici attraverso i quali molte attività sono vessate e ostacolate ben prima di iniziare (tempi lunghi e modalità assurde e bizantine per ottenere permessi vari) il loro percorso competitivo sul libero mercato.

Per quel che riguarda le Libere Professioni, anche qui una nuova, grande banca nazionale finanzi i progetti innovativi e meritevoli di quei giovani i quali, non avendo già in famiglia studi professionali avviati, vogliano lanciarsi sul mercato dei servizi e delle prestazioni ai clienti con modalità originali e competitive.
Infatti, solo finanziando il merito e i talenti si potrà evitare che tanti bravi liberi professionisti in potenza siano confinati per anni e anni ad un ruolo meramente impiegatizio presso grandi studi già affermati, dove la conduzione è affidata, generazione dopo generazione, soltanto per vie familistiche e clientelari.
Per quel che concerne lo specifico caso del “notariato”, poi, se ne liberalizzi completamente l’esercizio, abbattendo contestualmente costi e oneri a carico della cittadinanza, clientela obbligata di quella che è una vera e propria casta (i notai), detentrice di insopportabili privilegi e rendite di posizione sproporzionate al servizio effettivamente erogato.

Veniamo infine alla “tutela degli inalienabili Diritti dei Lavoratori”.
Riteniamo del tutto stucchevole la polemica intorno all’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.
Infatti, per troncare sul nascere ogni discussione e dare ampia soddisfazione sia agli imprenditori che vogliono essere liberi di assumere e licenziare senza rendere conto a nessuno, quando e come preferiscano (LIBERTA’ DI IMPRESA ASSOLUTA: la sosteniamo), sia alle donne e agli uomini che rivendicano il diritto al lavoro e ad una vita dignitosa (DIRITTI UNIVERSALI DELL’UOMO: li sosteniamo ancora con più veemenza), basterà applicare concretamente, e alla lettera, l’articolo 1 della Costituzione Italiana (1° gennaio 1948):

« L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”

e gli articoli 22, 23, 24 e 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (10 dicembre 1948):

Articolo 22
Ogni individuo in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale nonché alla realizzazione, attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l'organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità.
Articolo 23
1. Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell'impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione.
2. Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro.
3. Ogni individuo che lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia un'esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, ad altri mezzi di protezione sociale.
4. Ogni individuo ha il diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi.

Articolo 24
Ogni individuo ha il diritto al riposo ed allo svago, comprendendo in ciò una ragionevole limitazione delle ore di lavoro e ferie periodiche retribuite.
Articolo 25
1. Ogni individuo ha il diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all'alimentazione, al vestiario, all'abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari, ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.

Come realizzare concretamente questi principi alti e nobili?
Esattamente come abbiamo spiegato nelle parti iniziali delle

10 Serie di Proposte per il Governo dell’Italia dal 2013 in poi, da Democrazia Radical Popolare al Nuovo Centro-Sinistra (da costruire sulle ceneri del Vecchio) (clicca per leggere),

là dove abbiamo affermato che uno Stato degno di questo nome, nel XXI secolo, deve garantire la piena occupazione.
Perciò, libero ciascuno di assumere e licenziare nel settore privato, libero chiunque anche di farsi assumere e licenziare da imprese private, ma piena e costante capacità del settore pubblico –attraverso la continua creazione e manutenzione/rinnovamento di infrastrutture, opere grandi, medie e piccole- di impiegare tutti e ciascuno, assumendo, se necessario, chi sia stato improvvisamente (e liberamente) licenziato da questa o quella impresa.
E non vengano a protestare, i fautori asinini e bovini dello “Stato Minimo”, che in questo modo si amplifica a dismisura la spesa pubblica.
Se si tratta di spesa pubblica produttiva, ben venga, anche perché, ampliando la sfera dei soggetti dotati di reddito, aumenterà la DOMANDA di beni, la capacità di consumare prodotti e servizi, con ricadute positive per imprenditori, commercianti e professionisti, e financo per l’erario pubblico, senz’altro avvantaggiato da un simile incremento del PIL.
Naturalmente, proponiamo anche che venga introdotto il principio, nell’impiego pubblico di ogni ordine e grado, della assoluta meritocrazia, con sanzioni disciplinari e diminuzioni dello stipendio per i lavoratori inefficienti e lavativi, ma anche gratifiche progressive per i più laboriosi ed efficienti.
Ma a nessuno deve essere tolto il necessario per vivere e far vivere la propria famiglia in condizioni di dignità e affrancamento dai bisogni primari (e anche secondari).
Nessuno deve trovarsi senza lavoro, fondamento primo e ultimo della dignità umana, ben più importante, gratificante e potenzialmente utile- per chi lo eserciti e per la collettività- di un mero reddito di cittadinanza.

 

LE CITTADINE E I CITTADINI DI DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE (www.democraziaradicalpopolare.it)

[ Articolo del 16-20 febbraio 2013 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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