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Decima delle 10 Serie di Proposte per il Governo dell’Italia dal 2013 in poi. “Per una Dialettica Istituzionale e Civile fondata sulla Democrazia, sulla Laicità, sul Pluralismo Culturale e Mediatico”

 

 

 

 

Facciamo seguito alle precedenti nove già pubblicate delle

10 Serie di Proposte per il Governo dell’Italia dal 2013 in poi, da Democrazia Radical Popolare al Nuovo Centro-Sinistra (da costruire sulle ceneri del Vecchio) (clicca per leggere),

accingendoci provvisoriamente a concludere questo primo ciclo di Proposte.
Provvisoriamente, in quanto, nel corso dei tempi che verranno, torneremo ancora a ragionare di questo complessivo, serio, solido, lungimirante e non demagogico “Programma di Governo per l’Italia”, integrando e migliorando - grazie al contributo di simpatizzanti vari, cittadine e cittadini di tutte le latitudini sociali, politici illuminati e saggi (speriamo di formarne di numerosi, alla scuola di DRP) - tutte e ciascuna delle 10 Serie di Proposte.

Che cosa vuol dire, impegnarsi

“Per una Dialettica Istituzionale e Civile fondata sulla Democrazia, sulla Laicità, sul Pluralismo Culturale e Mediatico” ?

Significa, ad esempio, sconfessare in toto l’attuale meccanismo pre-elettorale ed elettorale che stiamo sperimentando nelle ultime settimane.
Non soltanto serve una nuova legge elettorale che ridia al POPOLO SOVRANO (IL DEMOS) la CRAZIA e la SUPREMAZIA su ogni altra forma di potere rappresentativo (partiti, parlamento, organi istituzionali vari), consentendo forme di partecipazione democratica diretta (referendum legislativi propositivi e abrogativi senza quorum) e di scelta preferenziale per questo o quel candidato (w le preferenze e al diavolo i sofisti che straparlando di possibile voto di scambio o voto inquinato: perché, gli oligarchi partitici che scelgono chi candidare e con quale probabilità di essere eletto, non possono essere inquinati e corrotti da questo o da quello, da questo o da quell’interesse ultroneo rispetto a quello della collettività?); occorre anche che il dibattito pre-elettorale preveda – come obbligo tassativo per tutti i candidati – da coloro che concorrono per un seggio consiliare comunale, provinciale, regionale a coloro che competono per il Senato o la Camera, sino ai candidati apicali per la leadership, che ciascuno sia obbligato a partecipare a manifestazioni mediatico-televisive (un minimo da fissare per legge) in contraddittorio e confronto critico con tutti gli altri candidati dello stesso livello di tutte le altre formazioni e coalizioni.
Esattamente il contrario di quanto accade oggi e di quanto è accaduto per anni, con personaggi che chiedono o evitano il confronto soltanto per mere ragioni strumentali e personalistiche (“sono indietro nei sondaggi e spero con un confronto di recuperare”, “sono avanti nei sondaggi e non voglio dare ai miei avversari la possibilità di recuperare”), nel più assoluto dispregio dell’interesse collettivo del DEMOS, il quale ha il diritto di “conoscere per deliberare”.
Si prenda esempio da nazioni di antica e consolidata democrazia, come gli USA (dove il confronto tra i candidati è sentito come un obbligo morale cui nessuno può sottrarsi) e non da concezioni dell’agone politico di stampo tribale e primitivo.

Ma, una “Dialettica Istituzionale e Civile fondata sulla Democrazia, sulla Laicità, sul Pluralismo Culturale e Mediatico” significa anche, sul versante dei valori laici, rivedere immediatamente il famigerato Concordato fra Stato e Chiesa Cattolica.
Esso trae origine dai Patti Lateranensi sottoscritti l’11 febbraio 1929 dal Regime Fascista con la Santa Sede: furono proprio questi trattati a trasformare compiutamente l’Italia in un Paese clerical-fascista.
Successivamente, nel 1948, i Patti Lateranensi (grazie al fondamentale supporto di Palmiro Togliatti e del PCI, in spregevole tradimento dei principi laici, liberali e democratici) furono confermati e inseriti nella nuova Costituzione italiana.
Infine, il 18 febbraio 1984, sottoscriventi il Presidente del Consiglio italiano Bettino Craxi e il Segretario di Stato vaticano Agostino Casaroli, il Concordato fu revisionato nei termini previsti dal cosiddetto “Accordo di Villa Madama”.
A parte qualche piccolo miglioramento rispetto ai vergognosi Patti Lateranensi del 1929, confermati nel 1948, non si può certo parlare di una revisione all’altezza di un Paese che voglia definirsi laico e liberale.
Senza soffermarci sul tema in questa sede, osserviamo con decisione che un Nuovo Centro-Sinistra dovrebbe mettere mano con urgenza a queste materie, se non vuole lasciare l’Italia in una condizione di grave minorità e arretratezza rispetto alle altre nazioni dell’Occidente.

Il “Pluralismo Culturale e Mediatico”, d’altra parte, non potrà che sostanziarsi, per quanto è di competenza delle iniziative culturali e radio-televisive del servizio pubblico, nella promozione costante di paradigmi culturali, etici e civili non soltanto intonati ad una equanimità laica, ma anche al libero confronto tra retaggi e tradizioni diverse.
Tanto per fare un esempio, si prosegua pure nel promuovere films o fictions o situazioni di intrattenimento e approfondimento che abbiano come protagonisti, santi, beati, papi, religiosi, medici, infermieri (+ qualche spazietto per carabinieri e polizia), ma si dia anche ampio spazio a personaggi dell’antichità, dell’era di mezzo, della modernità e della contemporaneità che appartengano a filoni di pensiero eterodosso rispetto alla cultura ebraico-cristiana e/o a quel culturame italico conformistico e superficiale sempre molto caro al potere costituito.
Si lancino ampi progetti illustrativi e narrativi sulla “cultura dell’eresia, dell’anti-conformismo e della dissidenza rispetto alle società chiuse e al pensiero unico dell’era pre-moderna”; si dia ampio spazio alla descrizione della genesi del mondo moderno e contemporaneo, tornando a raccontare i grandi fermenti del Rinascimento e dell’Illuminismo, la grande stagione delle rivoluzioni e delle riforme sette-ottocentesche, l’epopea risorgimentale italiana, i percorsi più libertari e originali della storia sociale, culturale, artistica, economica, politica e religiosa del Novecento, stimolando la creatività narrativa italica a trattare di temi universali e globali (concernenti l’ecumene planetaria globalizzata) senza dover ricorrere ai soliti stereotipi confessionalmente condizionati.
Più in generale, si intervenga energicamente a distinguere la simbologia e la liturgia religioso-ecclesiastica (compresa la presenza impropria di crocifissi ed altri consimili oggetti di culto in scuole, tribunali, ospedali, altri edifici pubblici) da quei contesti collettivi e istituzionali che, in quanto spazi laici comuni per credenti cristiani, diversamente credenti e non credenti, non devono promuovere in alcun modo un punto di vista spirituale di parte, ma semmai accogliere e integrare esigenze filosofico-religiose anche molto diverse tra loro entro parametri di reciproco rispetto e tolleranza.
E così via, evitando in ogni modo che rappresentanti delle Istituzioni locali e nazionali, di base, di medio livello o apicali mostrino pubblicamente un qualche segno di subalternità dottrinale, comportamentale o psicologica rispetto al magistero di questa o quella confessione religiosa.
Il Parlamento italiano torni ad essere – se mai lo è stato – un luogo di confronto laico e libertario fra i rappresentanti del POPOLO SOVRANO, non fra i lobbisti di questo o quel gruppo di interesse clericale e confessionale.
E se a quasi tutte le manifestazioni pubbliche delle Istituzioni repubblicane si ritiene utile invitare anche prelati, vescovi o cardinali della Chiesa Cattolica, nonché pochi altri rappresentanti di diverse religioni organizzate o di corporazioni e associazioni varie (tutti portavoce di interessi parziali e privati, per quanto diffusi nella società civile), si abbia anche il buon gusto, la decenza e l’onestà intellettuale di invitare adeguati rappresentanti delle Comunioni massoniche nostrane.
Stiamo parlando di un invito in senso ufficiale, del fatto che costoro siano accolti alla luce del sole, senza ipocrisie e con una esibizione limpida del proprio status. Ben sappiamo, infatti, che la doppia morale italica spinge i vari mondi istituzionali a lasciarsi tranquillamente infiltrare e condizionare da potentati massonici (specie esteri) e da suoi rappresentanti, a patto che tutto rimanga rigorosamente riservato o segreto (almeno formalmente, visto che chi deve sapere sa e che anche i cittadini comuni hanno ormai mangiato la foglia con tutto l’albero) rispetto alla pubblica opinione.
I LIBERI MURATORI, almeno, sono i discendenti di quei personaggi che la Nazione italiana e i suoi valori collettivi e comunitari li hanno progettati, costruiti e difesi valorosamente. Con il sudore, il sangue e l’ingegno (a partire dalla fine del Settecento e fino all’ignobile instaurazione del regime clerical-fascista da cui ancora siamo condizionati in termini sub-liminari), mentre vescovi, cardinali e papi rappresentano gli epigoni di quelle forze tradizionaliste, conservatrici e reazionarie che hanno impedito con ogni mezzo il processo unitario e risorgimentale, al pari di qualsiasi emancipazione democratica, liberale, libertaria, pluralista e laica della popolazione italiana.

 

LE CITTADINE E I CITTADINI DI DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE (www.democraziaradicalpopolare.it)

[ Articolo del 21-24 febbraio 2013 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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