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10 Serie di Proposte per il Governo dell’Italia dal 2013 in poi, da Democrazia Radical Popolare al Nuovo Centro-Sinistra (da costruire sulle ceneri del Vecchio)

 

 

 

 

PREFAZIONE

Questo documento sostituisce le precedenti 10 Serie di Proposte per il Governo dell’Italia dal 2011 in poi,  da Democrazia Radical Popolare al Nuovo Centro-Sinistra (da costruire sulle ceneri del Vecchio) (clicca sopra per leggere).

Tuttavia, invitiamo a rileggere quel testo (peraltro mai completato e contenente solo le prime 4 Serie di Proposte, a parte una Avvertenza, una Premessa e una Introduzione.

Riteniamo senz’altro superate quelle parti dell’Introduzione (vedi all’interno delle 10 Serie di Proposte per il Governo dell’Italia dal 2011 in poi,  da Democrazia Radical Popolare al Nuovo Centro-Sinistra (da costruire sulle ceneri del Vecchio)) nelle quali proponevamo come futuri, possibili leaders di un Nuovo Centro-Sinistra, Nichi Vendola o Matteo Renzi.

Matteo Renzi, con le sue recenti prese di posizione (fra cui si vedano, pubblicate alla data 31 ottobre 2011, sul Sito www.ilpost.it , le 100 proposte di Matteo Renzi - clicca sopra per leggere - alcune delle quali, prese singolarmente, potranno peraltro tornare accettabili e utili) ha dimostrato complessivamente un’impostazione politica niente affatto innovativa rispetto ai canoni della terza via propugnata dal sociologo e politologo Antony Giddens. Terza Via a suo tempo incarnata da Tony Blair, Bill Clinton e altri leaders minori (anche italiani), e rivelatasi infine un bluff fallimentare che ha riconsegnato alle destre neoliberiste dell’Occidente la possibilità di innescare la catena di eventi che ha condotto alle sciagure politico-economiche in corso dal 2007-2008 fino ad oggi.

Nichi Vendola, leader di Sinistra Ecologia Libertà (SEL), pur rimanendo saldo tanto nel suo rifiuto di involuzioni verso rigurgiti neo-comunisti quanto nella sua ripulsa di compromessi con l’ideologia neoliberista e mercatista imperante (cui tanti sedicenti progressisti hanno strizzato colpevolmente l’occhio, in questi ultimi anni), non ha fin qui saputo mostrare un impianto programmatico serio, coerente e lungimirante al punto tale da costituire il viatico credibile di un suo ruolo quale futuro Premier designato di una vincente (Nuova) Coalizione di Centro-Sinistra.

Rimane certamente sacrosanta la rivendicazione del Sindaco di Firenze e del Presidente della Puglia di indire al più presto competizioni primarie per individuare un leader della futura area elettorale di centro-sinistra, così come permane legittima l’aspirazione di Renzi e di Vendola a concorrere in prima persona a tali Primarie, ma essi non sono più, ad oggi, il ticket di candidati segnalato da DRP come il più auspicabile per una funzione di leadership apicale.

In sintesi, Democrazia Radical Popolare- a meno di radicali trasformazioni/implementazioni degli impianti ideologico-programmatici dei due personaggi citati- non li indicherà ai propri simpatizzanti (in costante crescita dall’interno del PD, di SEL, di IDV, del PSI e di altri soggetti gravitanti in area centro-sinistrorsa) come punti di riferimento privilegiati, cosa che invece accadeva in 10 Serie di Proposte per il Governo dell’Italia dal 2011 in poi,  da Democrazia Radical Popolare al Nuovo Centro-Sinistra (da costruire sulle ceneri del Vecchio).

Sarà peraltro utile e apprezzabile che Renzi e Vendola si impegnino ad emendare progressivamente le proprie “debolezze” programmatiche, contribuendo in ogni caso alla costruzione di un Nuovo Centro-Sinistra italiano.

Ancor a maggior ragione, DRP non ritiene più congrua e adeguata la lista di nomi di possibili membri di un “Governo Luce” in pectore e di un futuro Esecutivo nazionale ufficiale, quale era presentata in 10 Serie di Proposte per il Governo dell’Italia dal 2011 in poi,  da Democrazia Radical Popolare al Nuovo Centro-Sinistra (da costruire sulle ceneri del Vecchio).

Infatti, sebbene riteniamo diversi di quei nomi di potenziali Ministri e/o papabili per altri incarichi istituzionali ancora validi e spendibili all’interno di un Nuovo Centro-Sinistra,  alcuni di essi hanno invece dimostrato, ormai in modo incontrovertibile, il carattere nefasto e  distruttivo -per qualsivoglia prospettiva progressista e autenticamente riformatrice- del proprio profilo politico e umano.

Infine, le precedenti 10 Serie di Proposte per il Governo dell’Italia dal 2011 in poi…, avevano una loro prospettiva specifica che è ormai stata superata da eventi di natura sia nazionale che internazionale (governo di Mario Monti in luogo di nuove elezioni politiche; accelerazione delle strategie, delle tattiche e delle misure concrete volte a realizzare una involuzione oligarchica dell’Europa e dell’Occidente; opzione del governo Monti - non scontata, almeno all’inizio - a favore del progetto di involuzione oligarchica in corso).

Ecco perché, alla luce di tutti questi fattori, è stato necessario ricalibrare ed attualizzare le Nuove 10 Serie di Proposte, immaginando la loro concreta attuazione non prima della caduta dell’attuale esecutivo presieduto dal Massone Mario Monti e composto da altri Muratori non troppo liberi, i quali hanno compiuto una scelta di fondo perfettamente organica ai progetti delle fraterne oligarchie reazionarie, elitarie e contro-iniziatiche che stanno per cinesizzare l’Europa e l’Occidente. Una scelta di fondo, quella del governo Monti, la quale si muove pedissequamente nel solco della più becera ideologia mercatista e neoliberista (senza essere autenticamente liberale né sanamente liberista: infatti si de-regolamenta o si ri-regolamenta in direzione pseudo-liberalizzante soltanto quello che fa comodo agli amici degli amici. E non si liberalizzano, guarda caso, proprio i settori bancario e assicurativo; così come non si incide significativamente sulle “guarentigie” di corporazioni effettivamente privilegiate e castali, come quelle dei notai o dei grand commis di Stato, preferendo agire in modo sciamannato su altre categorie professionali o sparando demagogicamente sulla classe politica in quanto tale, tanto per soddisfare gli umori lunari della plebe più asinina). Una scelta di fondo, quella del governo Monti, la quale, mentre simula di esortare la Germania e altri partners europei ad una migliore governance politico-economica della UE e dell’eurozona (in un futuro non meglio identificato), nel frattempo esegue diligentemente le ricette di rigore, austerità e devastante contrazione della spesa pubblica che Merkel, Draghi, Van Rompuy e altri scellerati portavoce del “Progetto Oligarchico” in corso hanno da tempo organizzato per le sventurate popolazioni europee. Una scelta di fondo, quella del governo Monti, che non ha esitato e non esita a servirsi delle più subdole tecniche mediatico-manipolatorie di massa (facendo invidia, in ciò, persino al Principe dei Manipolatori, Silvio Berlusconi) cercando di imbonire/truffare l’opinione pubblica con la falsa speranza che le presunte liberalizzazioni porteranno una crescita annua del 10% di PIL (meglio della Cina!) e che la diminuzione dello spread fra titoli di stato italiani e tedeschi (tuttora a livelli proibitivi) costituisca la panacea di tutti i mali e il miglior segno della bontà delle politiche montian-passeriane.

In realtà, come hanno già accennato i Massoni di Grande Oriente Democratico sul loro sito ufficiale www.grandeoriente-democratico.com in MARIO MONTI MASSONE A SUA INSAPUTA/Sulle tracce del Massone anglofilo Mario Monti. Parte I. Paradosso dei paradossi: Mario Monti, appena reduce da incontri con Fratelli inglesi della City per chiedere fraterno soccorso, si reca da Lilli Gruber a "OTTO e MEZZO" e dichiara: "Io Massone? Ma se non so nemmeno bene cosa sia la massoneria? (clicca sopra per leggere) e in MARIO MONTI MASSONE A SUA INSAPUTA/PARTE II del 22-23 gennaio 2012 (clicca sopra per leggere) e come crediamo illustreranno ancor meglio in seguito, Mario Monti, a margine del suo recente soggiorno londinese, ha specificamente chiesto ai Fratelli della City di impegnarsi in modo massiccio per acquisti di titoli di stato italiani, in modo tale da favorire un significativo calo del suddetto e famigerato spread. Ciò, in cambio di generose concessioni affaristiche sull’imminente business delle dismissioni/privatizzazioni di beni e aziende pubbliche italiane, nazionali e locali. In tal modo, i cittadini del bel Paese avranno l’illusione (mediante un’artificiosa e revocabile discesa dello spread, scientemente e strumentalmente realizzata per fini speculativo-predatori imminenti da gruppi finanziari e fondi di investimento manovrabili da Fratelli britannici) di aver cominciato a migliorare qualcosa, mentre in realtà la disoccupazione continua ad aumentare, le aziende italiane continuano a fallire, le banche concedono sempre meno credito, le tasse aumentano, i redditi calano così come il potere d’acquisto di salari e pensioni, la spesa e i servizi pubblici diminuiscono in qualità e quantità, la precarietà non diviene mai flessibilità e dinamismo di offerta lavorativa, e ci si prepara anche a rendere i licenziamenti più facili e indolori per chi li dispone, spacciando impunemente la cosa per un incentivo all’assunzione e alla mobilità professionale.

Il governo Monti, in sostanza, è un esecutivo di pericolosi impostori, manipolatori e parolai che, con la complicità di mass-media servili e di forze politiche ignave, ignoranti e imbelli (oltre che subalterne culturalmente e ideologicamente), vendono agli italiani le loro ricette dogmaticamente mercatiste come preziose perle di sapienza politico-economica.

Si tratta in realtà di provvedimenti legislativi e normativi in certa misura insignificanti, in altri casi, invece, drammaticamente pericolosi e nocivi per il bene comune.

Ma l’aspetto più rilevante dell’esecutivo Monti non è rappresentato da ciò che esso sta facendo o intende fare, quanto da quello che esso non sta facendo né mai farà, causando così la perdita di tempo prezioso all’Italia e all’Europa, che avrebbe avuto bisogno di un Premier italiano (in rottura con il pernicioso duetto “Merkozy”) sostanzialmente autorevole ed incisivo nel far cambiare rotta alle politiche della UE e non vanamente celebrato per i suoi allori passati e futuri di servizievole cane da guardia dell’ortodossia mercatista propugnata da “Sorella Merkel” e “Fratello Draghi” (tanto per usare termini cari al lessico muratorio in voga legittimamente, purtroppo, anche presso gli ambienti più reazionari e oligarchici di certa massoneria e para-massoneria planetaria).

In definitiva, il “giochetto” per truffare/abbindolare gli italiani è il seguente (ammesso che riesca sino in fondo , perché le variabili sono notevoli, anche in presenza di massicci acquisti artificiosi e mirati di titoli di stato italiani da parte di solidi gruppi finanziari vicini al Massone Monti) : fintanto che scende lo spread, il Premier bocconiano si sente autorizzato a procedere spedito con le sue pseudo-riforme pseudo-liberalizzanti e a traccheggiare sulla richiesta di vere e incisive riforme strutturali della governance politico-economica europea ai vari partners europei (Germania e Francia in testa).

Mentre la Grecia sta costituendo il laboratorio più truculento e tragico della ferocia iper-mercatista tecnocratica ed oligarchica (con BCE, FMI, UE e tutti gli altri soggetti interessati placidamente coesi nel massacrare socialmente la culla della civiltà europea), il disegno progettato per l’Italia è solo poco più soft.

E prevede delle varianti, in caso di opposizione parlamentare alla sua realizzazione.

Non appena le misure austere, recessive e depressive dovessero essere stoppate o ostacolate, il Massone Contro-Iniziato Monti, di concerto con il Massone Contro-Iniziato Draghi, provvederà a facilitare nuovi aumenti dello spread (attivando fior di amici fraterni operanti sulle principali piazze finanziarie, Londra in testa, per mettere in opera, in questo caso, massicce vendite di titoli di stato italiani), il cui rialzo sarà opportunamente enfatizzato dalle truppe mediatiche asservite, così da ri-legittimare il proseguimento senza intoppi della legiferazione neoliberista e ipermercatista montiana.

Obiettivi principali e finali dell’esecutivo Monti: dismissione/privatizzazione di beni, aziende e servizi pubblici nazionali, regionali e locali (a very great business for many brothers and friends) e, naturalmente, revisione dei diritti del lavoro, così da rendere disponibile anche nel Bel Paese molta nuova manodopera a basso costo, soprattutto per aziende tedesche, francesi o sovra-nazionali interessate ad una forzata proletarizzazione/cinesizzazione dell’Italia e dell’Europa.

Quindi, ammesso e non concesso che il famigerato spread possa tornare ai livelli pre-estate 2011, ma nel contempo la disoccupazione dovesse aumentare esponenzialmente (serve agli Oligarchi per imporre nuove forme di occupazione con salari e condizioni contrattuali sempre più infimi), il potere d’acquisto delle famiglie (vessate da nuove tasse e private sempre più di servizi pubblici) diminuire sensibilmente, il credito divenire sempre più inaccessibile per aziende e cittadini, le imprese fallire, i commerci languire e i professionisti non ottenere pagamenti da clienti sempre più squattrinati, che cosa se ne saranno fatti gli ITALIANI della CURA MONTI?

Un Nuovo Centro-Sinistra degno di questo nome deve iniziare sin d’ora ad elaborare le giuste strategie comportamentali per far fronte a questo ordine di cose, tanto nel presente che nell’immediato futuro. Senza sottovalutare i suoi antagonisti, che si annidano spesso, come serpi in seno, all’interno degli stessi partiti “progressisti”. Serpi inviate/infiltrate per conto di poteri oligarchici disposti a manipolare indifferentemente destre e sinistre, pur di conseguire i propri scopi eversivi di una normale vita democratica delle società umane contemporanee.

 

AVVERTENZA

 

Le segnalazioni contenute nella PREMESSA o altrove, in merito a come leggere questo complessivo documento, vanno riferite al testo pubblicato nella sua integrità. E’ invece evidente che, nella fase di pubblicazione parziale di ciascuna Serie di Proposte, esse perdono di senso.

 

PREMESSA

 

Questo documento è diviso in tre parti.
Un’ INTRODUZIONE che parla di alcune condizioni preliminari per la costituzione di un Nuovo Centro-Sinistra italiano solido e credibile.
L’ELENCO RAGIONATO delle 10 Serie di Proposte.
Una TAVOLA SINTETICO-SCHEMATICA della stessa decade di suggestioni per il rilancio dell’Italia.
L’insieme di queste parti non costituisce una lettura lunghissima, tuttavia, per chi volesse, sarà possibile gustare prima una parte e poi l’altra, con tutte le pause che riterrà opportuno fare nell’ l’esame di ciascuna sezione contenutistica.
Prima delle 10 Serie di Proposte (che vengono enunciate effettivamente più sotto: perciò chi ha fretta di leggerle, salti tutta la parte introduttiva, comunque importante) definiamone i presupposti imprescindibili.

 

INTRODUZIONE (Parte II dell'8 marzo 2012 )

Nel ribadire che consideriamo ormai superata, più ancora delle altre parti, proprio la sezione introduttiva delle

10 Serie di Proposte per il Governo dell’Italia dal 2011 in poi,  da Democrazia Radical Popolare al Nuovo Centro-Sinistra (da costruire sulle ceneri del Vecchio) (clicca sopra per leggere),

ma solo per quanto riguarda determinati nomi proposti per la leadership di un Nuovo Centro-Sinistra e per futuribili incarichi ministeriali, cerchiamo di fotografare l’attuale realtà italiana nel marzo 2012.
Nell’ambito dell’area sedicente progressista, al momento non esistono leaders carismatici in grado di rappresentare al meglio l’ampia coalizione che dovrà candidarsi a governare il Paese.
Vedremo se da oggi al 2013 faranno la comparsa nuovi personaggi.
Tuttavia, questa carenza potrebbe persino rivelarsi provvidenziale, nel senso di favorire – in luogo di una catalizzazione personalistica verso questo o quel politico di vertice – una inedita e forte strutturazione programmatico-ideologica collettiva, tale da rilanciare una audace e vincente prospettiva progressista per l’Italia e per l’Europa.
Al posto di una scommessa su un candidato carismatico, si avrebbe l’impegno corale di più soggetti nel costruire, indirizzare e dirigere una nuova cultura politica socialista, liberale, libertaria e democratica.
Una cultura politica sanamente liberista e liberale (non neoliberista o neomercantilista) e nel contempo socialista, favorevole alla libera economia di mercato e ad un capitalismo responsabile, ma non a derive mercatiste; favorevole ad un sapiente ed efficace intervento propulsivo delle entità pubblico-statuali nell’economia, ma non ad invasioni stataliste.
Ed ecco che, se non vorrà sciupare l’ultima occasione della sua vita politica (prima di essere spazzato via a causa delle contraddizioni e delle ambiguità di una segreteria troppo altalenante, compromissoria e priva di una chiara Weltanschauung), lo stesso Pierluigi Bersani potrà giocarsi una chance di essere il regista di una tale operazione ambiziosa ed epocale.
Lo stesso Pierluigi Bersani, coadiuvato dai membri più dinamici della sua Segreteria (Stefano Fassina, Matteo Orfini ed altri), potrà così eventualmente candidarsi come leader di coalizione di un Nuovo Centro-Sinistra non in virtù di un particolare carisma in senso classico (che egli non possiede), ma piuttosto in ragione della sapienza con la quale avrà (eventualmente) edificato un’architettura programmatica che metta insieme il meglio della classe dirigente progressista della Penisola, in una feconda contaminazione tra società politica e società civile.
Consigliamo pertanto Bersani e i suoi più stretti collaboratori di leggersi

Democrazia Radical Popolare in Difesa (parziale) di Pierluigi Bersani. Ma Bersani faccia una svolta precisa in direzione del Socialismo Liberale e contro i Neoliberisti Reazionari di destra e di sinistra (PD incluso), scegliendo anche i candidati giusti per le primarie e le elezioni di oggi e di domani e sconfessando, anche a posteriori, il Fiscal Compact europeo e il Pareggio di Bilancio costituzionale italiano, destinati ad essere superati da nuove normative europee per l’investimento, in un nuovo patto costitutivo federale (clicca sopra per leggere),

per orientarsi meglio sulle posizioni che sarà utile assumere in vista di una svolta vincente e accattivante della sua Segreteria; mentre, in generale, quali presupposti ideologici fondativi del Nuovo Centro-Sinistra, proponiamo le limpide formulazioni politologiche sul SOCIALISMO LIBERALE, contenute in
Editoriale del 14 ottobre 2011: "Se esistesse un Nuovo Centro-Sinistra, italiano, europeo e statunitense, avrebbe un'autostrada e archi di trionfo davanti a sè, in questi tempi di fallimento del neoliberismo di destra e dei suoi derivati" di Gioele Magaldi (clicca sopra per leggere)

e in

Editoriale del 22 febbraio 2012: "Socialismo Liberale. Non Socialdemocrazia in senso classico e nemmeno Terza Via di Anthony Giddens e della defunta ditta Bill Clinton-Tony Blair", di Gioele Magaldi. (clicca sopra per leggere).

E’ evidente che, qualora Bersani ed altri non si rivelassero all’altezza delle nostre aspettative (così come di quelle di milioni di italiani che attendono una rigenerazione del PD e del Centro-Sinistra), cercheremo altri interlocutori per realizzare in Italia un Nuovo Risorgimento.
Certi che, nel frattempo, il Segretario emiliano si sarà purtroppo auto-eliminato dall’agone politico, dove troppi avvoltoi non aspettano che un suo ulteriore passo falso per farlo a pezzi e trasformare il Partito Democratico in una ruota di scorta del Progetto Neo-Conservatore e Reazionario di matrice tecnocratica e oligarchica.

 

Prima Serie

Per un Governo Virtuoso dell’Italia

 

Nelle vecchie e superatissime 10 Serie di Proposte per il Governo dell’Italia dal 2011 in poi, da Democrazia Radical Popolare al Nuovo Centro-Sinistra (da costruire sulle ceneri del Vecchio) (clicca sopra per leggere), il testo della PRIMA SERIE di Proposte era il seguente:

 

“Si tratta di un’unica e simbolica proposta, la più generica e astratta (ma non meno importante) contenuta nel Decalogo in questione.
Virtus, in un contesto neo-risorgimentale come quello su cui puntiamo, fa riferimento essenzialmente ad un peculiare ethos civile da inventare, preservare, rafforzare e restituire (ammesso che sia mai appartenuto in modo diffuso alle popolazioni italiche, dopo il crollo dell’Impero romano) alla classe dirigente nostrana.
Un Governo Virtuoso significa (a tutti i livelli: nazionale e locale) aver cura della propria integrità e del proprio esempio quali amministratori della res publica.
Un Governo Virtuoso significa la fede laica nell’investimento spirituale e materiale che un pubblico amministratore fa per i propri figli, nipoti e pronipoti, curando la cosa pubblica come se fosse un bene e un lascito prezioso per la sua stessa progenie.
Se i governanti italiani del XXI° secolo sapranno agire con il coraggio, la determinazione, l’onestà e l’impermeabilità alla corruzione che caratterizzarono uomini come Camillo Benso di Cavour e Giuseppe Garibaldi (per citare solo i due massimi Padri dell’Unità nazionale), allora, in luogo di miserabili mentecatti che come mercede della loro corruzione o andranno in galera oppure saranno dimenticati dalla Storia, avremo finalmente nuovi busti con cui celebrare una felice generazione di grandi STATISTI.
Del resto, per i cattolici (in Italia, di nome, sembra che ce ne siano tanti…) e i “diversamente credenti”, come può l’onestà e l’integrità personale essere barattata con qualche sacco di iuta pieno di tangenti, dal momento che tanto la iuta che il suo possessore terreno andranno presto o tardi a far compagnia ai vermi, mentre l’anima immortale dovrà rendere conto di sé all’Onnipotente e/o ad altre Divinità?
E per gli agnostici, se non siete spronati dalla fama di gloria, dall’ambizione di passare alla Storia e di preservare il rispetto e la stima dei vostri concittadini, vi rendete conto che l’Italia è ormai, economicamente e socialmente, sull’orlo dell’abisso?
Che vantaggio avrete dal depredare una collettività per riempire le vostre tasche se rischiate non solo il disonore e il carcere, ma anche che la vita quotidiana, sempre più sconvolta da malaffare, criminalità e rivolta sociale, diventi invivibile e pericolosa per voi e per i vostri cari, che sarete/saranno esposti a violenze di ogni tipo, innescate proprio dalla vostra scarsa virtù civica?
E’ possibile avere un ceto politico che, invece di dedicarsi ad un orizzonte limitato e angusto (qualche mese, qualche anno, giusto il tempo di fare un po’ di soldi e spartire un po’ di potere e poltrone), si curi del futuro dei propri concittadini, tra i quali vi sono, ovviamente, anche i propri figli e nipoti?
E’ possibile lanciare progetti di governo che abbiano lungimiranza e profondità, costruiti per lasciare un segno nei decenni e per suscitare l’ammirazione e la riconoscenza dei posteri?
O l’ambizione dei nostri governanti è così miserabile da non oltrepassare piccole soddisfazioni di infimo cabotaggio?
E’ bello lasciare soldi e proprietà alla propria discendenza (oltre che goderne in vita), ma soltanto se quei beni siano stati guadagnati onestamente e se, ad essi, sia congiunto un sentimento di stima e ammirazione da parte di chi li riceve, invece della vergogna per essere stati figli o nipoti di un ladro, di un corrotto, di un criminale, di un predatore della comunità, di un ipocrita baciapile che sputava di notte su quel crocifisso che di giorno voleva a tutti i costi nelle scuole, nei tribunali e negli ospedali.”

Tale (ormai) antica formulazione rimane valida, nelle sue valutazioni generali, ma va integrata con qualche ulteriore considerazione.
Se si vorrà governare l’Italia con disposizione virtuosa, nel prossimo futuro, bisognerà rendersi consapevoli che persino il problema della corruzione e della mala gestione delle risorse pubbliche (questione atavica e incancrenita in Italia) è secondario rispetto alla carenza di sovranità politica ed economica di cui il nostro Paese sta soffrendo.
E si tratta di una sofferenza che patiscono anche le altre nazioni dell’eurozona, insidiate da un indirizzo complessivo europeo tecnocratico e anti-democratico.
Vale a dire che i futuri governanti del Nuovo Centro-Sinistra, prima ancora di cimentarsi in un esercizio di revisione migliorativa dell’ amministrazione nazionale, dovranno interloquire con i loro colleghi europei al fine di avviare un processo di restituzione della sovranità alle popolazioni del Vecchio Continente.
Poiché nessun governo italiano - nell’attuale quadro istituzionale privo di una moneta sovrana, appesantito dalla riforma suicida del Pareggio di Bilancio Costituzionale, vessato e commissariato dalle destrutturanti ricette austere, deflattive, recessive e depressive disposte dagli oligarchi che manovrano BCE, tecnocrazie europee ed esecutivo tedesco di Angela Merkel – potrà mai attuare autonomamente un rilancio economico del sistema-paese, il primo passo da compiere sarà di natura extra-italiana e continentale.
Spazzato via il deleterio Governo Monti, i nuovi inquilini di Palazzo Chigi (e la maggioranza che li sosterrà) dovranno interloquire con gli altri stati europei al fine di rivedere radicalmente le condizioni istitutive dell’attuale Unione Europea e il funzionamento dell’Eurozona.
Il che significa che si dovrà avere la forza e il coraggio per battere i pugni sul tavolo e sostenere (senza bluffare) che, o si costruisce un’Europa a guida politica confederata, legittimata democraticamente da un Parlamento Europeo rappresentativo della sovranità popolare, e a cui ciascun organo esecutivo europeo (pro-tempore) debba rendere conto, ottenendo o meno la fiducia assembleare, oppure l’Italia è pronta a uscire dalla UE e dall’Eurozona.
Si badi bene, la prospettiva non è quella di disintegrare la comunità europea: al contrario, la finalità ambiziosa è costituita dal desiderio di realizzare più Europa, ma che si tratti di un’Europa fondata sulla roccia del primato della politica (democratica) e non sulle sabbie mobili dell’involuzione tecnocratica ed oligarchica.

 

Seconda Serie

Per il Risorgimento Economico e Sociale del Paese

 

Nelle vecchie e superatissime 10 Serie di Proposte per il Governo dell’Italia dal 2011 in poi, da Democrazia Radical Popolare al Nuovo Centro-Sinistra (da costruire sulle ceneri del Vecchio) (clicca sopra per leggere), il testo della SECONDA SERIE di Proposte era il seguente:

Cerchiamo di essere precisi e concisi, per quanto è possibile.
La gestione del Super-Ministero di Economia e Finanze da parte di Tremonti è il classico bicchiere mezzo vuoto che, a guardarlo e gustarlo meglio, si scopre contenere un liquido comunque incolore e insapore.
Non basta tenere i conti in ordine, quando non solo non si sia capaci di ridurre sensibilmente il debito pubblico, ma ci si permetta comunque di fare tagli dolorosissimi in settori importanti (ricerca, pubblica istruzione, società o enti partecipate dallo Stato), con costi sociali gravissimi, proprio nel momento di maggiore fragilità del sistema economico nazionale.
Le parole più azzeccate per definire questo grigio stile tremontiano (fatto salvo il valore intellettuale del Super-Ministro che, però, ha venduto l’anima al “diavolo”, cioè a Bossi e a Berlusconi, rinunciando a fare qualcosa di buono per il suo Paese) sono immobilismo e attendismo.
Ma cosa si attende, dal momento che l’Italia registra - è notizia di pochi giorni fa - un tasso di crescita inferiore persino alla Grecia?
Ebbene, in questo contesto, cosa propone Democrazia Radical Popolare al Nuovo Centro-Sinistra, per uscire dalla stagnazione “tremontian-berlusconian-leghista” ed avviare un robusto Risorgimento Economico e Sociale del Paese?

  1. Diminuzione di tutte le aliquote relative a tutti i tipi di imposta di una percentuale almeno del 4 o 6 %, così da rendere finalmente equa la tassazione italiana, da sempre sentita come troppo alta e oppressiva. Ciò costituirà un poderoso volano non solo per i singoli contribuenti e le loro famiglie, ma anche e soprattutto per le IMPRESE, mai come in quest’epoca bisognose di alleggerimento fiscale anche per rilanciare l’OCCUPAZIONE.
  2. Contestualmente, una volta ristabilita l’equità della tassazione: inasprimento delle pene relative all’evasione fiscale e rafforzamento dei mezzi di individuazione di essa, rivoluzionando tanto il sistema di accertamento e sanzione (prendendo esempio concreto dagli USA), quanto la sensibilizzazione mediatica sul disonore che deve caratterizzare chi evade le tasse. Bisogna capovolgere la morale corrente: chi non paga per intero le imposte è un delinquente e un criminale che sottrae risorse alla collettività, non un furbo da ammirare o tollerare. In effetti, le recenti esternazioni della Corte dei Conti relative alla presunta impossibilità di diminuire le tasse perché, anzi, bisogna ridurre il deficit annuale di bilancio e anche il debito pubblico, pur fondate in teoria, nella pratica rischiano di non cogliere il cuore del problema. Se tutti gli italiani pagassero le tasse dovute, le entrate dello Stato sarebbero più che sufficienti a far fronte alle spese della macchina amministrativa, a potenziare il welfare, a pareggiare il bilancio annuale, a ridurre nel tempo il debito pubblico. Il punto è che (giustamente) gli italiani si sentono vessati da un sistema fiscale con aliquote troppo elevate. Perciò, chi non può evadere le tasse (perché lavoratore dipendente) si sente discriminato e maltrattato dallo Stato (che poi, magari, gli offre pessimi servizi), mentre le categorie professionali che possono aggirare il fisco lo fanno tranquillamente, sia per la relativa inefficacia degli accertamenti, sia per la relativa clemenza del sistema sanzionatorio - oltre tutto vanificato da ricorrenti sanatorie - sia per la legittimazione morale collettiva dell’evasione fiscale. Bisogna capovolgere tutte queste condizioni. MENO TASSE, per ristabilire un rapporto di equità tra diritto di esazione e senso del dovere nel pagamento. ACCERTAMENTI scientifici e SANZIONI inesorabili, accompagnati da una campagna mediatica e culturale che mostri quanto sia più conveniente, per la collettività e per gli individui (specie in favore  delle nuove generazioni) contribuire senza deroghe (ma in forma equa e non vessatoria) al pagamento di ciò che alimenta la Macchina dello Stato e il Welfare. Attraverso questa piccola rivoluzione fiscale, saranno sempre di meno gli italiani invogliati ad evadere le tasse e il gettito per lo Stato, nonostante la diminuzione delle aliquote, crescerà in modo sensibile (abbiamo fatto in proposito diversi studi di fattibilità che dimostrano in termini incontrovertibili quanto stiamo affermando). Ecco così che, pur dando soddisfazione alle preoccupazioni della Corte dei Conti, si potrà finalmente realizzare quella diminuzione della pressione fiscale da vent’anni falsamente promessa da Berlusconi e tuttavia mai realizzata.
  3. ASSOLUTA NOVITA’ DI SISTEMA: creazione del SERVIZIO CIVILE MEDITERRANEO S.P.A.  (S.C.M. S.P.A.) Cioè costituzione di una società per azioni, holding di una serie di società collegate, la cui sottoscrizione di quote o azioni sia autorevolmente proposta (e in un certo senso garantita) da parte dello Stato, della Banca d’Italia e del sistema bancario nazionale, a tutti i piccoli o grandi risparmiatori italiani. Oltre e al di là dei sottoscrittori del debito pubblico (Bot e Cct), il S.C.M. S.P.A. proporrà ai detentori del risparmio privato italiano (e internazionale) di investire (con la prospettiva di trarne doppio profitto: speculativo e in termini di infrastrutture per l’Italia e aree contigue) su singole società costituite ad hoc per la creazione di nuove INFRASTRUTTURE e SERVIZI (compresa, nel corso degli anni, la MANUTENZIONE) in Italia e ovunque risulti strategico nell’ambito del bacino mediterraneo. L’Italia ha bisogno di risolvere problemi annosi come il compimento dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria, la costruzione di altre strade e auto-strade o sistemi ferroviari avanzati per unire territori ancora mal collegati: non c’è paragone tra la velocità e l’efficienza con cui ci si muove nel centro-nord, rispetto a quanto avvenga nel centro-sud. Si al ponte sullo stretto di Messina, ma davvero, in tempi rapidi e certi e non a chiacchiere. Soprattutto, è ridicolo costruire il ponte se non si trasforma radicalmente la viabilità calabrese e siciliana, sia quella su gomma che quella su rotaie. Ma il bello della creazione del SERVIZIO CIVILE MEDITERRANEO S.P.A. è che esso consentirà di risolvere contemporaneamente diversi problemi. Un stessa famiglia, sgravata di tasse grazie al taglio delle aliquote di cui sopra, invogliata dalle garanzie offerte da Stato, Banca d’Italia e sistema bancario complessivo, investirà volentieri i propri risparmi in società e aziende che creeranno nuove infrastrutture per comuni, provincie e regioni, offrendo contestualmente la possibilità di assumere al proprio interno propri componenti (padri, madri, figli, nipoti) e generando nel contempo nuovi consumi, nuova ricchezza e nuove possibilità di lavoro nei territori interessati. Inoltre, l’S.C.M. S.P.A., operando con incisività anche nell’area nord-africana del Mediterraneo (anche qui costruendo infrastrutture, industrie e professionalità collegate al sistema produttivo italiano), non solo consentirà all’Italia di assumere la leadership rispetto ai paesi del Maghreb, ma risolverà alla radice il problema dell’immigrazione. Anche qui, con il giusto dosaggio di rigore e solidarietà, inserite in un progetto di sviluppo che potrà rendere il Mediterraneo (e l’Italia con esso) assai più centrale e strategico nell’ambito degli scenari macro-economici del pianeta. Come sanno tutti i principali players internazionali, le potenzialità dell’area mediterranea sono enormi, PER VARIE RAGIONI. E, una volta costruiti nuovi sistemi geo-politici (democratico-liberali), sarebbe davvero un errore madornale che l’Italia non tentasse la via di una leadership diplomatica ed industriale di questi paesi in via di sviluppo. Così, acquisita una tale autorevolezza, il nostro Paese potrà intervenire in prima persona per regolare il flusso di migranti che voglia consentire o meno, senza dover affidare questo compito a qualche squallido tiranno locale. Il problema IMMIGRAZIONE è un problema che si risolve con una duplice “medicina”: coordinare uno sviluppo manifatturiero, turistico, artigianale e professionale nei territori d’origine dei migranti, coinvolgendo in ciò lo stesso sistema economico italiano delle imprese, delle professioni e dell’artigianato. Poi, forti di tale impegno, impedire con intelligente fermezza e alla fonte la migrazione di popoli che potranno trovare in patria le occasioni di quella vita più giusta e felice cui, come esseri umani, essi hanno diritto. In sintesi, la creazione di SERVIZIO CIVILE MEDITERRANEO S.P.A. e le iniziative connesse sbloccheranno il sistema economico italiano, drenando liquidità (che è quella che attualmente latita), stimolando i consumi, creando nuovi posti di lavoro, migliorando le infrastrutture, attivando nuove opportunità multilaterali con i paesi mediterranei e attirando nuovi investimenti internazionali. Questi ultimi, poi, saranno invogliati anche grazie alle riforme del sistema giudiziario da NOI proposte (vedi più avanti) che, snellendo tutti i tipi di cause e rendendone il percorso rapido, certo ed efficiente, non potrà che rassicurare e attirare quegli investitori stranieri che, attualmente, si guardano bene dal veicolare fondi verso l’Italia.
  4. ALTRA NOVITA’ DI SISTEMA:  creazione del COMMISSARIATO PER LA RIDUZIONE DEL DEBITO PUBBLICO (C.R.D.B.). Questa struttura sarà dipendente direttamente dalla Presidenza del Consiglio e dal Ministero del Bilancio e della Riduzione del Debito Pubblico. Verranno selezionati una serie di super-esperti della pubblica amministrazione che, a COSTO ZERO e per IMPEGNO CIVILE (essendo già lautamente stipendiati per i loro precedenti incarichi) si impegneranno per un certo periodo di tempo ad istruire e monitorare i COMMISSARI. Infatti, questi ultimi saranno selezionati esclusivamente fra i migliori giovani italiani neo-laureati in diverse discipline. I COMMISSARI, una volta istruiti, forniti dei massimi poteri di ispezione (e monitorati da Ministero del Bilancio e Presidenza del Consiglio) saranno “sguinzagliati” in tutta Italia con facoltà di raccogliere un’ informazione completa su tutte le voci di spesa delle amministrazioni centrali, regionali, provinciali e comunali (compresi enti collegati, partecipazioni societarie, etc.). I COMMISSARI, di base, per il loro lavoro, avranno soltanto un rimborso spese per gli spostamenti e i soggiorni. Tuttavia, per l’individuazione (e conseguente eliminazione) di qualsiasi “voce di spesa” assolutamente inutile oppure relativa ad un effettivo servizio di pubblica utilità ma che si potrebbe garantire con minori oneri, percepiranno il 20% di tutte le somme fatte risparmiare alle amministrazioni centrali o locali. Le inchieste dei COMMISSARI saranno pubblicizzate e discusse dal servizio pubblico radio-televisivo, così da dare il massimo di trasparenza a questa MACRO-OPERAZIONE di razionalizzazione della pubblica amministrazione e in modo da controllare che l’eliminazione di voci di spesa non significhi anche TAGLIO DI SERVIZI per la collettività. In seguito, per i COMMISSARI che si siano distinti per efficacia e professionalità (anche tutti, se ciascuno avrà raggiunto un certo standard di efficienza) sarà prevista l’assunzione a tempo indeterminato con ruolo dirigenziale in strutture statuali. L’inserimento quali Commissari di giovani neo-laureati (selezionati in base al talento e alle attitudini) apporterà anche questi benefici: nuovi posti di lavoro e una certa garanzia che le loro ispezioni siano fatte con la passione civile e l’onestà che questo tipo di lavoro richiede. D’altronde, un meccanismo di controlli incrociati e lo stesso diretto interesse professionale e pecuniario dei Commissari affinché le “inchieste” vengano svolte con perizia, assicurerà che questo “corpo ispettivo” possa espletare il suo lavoro con grande efficacia e senza il rischio di connivenze con interessi conservativi dello status quo (cioè spreco, corruzione, disservizi). Vogliamo scommettere che, grazie a questa NOVITA’ DI SISTEMA, in capo a pochi anni la pubblica amministrazione italiana diventerà una delle più efficienti e oculate d’Europa? Vogliamo scommettere che, viste le somme in ballo (cifre enormi, che i cittadini nemmeno immaginano), tutti i soldi risparmiati potranno essere efficacemente spesi per adeguate e funzionali operazioni di sostanziale WELFARE e/o per diminuire il deficit di bilancio e il debito pubblico (con i suoi mostruosi interessi, che di nuovo tolgono risorse per gli ammortizzatori sociali)?
  5. NOVITA’ DI SISTEMA: istituzione del SERVIZIO DI PIENA OCCUPAZIONE (S.P.O.) Qui veniamo ad un punto qualificante e delicatissimo del Programma di rilancio economico che Democrazia Radical Popolare propone al Nuovo Centro-Sinistra. Chi l’ha detto che il Sistema-Italia (allargato al Mediterraneo e alla cooperazione con altri Paesi europei e di altri continenti) non sia in grado di garantire la “piena occupazione”? O quanto meno di garantire una tensione costante, progressiva e concreta verso questo obiettivo? Fermo restando l’ancoraggio ai principi del libero mercato globale e del rifiuto di qualsivoglia protezionismo nazionalistico-continentale, la nuova frontiera (non solo italiana) del socialismo liberale non può che fondarsi su una feconda collaborazione tra principi liberisti classici e strategici interventi pubblici o semi-pubblici per correggere le non poche irrazionalità e ingiustizie di un mercato abbandonato alle sue fredde e ciniche dinamiche. La globalizzazione dei mercati (che NOI di D.R,P. riteniamo cosa ottima, purché accompagnata da globalizzazione di diritti politici e civili e di giustizia sociale) ha aperto nuovi scenari, con nuovi problemi, cui servono NUOVE RISPOSTE. Per rimanere al Sistema-Italia, il SERVIZIO DI PIENA OCCUPAZIONE (S.P.O.) costituisce una innovazione che può dare nuova speranza alle giovani generazioni, altrimenti drammaticamente escluse da un normale percorso socio-economico e da qualsiasi progettazione esistenziale. Spieghiamo in che consiste. Tale SERVIZIO sarà direttamente dipendente dal Ministero del Welfare e dalla Presidenza del Consiglio e saranno ASSUNTI dei neo-laureati per gestirlo, sotto la supervisione di funzionari dei Ministeri suddetti. Alla maggiore età (18 anni) tutte le cittadine e i cittadini italiani avranno la facoltà di iscriversi al SERVIZIO DI PIENA OCCUPAZIONE, allegando una documentazione delle proprie attitudini, capacità, aspirazioni ed esperienze formative (che potranno essere integrate di mese in mese). Grazie a questa ISCRIZIONE al S.P.O. cittadine e cittadini italiani che avranno deciso di effettuarla avranno accesso a una serie di importanti DIRITTI (attualmente inaccessibili alle nuove generazioni, abbandonate a se stesse da tutti i governi degli ultimi vent’anni), contestualmente ad una serie di precisi (e responsabilizzanti) DOVERI. Parliamo prima dei DOVERI. Il personale dell’S.P.O. dovrà individuare, di concerto con le Camere di commercio, con Confindustria, con Confartigianato, con i Sindacati, con tutte le altre Organizzazioni del lavoro, nonché per conto proprio, tramite sofisticate analisi dei territori e delle mappe del fabbisogno lavorativo, quali e quante figure professionali (di tipo manuale o intellettuale, artigianale o impiegatizio e/o dirigenziale) occorrano e a quali soggetti e in quali contesti. In base alla conoscenza delle possibilità di lavoro mano a mano disponibili e alle attitudini degli iscritti, l’S.P.O. proporrà a ciascuno di accettare un determinato impegno lavorativo (più o meno lungo). Se l’iscritto (giovane o meno) all’ S.P.O. rifiuta un determinato lavoro (manuale o intellettuale/impiegatizio), decade dalla condizione di aderente al SERVIZIO DI PIENA OCCUPAZIONE e perde tutti i DIRITTI conseguenti. Vediamo invece che accade se l’iscritto (giovane o meno) accetta il lavoro (breve o lungo) e la sede (vicina o lontana) del suo svolgimento sul territorio nazionale italiano e/o nei Paesi contigui di area nord-africana, europea, extra-europea (con le quali aree l’S.P.O. avrà stretto accordi multilaterali). In questo caso, a partire dal primo lavoro, quale che ne sia la retribuzione e quale che ne sia la durata, l’S.P.O. (grazie alle convenzioni stipulate con il mondo bancario nazionale e con tutte le rappresentanze del mondo del lavoro) garantirà al suo ISCRITTO di poter iniziare a versare contributi pensionistici,  di POTER accendere un MUTUO per la sua prima casa (ovunque la voglia comprare) e un PRESTITO D’ONORE per le spese relative, ad esempio, alla costituzione di una nuova famiglia o alla procreazione di figli e alla gestione della MATERNITA/PATERNITA’ delle neo-famiglie. In questo modo, il DOVERE di accettare un’ assoluta FLESSIBILITA’ e duttilità nell’espletamento di lavori anche molto diversi (pur all’interno di un percorso coerente con le attitudini, i percorsi formativi, gli studi e le aspirazioni del soggetto e pur in vista di possibili STABILIZZAZIONI) in realtà geografiche disparate, sarà ampiamente COMPENSATO dal DIRITTO di poter accedere a FINANZIAMENTI del PROPRIO PROGETTO DI VITA (Mutui e Prestiti) che, attualmente, la piaga caotica e scellerata del PRECARIATO di sistema e dei LICENZIAMENTI di massa non consente nemmeno lontanamente, distruggendo il presente e il futuro di milioni di giovani e meno giovani. Per il sistema bancario e per il sistema economico complessivo, pare persino superfluo ricordarlo, nuove famiglie e nuovi individui che recuperino dignità lavorativa ed esistenziale, significa nuovi conti correnti, nuovo possibile risparmio e nuovi consumi. Per lo Stato, tutto ciò significa anche nuove entrate per l’Erario ed emersione/riconversione di molto lavoro nero.
  6. L’individuazione (vedi sopra) di Tito Boeri quale nuovo titolare, prima nel “GOVERNO LUCE” (da contrapporre, sino al 2013, all’umbratile governo Berlusconi) e poi in un vero e proprio esecutivo votato dagli italiani, del Dicastero di Economia e Finanze, garantisce inoltre una serie di altre proposte innovative per il rilancio economico complessivo dell’Italia e del mondo del lavoro in particolare (basta ripercorrere tutto quello che Boeri ha detto o scritto in questi anni, per rendersene conto). Analogo ragionamento varrà per Stefano Fassina (proposto da Noi per il Ministero dello Sviluppo Economico) se, invece di proponimenti retorici, generici e stancamente ricalcati sul passato, l’attuale giovane dirigente PD vorrà affrontare con coraggio e originalità le sue eventuali responsabilità di governo.
  7. D’altra parte, ci sembra di aver già indicato delle “INNOVAZIONI DI SISTEMA” così radicali e concrete che, soltanto a partire da esse, il Bel Paese potrà offrire alle sue vecchie e nuove generazioni un avvenire ben diverso da quello posto all’orizzonte da Berlusconi Bossi, Tremonti, etc., così fosco e privo di speranze per le industrie, i commerci, le professioni e il lavoro dipendente, impiegatizio od operaio. Un presente e un avvenire, quello propugnato in salsa pidiellina e leghista, insoddisfacente rispetto a TUTTE LE CATEGORIE PRODUTTIVE, ma soprattutto tragicamente indifferente alla sorte di tanti lavoratori precari, giovani e meno giovani.
  8. Naturalmente, Democrazia Radical Popolare (e il Nuovo Centro-Sinistra, se esso vorrà fare tesoro dei nostri suggerimenti), parlerà di altre misure importanti per il Rilancio dell’Economia italiana (e del mondo dell’industria, dei commerci e delle libere professioni, oltre che del lavoro subordinato) anche più avanti, ciascuna misura/proposta in stretta relazione alle aree tematiche sintetizzate nelle 10 epigrafi riassuntive che campeggiano nella HOME PAGE del nostro sito ufficiale (www.democraziaradicalpopolare.it). Non senza ribadire che il taglio drastico delle aliquote fiscali (su cui vedi sopra) è una misura che dà grande sollievo tanto ad industriali e commercianti, quanto a liberi professionisti e lavoratori dipendenti, trattandosi evidentemente di un provvedimento inter-classista. E niente affatto demagogico o irrealizzabile, visti i solidi presupposti contestuali nel quale verrebbe incastonato; presupposti tali da rafforzare il gettito per l’Erario e per le opere di Welfare e Risanamento del Debito Pubblico che ne potranno conseguire.

Di certo, il contenuto di questo testo va preservato nei suoi spunti ancora utili e attuali, rivisto in una serie di passaggi non più opportuni.
Intanto non ci convince più il profilo di Tito Boeri per l’assunzione di importanti responsabilità ministeriali di natura economica.
Troppo subalterne e intempestive, le sue analisi relative alla crisi europea in corso, e troppo poco convincenti le ricette ultimamente proposte per porvi rimedio.
Il che non esclude, per Boeri come per altri, qualora la loro visione si riformasse in senso decisamente neo-keynesiano spinto (l’unica prospettiva in grado di risollevare l’Italia e l’Europa), la possibilità di essere recuperati per qualche futuro incarico governativo.

Il vecchio testo citato sopra si articolava al lume di una prospettiva keynesiana classica, laddove individuava nel Debito Pubblico un problema (non un isterico bau-bau per gli allocchi, naturalmente) da risolvere entro un complessivo ciclo economico, ma certo non tale da frenare necessarie politiche economiche cosiddette espansive, fondate sugli investimenti pubblici.
Inoltre, venivano messe in stretta connessione le risorse provenienti dalle tasse dello Stato e la disponibilità di mezzi per la spesa e gli investimenti pubblici.
Da allora, dopo averla lungamente studiata, ci siamo convinti della bontà scientifica della cosiddetta MMT o Modern Money (Monetary) Theory, a margine della quale sia Noi che i Massoni di Grande Oriente Democratico abbiamo scritto alcuni articoli (per leggerli inserisci il lemma “MMT” o “Modern Money Theory” nella Sezione del nostro Sito denominata CERCA IN DRP, clicca per leggere,e nella Sezione del Sito www.grandeoriente-democratico.com denominata CERCA IN GOD, clicca per leggere.
Perciò, riteniamo che quello del Debito Pubblico e delle tasse come fonte di finanziamento della spesa pubblica sarà un falso problema una volta che l’Italia e le altre nazioni europee si siano dotate di un’unica moneta veramente sovrana, di una Banca Centrale con poteri da prestatrice di ultima istanza, di unificati titoli del tesoro europeo (EUROBOND) e di una governance politica legittimata democraticamente, attraverso la centralità di un Parlamento europeo che possa sfiduciare o meno un esecutivo continentale eletto direttamente dai cittadini.
Quindi, del vecchio testo pubblicato molto tempo fa, si valorizzino le suggestioni ancora valide, ma si relativizzi ogni considerazione concernente la riduzione del Debito Pubblico, un non-problema se affrontato nella giusta chiave politica ed economica.
In effetti, una entità statuale che praticasse concretamente la MMT, spendendo a deficit positivo per alimentare occupazione, consumi, produttività, avrebbe il solo problema di tenere a freno eventuali spinte inflattive derivanti dalla massa monetaria messa in circolazione. Problema risolvibile sempre con un proporzionale incremento di produttività e, una tantum, con politiche ad hoc di tassazione su un tessuto socio-economico che sarebbe divenuto nel frattempo così opulento da sentirne a malapena l’effetto, al contrario di quanto accade attualmente con una pressione fiscale altissima sulla testa di aziende, professionisti, commercianti, lavoratori già devastati da una crisi epocale.
Naturalmente, proprio in un eventuale e futuro assetto di MMT felicemente operante, sarebbe importantissimo che la spesa pubblica andasse effettivamente nella direzione di investimenti produttivi ed efficaci: solo in questo modo, lo ribadiamo, l’aumento di moneta circolante non produrrebbe inflazione oltre i limiti tollerabili e sarebbe invece foriera di un parallelo incremento di prodotti, beni e servizi, in favore della prosperità generale.
Così, anche il contenimento o l’abbattimento del Debito Pubblico (e degli interessi relativi), in luogo di essere la preoccupazione primaria dell’azione governativa, diventerà un’eventualità molto subalterna, percorribile in periodi di grande espansione e benessere collettivo, e solo allo scopo di monitorare anche in questo modo l’inflazione.
Alla luce di queste considerazioni preliminari, possiamo tranquillamente confermare la bontà dell’istituzione del COMMISSARIATO PER LA RIDUZIONE DEL DEBITO PUBBLICO (C.R.D.B.), misura molto diversa dall’insipiente trovata della SPENDING REVIEW. Quest’ultima, infatti, avrà soltanto conseguenze depressive per la spesa pubblica e i servizi relativi.
Confermiamo invece pienamente, specie sullo sfondo di un auspicabile NEW DEAL europeo (di cui un’Italia a guida progressista potrà essere protagonista) quanto dicevamo nella vecchia stesura di questo testo a proposito del SERVIZIO CIVILE MEDITERRANEO S.P.A. (S.C.M. S.P.A.) e del SERVIZIO DI PIENA OCCUPAZIONE (S.P.O.), con la chiosa che l’eliminazione totale della disoccupazione (con contestuale emersione del lavoro nero) non deve essere un traguardo limite. Al contrario, la si consideri un obiettivo da raggiungere in tempi rapidi con massicci investimenti pubblici di tipo rooseveltiano che stimolino a loro volta ingenti investimenti dal settore privato.
Quanto all’abbattimento delle aliquote fiscali di tutti i generi, in riforma di quanto sostenevamo diverso tempo fa e ancora una volta forti delle elaborazioni scientifiche della MMT, riteniamo che in un momento come l’attuale sarebbe bene non solo cancellare del tutto tasse come l’IMU e abbassare l’IVA al 15%, ma proponiamo anche una riduzione del 10 % di tutte le forme di imposte indistintamente. E’ per questa via che si legittima la lotta all’evasione fiscale e si aumenta il gettito effettivo nelle casse dello Stato (se e quando ciò sia utile al sistema economico complessivo, per calmierare l’inflazione e non con la falsa convinzione di finanziare per questa via la spesa a deficit positivo: su ciò, vedi le elaborazioni della MMT).

La verità, è che la via per una trionfale ripresa dell’economia italiana, europea ed occidentale passa per una serie relativamente semplice di decisioni politiche.
Il grande, grandissimo problema, è che oggi non compaiono all’orizzonte statisti che abbiano la volontà, il coraggio e la visione lungimirante d’insieme per prenderle, tali deliberazioni.
Barack Obama, finora, ha dimostrato di valere meno della metà della metà di Franklin Delano Roosevelt.
Diamogli un’altra chance di ben operare, anche se stiamo danzando sull’orlo dell’abisso e servirebbe soprattutto determinazione e rapidità esecutiva.
Quanto a Hollande, adesso serve passare dalle enunciazioni di principio ai fatti.
Per l’Italia, Democrazia Radical Popolare non smette di sperare che il Partito Democratico si svegli dal suo sonno letargico e, insieme a IDV, SEL e a chiunque abbia voglia di concorrere alla costituzione di una coalizione autenticamente progressista, possa finalmente costruire un Centro-Sinistra degno di questo nome.

 

Terza Serie
Per il Ripristino della Legalità Giudiziaria nella Nazione

 

Riproponiamo integralmente il testo già presentato nelle vecchie e superatissime 10 Serie di Proposte per il Governo dell’Italia dal 2011 in poi, da Democrazia Radical Popolare al Nuovo Centro-Sinistra (da costruire sulle ceneri del Vecchio) (clicca sopra per leggere), tuttavia non superate per quel che riguarda questa Terza Serie di Proposte:

“Noi proponiamo che, innanzitutto, Magistratura e Forze dell’Ordine ricevano tutti i fondi necessari all’informatizzazione totale dei propri servizi.
Non solo. Sarà necessario dotare queste Istituzioni dello Stato di tutti i mezzi più avanzati tecnologicamente e di tutte le risorse di cui, ormai da anni, risultano carenti.
Non vogliamo più vivere in un Paese dove, talora, qualche Procuratore della Repubblica o Cancelliere di Tribunale sia costretto ad andare alla radio o in tv a denunciare che nel proprio ufficio non ci sono più nemmeno i soldi per fare le fotocopie.
Né vogliamo più venire a conoscenza del fatto che manca alla Polizia di Stato (o ad altre Forze di Sicurezza) persino il denaro per acquistare la benzina necessaria a far circolare un numero adeguato di pattuglie.
Inoltre, vogliamo ovunque rafforzare gli organici, con maggiori risorse umane sia per la Polizia che per Forze militarizzate come Carabinieri e Guardia di Finanza, sia, soprattutto, per quanto concerne la Magistratura, civile e penale, inquirente e giudicante.
Dove trovare le risorse per tali opere di modernizzazione e potenziamento di strumenti e organico?
Alla popolazione italiana, sgravata nelle aliquote fiscali di parecchi punti percentuali (vedi sopra) non dispiacerà, con una piccola imposta (da pagarsi una sola volta, come tassa di scopo una tantum, e non di anno in anno), contribuire in parte al finanziamento di un settore delicato come quello della Sicurezza e della Giustizia.
Altri fondi verranno da contributi volontari (parzialmente detraibili fiscalmente) di aziende, banche, assicurazioni e privati che vorranno così testimoniare e pubblicizzare la propria militanza civile a favore del bene collettivo.
Il risultato, oltre ad una rigenerazione del funzionamento di tutta la filiera giudiziaria (dalla prevenzione alla sanzione penale alla discriminazione civile), sarà anche sensibile in termini di nuova occupazione (poliziotti, carabinieri, finanzieri, magistrati, etc.) e di commesse per le aziende che dovranno realizzare alcune opere di modernizzazione del settore o per operatori che normalmente erogano servizi legati all’intero comparto.
A fronte di tale generosa erogazione di nuove risorse (umane e strumentali), appare inderogabile una seria Riforma del Sistema Giudiziario che non sia ispirata da logiche piduistiche e vessatorie, ma solo dalla necessità di assicurare giustizia equa e rapida ai cittadini (sia sul piano civile che penale) e mantenere l’assoluta indipendenza della Magistratura dagli altri poteri dello Stato.
Si alla separazione delle carriere di Procuratori e Magistrati giudicanti, ma con le seguenti modalità: i Procuratori dovranno essere eletti direttamente dai cittadini, in collegi elettorali appositi dove ciascun candidato Procuratore con una squadra di Sostituti presenterà una propria Lista. Per poter ottenere (per una durata limitata nel tempo, salvo poi indire nuove elezioni) la titolarità di una Procura, una determinata Lista dovrà ottenere almeno il 65% del suffragio dei cittadini e le elezioni verranno reiterate fintanto che tale risultato non venga conseguito. Inoltre, la Lista non potrà essere politicizzata in senso classico (con l’appoggio formale di questo o quel partito politico): essa dovrà stabilire uno specifico rapporto fiduciario tra i candidati PM e la cittadinanza locale. In questo modo, con il quorum del 65%, la Procura non sarà la rappresentanza di una fazione, bensì il rispecchiamento di una vasta e trasversale maggioranza di popolazione e società civile.
Naturalmente, per poter accedere a tali Liste concorrenti per ogni singola Procura, occorrerà un attestato di idoneità riconosciuto a ciascun aspirante Procuratore e Sostituto da parte del Consiglio Superiore della Magistratura e dell’Associazione Nazionale Magistrati (A.N.M.)
Il quale CSM, proprio a tutela dell’indipendenza della Magistratura TUTTA, rimarrà comunque UNICO per Giudici e Procuratori della Repubblica.
Proponiamo inoltre che rimanga tale e quale il controllo dei PM sulla Polizia Giudiziaria.
Si ad una responsabilità civile piena da parte dei Magistrati che determinino una detenzione ingiusta e/o altri abusi in danno degli imputati.
Si, d’altronde, al mantenimento dell’obbligatorietà dell’azione penale, pur con delle linee di priorità stabilite non dal Parlamento, bensì dal CSM e dall’ANM (sempre in omaggio al principio dell’autonomia della Magistratura, con in più l’apporto di consultazione democratica di tutti i magistrati-procuratori e giudici- che il coinvolgimento dell’Associazione Nazionale Magistrati implica).
No al delirante principio (previsto dalla Riforma che auspicherebbe il piduista-pitreista Silvio Berlusconi) che i Procuratori, a differenza degli imputati, non possano fare ricorso in Corte d’Appello.
Tanto più se si vuole un “riequilibrio” tra accusa e difesa, ciascuna parte deve avere facoltà di proporre appello.
Poi c’è il problema della durata dei processi, civili e penali.
A differenza di quanto sognato dal pluri-imputato Berlusconi, il Processo Breve non può essere sinonimo di PRESCRIZIONE FACILE, CIOE’ IMPUNITA’, con conseguente danno inescusabile dei querelanti e delle parti civili costituitesi come tali.
Certo, anche il cittadino imputato ha diritto ad un giusto processo, dai tempi rapidi e certi.
Ecco perché, uno Stato che abbia garantito un adeguato aumento di risorse, strumenti e personale nella macchina giudiziaria (più giudici, più cancellieri e personale vario, più mezzi tecnologici a disposizione e remunerazione ottima di base, ma differenziata con dei surplus in base al merito e all’efficienza dimostrata nel compimento del proprio ufficio), potrà PRETENDERE determinati standards nella tempistica dei processi.
Quei Magistrati di qualunque funzione e ruolo o ambito (civile, amministrativo o penale) che entro determinati tempi (stabiliti per legge, con equilibrio, immaginando durate più brevi di quelle attualmente previste) non istruiscano il processo e/o non arrivino a sentenza, decadranno con effetto immediato dalla propria qualifica, perdendo il proprio posto di lavoro e lasciando spazio e occasione di farsi valere a persone più capaci ed efficienti.
Le persone coinvolte nei processi civili e amministrativi o imputati in quelli penali, i cui giudici siano decaduti, avranno diritto, entro un anno, ad una sentenza (per giungere alla quale in tempo utile, verrà disposto un impiego straordinario di risorse umane, con la regia dello stesso CSM).
Questo sistema (tempi rapidi e certi dei processi, sanzione dei Magistrati che non li rispettino, ma nel contempo eliminazione del principio della prescrizione e quindi dell’impunità) è l’unico in grado di ripristinare la piena Legalità Giudiziaria in Italia.
Appare persino superfluo osservare che, se una tale Riforma della Giustizia Penale darà molti buoni frutti nella percezione generale degli utenti/cittadini (sia imputati che parti lese, compresa la collettività che vorrebbe vedere scagionati rapidamente gli innocenti e puniti con certezza i criminali), parimenti, in ambito CIVILISTICO, è incalcolabile la quantità di INVESTIMENTI di capitali stranieri che il Sistema-Italia potrà ATTRARRE, nel momento in cui saranno assolutamente certi modalità e tempi della risoluzione delle controversie legali (esattamente il contrario di quanto accade oggi…).
Sul piano dell’esecuzione delle pene, invece, ci sembra che occorrano due principi complementari tra loro.
Costruzione e allestimento di nuovi carceri, improntati effettivamente (non come accade ora…) ai principi di rispetto dell’umanità del detenuto e di volontà di recupero e reintegro- sociale, culturale, spirituale e professionale- dei condannati.
Nel contempo, però, certezza della durata della pena e assoluto rigore nel non concedere sgravi temporali della stessa in una misura che offenda e ferisca in modo irrimediabile l’esigenza di giustizia delle parti lese o dei loro cari, specie se si tratti di crimini di sangue.”
,

con l’ovvia considerazione, già fatta all’interno della

Seconda delle 10 Serie di Proposte per il Governo dell'Italia dal 2013 in poi.... (clicca sopra per leggere),

che l’adozione di una prospettiva economica come quella supportata scientificamente dalla Modern Money Theory (MMT), rende di fatto superflua qualsiasi tassa di scopo per finanziare il potenziamento delle risorse a disposizione di Forze dell’Ordine e Magistratura.
Basterà, semmai, la capacità dello Stato di esercitare spesa a deficit positiva: di fatto un investimento che ritornerà indietro fruttuosamente in termini di servizi per i cittadini, ma anche di produttività per le imprese e dunque virtuosa circolazione economica in una direzione anti-recessiva di cui beneficerà tutta la collettività.

 

Quarta Serie

A favore di un Federalismo Possibile e per il definitivo Riequilibrio socio-economico, culturale e civile tra Nord e Sud

 

Riproponiamo integralmente il testo già presentato nelle vecchie e superatissime 10 Serie di Proposte per il Governo dell’Italia dal 2011 in poi, da Democrazia Radical Popolare al Nuovo Centro-Sinistra (da costruire sulle ceneri del Vecchio) (clicca sopra per leggere), tuttavia non superate per quel che riguarda questa Quarta Serie di Proposte.

In realtà, a rileggere il testo sottostante (pubblicato originariamente ancora in tempi di agonizzante Governo Berlusconi), stupisce davvero la straordinaria lungimiranza previsionale e la perdurante attualità delle considerazioni da Noi fatte molti mesi orsono.
E forse questo è uno di quei sigilli che più contraddistinguono la nostra vis propositiva, sin dal momento originario in cui Democrazia Radical Popolare si è ufficialmente presentata all’opinione pubblica. Essa (tale granitica e feconda vis), a parte alcuni tratti inessenziali, si mostra solida e remota da qualsivoglia culto dell’effimero, del conformismo politicante, dell’opportunismo becero.
Siamo pertanto lieti di riproporre alla meditazione e alla metabolizzazione (da parte di comuni cittadine e cittadini – il famoso popolo sovrano e votante – e da parte di militanti e dirigenti politici dell’area di un costituendo Nuovo Centro-Sinistra) le nostre riflessioni di qualche tempo fa, ritenendole ancora più calzanti e opportune di quando furono pubblicate per la prima volta:

 

“PREMESSA

Chi ha imparato a conoscere Democrazia Radical Popolare sa che non solo non siamo conformisti parolai e retorici, ma che amiamo andare decisamente controcorrente.
Noi siamo contro la diminuzione del numero complessivo dei parlamentari nazionali, innanzitutto, perché riteniamo che, meno deputati e senatori si hanno in rapporto alla popolazione, meno il popolo è rappresentato nella sua sovranità.
Se in uno stato grande e moderno non sono molte le occasioni di rappresentanza diretta e democrazia partecipativa, manteniamo almeno in vita un livello adeguato di rappresentanza indiretta, attraverso un numero congruo di eletti dalla cittadinanza (anche se i fascio-leghisti di Berlusconi e Bossi preferirebbero avere truppe di nominati ai loro autocratici ordini).
Quasi la totalità dei vertici delle forze politiche italiane (oltre a Berlusconi e Bossi) è ufficialmente a favore della diminuzione dei parlamentari, che consentirebbe un maggior controllo da parte dei segretari di partito e dei capigruppo sui rappresentanti del popolo sovrano, contribuendo a rafforzare una gestione oligarchica della res publica, operazione peraltro già favorita dall’eliminazione delle preferenze nella disponibilità elettorale dei cittadini.
Parimenti, a proposito di federalismo e di andare controcorrente, Noi di DRP siamo contrari all’abolizione delle province: si tratta, come nel caso del progetto di contrazione del numero di eletti dal popolo, di una mossa demagogica e di scarsa utilità per le casse dello Stato.
Infatti, una volta che fossero effettivamente abolite le province, altri enti territoriali dovrebbero assumere gli oneri amministrativi ed operativi di esse (costruzione e manutenzione di strade e di varie infrastrutture, ad esempio), mentre il personale dipendente sarebbe comunque dislocato in altri uffici statali centrali o locali, non essendo pensabile (né giuridicamente possibile) licenziarlo in blocco, mandando sul lastrico innumerevoli famiglie. Né, anche a volere e potere licenziare in blocco migliaia di padri e madri di famiglia, si può pensare che altri dipendenti pubblici (già impegnati con propri incarichi) raddoppino le ore di servizio o si dotino ciascuno di quattro mani e due cervelli per sobbarcarsi le mansioni degli attuali dipendenti provinciali.
Le province, insomma, a  nostro parere, vanno lasciate come stanno, essendo dei cruciali e utili organi di raccordo delle relazioni dei comuni minori tra di loro e delle esigenze di questi ultimi in rapporto all’amministrazione regionale e a vicine aree metropolitane.
Le province, se ben utilizzate in favore della collettività e non per parcheggiare politici e portaborse in esubero, possono rappresentare uno degli architravi di un Federalismo Possibile e Auspicabile, costituendo uno snodo strategico del rilancio economico, civile e culturale dei variegati e complessi territori locali del Bel Paese.

SVOLGIMENTO

Veniamo invece al federalismo proposto dall’agonizzante, ultimo governo Berlusconi.
Così riassumeva lo stato dell’arte in merito, fra i tanti osservatori, Francesco Costa, scrivendo un articolo dal titolo “Guida minima al federalismo fiscale” , pubblicato in data 31 gennaio 2011 per la testata on-line IL POST (www.ilpost.it), di cui riportiamo il testo:

“Nel casino politico di questi mesi, uno dei pochi partiti ad avere una posizione stabile è stata la Lega Nord, la cui linea è: o il federalismo o le elezioni. In Parlamento l’attività legislativa del centrodestra è sostanzialmente impantanata: alla Camera la maggioranza è d’accordo su una cosa soltanto, continuare così ancora un po’, e quindi non sembra in grado di votare nulla che abbia un contenuto politico più incisivo e concreto di una semplice mozione di fiducia basata sulle ennesime promesse di buone intenzioni. L’unico progetto che rimane in piedi è il federalismo fiscale: perché la Lega ne ha fatto la condizione per la sopravvivenza di questo governo e perché in passato è stato votato anche da parte dell’opposizione. Quella che si apre oggi è la settimana decisiva per il federalismo fiscale e quindi anche per la legislatura. Vediamo quindi di capirne qualcosa in più.
Di cosa parliamo
Genericamente, l’obiettivo del federalismo fiscale è mettere in piedi una serie di norme e criteri tali da stabilire un regime di proporzionalità diretta fra le imposte riscosse in una determinata area territoriale e le imposte effettivamente utilizzate a beneficio di quell’area. Sebbene quando si parla di federalismo fiscale si utilizzino spesso dei verbi al futuro – succederà, cambierà, migliorerà, peggiorerà – parliamo di un sistema di norme che è già entrato in vigore: con la riforma del Titolo V della Costituzione approvata nel 2001 e con la legge 42 del 5 maggio 2009.
La legge del 2009
Se la legge costituzionale del 2001 mette per iscritto il principio della proporzionalità diretta, la legge del 2009 ha dato maggiore concretezza a quel principio, stabilendo il coordinamento dei centri di spesa del denaro pubblico con i centri di prelievo delle tasse. Per diventare operativo, però, questo regime ha bisogno dei cosiddetti decreti attuativi: una serie di provvedimenti che stabiliscono i dettagli fondamentali della riforma, che devono essere approvati entro il 5 maggio 2011 e che si snodano nell’arco di sette anni: due per l’attuazione della legge e cinque di regime transitorio.
La legge del 2009 è stata votata da PdL e Lega, mentre PD e UdC si sono astenuti; l’Italia dei Valori ha votato con il centrodestra alla Camera e si è astenuta al Senato. Il testo introduce tutta una serie di strumenti di coordinamento e disciplina tra i vari livelli di governo, volti a premiare gli enti locali cosiddetti “virtuosi”, cioè quelli che non spendono più di quanto incassano, individuando vari indicatori di efficienza e adeguatezza a fronte dei quali si ricevono maggiori o minori risorse. Inoltre, la legge istituisce una Commissione tecnica paritetica per l’attuazione del federalismo fiscale; istituisce una Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica, come “organismo stabile di coordinamento della finanza pubblica”; istituisce un Fondo perequativo, volto a ridurre le differenze nella distribuzione del denaro a vantaggio delle regioni che hanno una minore capacità fiscale per abitante; apre la strada alla costituzione delle città metropolitane nelle province di Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria; istituisce l’ente territoriale “Roma capitale”, dando al comune di Roma speciali autonomie statutarie, amministrative e finanziarie, nei limiti stabiliti dalla Costituzione.
I decreti attuativi approvati
La Commissione parlamentare bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale fino a questo momento ha approvato tre decreti attuativi. Quello sul federalismo demaniale, votato da PdL, Lega e Italia dei Valori, che attribuisce parte del patrimonio dello Stato a comuni, province e regioni. Quello sull’ordinamento di Roma Capitale, provvisorio, che dota il comune di Roma di autonomie speciali finché non saranno disciplinate le città metropolitane. Quello sui fabbisogni standard di comuni e province, che determina il superamento della spesa storica a favore dei fabbisogni standard: se in passato, col criterio della spesa storica, le risorse venivano attribuite sulla base del denaro speso negli anni precedenti, dando quindi più soldi a chi spendeva di più e incentivando la spesa di denaro, il principio dei fabbisogni standard individua il costo efficiente dei servizi e lo fa diventare il parametro sulla base del quale determinare le risorse da distribuire.
I decreti attuativi da approvare
Ci sono poi alcuni decreti attuativi i cui schemi sono stati già approvati dal Consiglio dei ministri ma devono ancora essere approvati dalla Commissione bicamerale. Tra questi i più rilevanti sono due. Il primo è quello sul federalismo fiscale municipale, che cancella 11,3 miliardi di trasferimenti statali ai comuni ma attribuisce ai sindaci una compartecipazione del 21,7 per cento sul gettito della cedolare secca sugli affitti, una compartecipazione del 2 per cento all’IRPEF maturata sul territorio, il 30 per cento del gettito delle imposte di registro, di bollo, ipotecaria e catastale, il 50 per cento del gettito recuperato dall’evasione fiscale e il 75 per cento degli incassi derivanti dall’emersione delle case fantasma. Il decreto introduce dal 2014 due nuove imposte: l’IMU, imposta municipale unica, che comprende e sostituisce ICI e IRPEF e avrà un’aliquota del 7,6 per cento, e un’imposta municipale secondaria facoltativa. Il federalismo fiscale municipale, inoltre, permette ai comuni di introdurre una tassa di scopo per finanziare le opere pubbliche e una tassa di soggiorno per i non residenti fino a cinque euro per ogni notte in albergo. L’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani ha dato il suo accordo al decreto.
Il secondo è quello sul federalismo fiscale regionale, che introduce: l’addizionale IRPEF per le regioni, dando loro la possibilità di aumentarla del 3 per cento se si riduce l’aliquota dello Stato; la riduzione dell’IRAP se l’IRPEF non aumenta; l’assegnazione di una quota dell’IVA alle regioni e la riorganizzazione di molte altre misure fiscali regionali. Ne rimangono altri tre: quello su premi e sanzioni per regioni ed enti locali, quello sull’armonizzazione dei bilanci pubblici, quello sugli interventi di coesione con i fondi europei.
L’equilibrio in commissione
La Commissione bicamerale è composta da trenta parlamentari. Al momento della sua istituzione, il centrodestra poteva contare sulla maggioranza dei membri; il rimescolamento seguito all’uscita dei finiani dal PdL ha portato la Commissione in una situazione di stallo. Oggi la maggioranza può contare su quindici parlamentari e l’opposizione può contare su altri quindici parlamentari: questo vuol dire che ogni parlamentare è determinante e da giorni girano voci su possibili assenze o astensioni strategiche da parte di membri della maggioranza o dell’opposizione. In ogni caso, dopo il voto della Commissione bicamerale i decreti dovranno passare all’esame delle commissioni bilancio e finanze dei due rami del Parlamento.
Gli schieramenti
PdL e Lega sono determinati a sostegno del sì, sebbene in queste ore qualcuno stia mostrando disillusione nei confronti del contenuto dei decreti. Futuro e Libertà e UdC sembrano orientati al no: sostengono che questi decreti attuativi – soprattutto quello sul fisco municipale – finiranno per aumentare le tasse e non per ridurle, e per sottrarre risorse al sud a vantaggio del nord. PD e IdV sono ancora guardinghi e aspettano di capire se e come saranno accolte le loro proposte e i loro emendamenti.
Il percorso da qui in poi
La Commissione bicamerale dovrà dare il suo parere giovedì 3 febbraio. In caso di pareggio, quindici a quindici, il decreto sarà considerato respinto e quindi la palla tornerà al governo, che dovrebbe riferire alle camere e riprendere in mano l’iniziativa. Questo e gli altri decreti attuativi vanno approvati entro il 21 maggio 2011, ma il deputato finiano Baldassarri ha presentato un emendamento al decreto milleproroghe per prorogare la scadenza al 31 dicembre.”

I decreti attuativi sono stati poi approvati.
Per la Lega, il federalismo fiscale è il cavallo di Troia per propiziare successivi tentativi di devoluzione o secessione, comunque un potente grimaldello per attentare alla’unità della Nazione italiana: lo ha affermato candidamente Umberto Bossi, lo hanno ripetuto tranquillamente, a più riprese, diversi esponenti di punta delle eversive camicie verdi.
Per il PDL, il federalismo fiscale è la merce di scambio per la sopravvivenza dello squinternato governo Berlusconi & Scilipoti.
Per le attuali opposizioni, il federalismo fiscale non si sa bene cosa sia e comunque si è diffusa una tacita e conformistica adesione al refrain ormai di moda: federalismo è bello, è utile, è necessario.
Insulse stupidaggini.
Per chi ha letto con attenzione i testi legislativi relativi a questa specifica “operazione federalistica” targata Berlusconi, Bossi e Camerati leghisti-pidiellini, ma anche soltanto per chi ha visionato la sintesi di Francesco Costa che abbiamo riportato sopra, non sarà difficile comprendere che, oltre tutto in tempi di presente e futura stagnazione/recessione/depressione, austerità e crisi di entrate per le famiglie, questo federalismo fiscale alla padana rappresenterà, per gli abitanti del Nord, del Centro, del Sud e delle Isole, un incremento di costi a carico delle collettività e un parallelo aumento di imposte. Nel contempo, diminuiranno le risorse pubbliche per garantire il welfare state e rilanciare crescita e sviluppo economico locale.
Questo pastrocchio di federalismo costerà alla comunità nazionale e a quelle locali un mucchio di soldi in più, altro che risparmi: se ne stanno accorgendo già e se ne accorgeranno sempre meglio i contribuenti settentrionali e meridionali.
Ma il nostro ragionamento intende andare oltre.
Intanto, per principio e per rigore di metodologia democratica (partecipativa), il Nuovo Centro-Sinistra, se mai si costituirà e andrà al governo (ben altra cosa è che vadano al governo gli attuali, sbrindellati leaders del vecchio centro-sinistra: da costoro non c’è da aspettarsi nulla di buono e di utile), dovrà cassare tutte le norme legislative (del 2001 e del 2009, sopra citate da Francesco Costa) e i decreti attuativi di questo federalismo costoso e controproducente. Poi dovrà consultare effettivamente le comunità locali di tutti i municipi e di tutte le province italiane, per sapere effettivamente di quale tipo di decentramento il popolo senta il bisogno, e solo dopo questi due primi atti, potrà provvedere a nuove azioni legislative lungimiranti e ben calibrate.
Noi di DRP, tuttavia, anticipiamo che, in tempi di globalizzazione e di futura maggiore integrazione politica dell’Europa, il federalismo vero e rilevante dovrà essere quello che unisce tra loro le nazioni del Vecchio Continente.
In questa prospettiva, nella quale il rilancio economico delle regioni, delle province, dei comuni e delle aree metropolitane europee dipenderà dalla forza della politica sovra-ordinata alla tecnocrazia, sarà bene che gli stati nazionali - già molto deboli rispetto alle oligarchie finanziarie internazionali che ne hanno usurpato i poteri, producendo così LA CRISI PRESENTE - mantengano saldi, rigenerino e riscoprano le proprie prerogative e capacità di pianificazione e intervento, invece di sbriciolare e frammentare in mille rivoli localistici gli indirizzi per la rinascita del sistema Italia.
Vanno creati gli Stati Uniti d’Europa, cui gli stati nazionali possano devolvere le linee guida supreme di una politica federale e unitaria europea sul piano della programmazione economico-finanziaria, legislativa generale, di politica estera, in termini di difesa, gestione delle forze armate e dell’ intelligence, ricerca scientifica, promozione culturale etc. Le nazioni, in questo contesto, devono essere a loro volta forti, unite e coese nel rappresentare in seno a nuove istituzioni europee (le attuali vanno ampiamente modificate in senso democratico, legittimandone in tal modo i poteri) le istanze dei propri territori locali.
Quindi, assolutamente controcorrente rispetto allo starnazzare generale di politici italioti di destra e di sinistra, Noi di DRP affermiamo che: A) La giusta forma di federalismo per l’Italia la deve discutere, valutare e proporre il POPOLO SOVRANO, consultato PARTECIPATIVAMENTE (come è stato fatto con i REFERENDUM, che hanno respinto quelle PRIVATIZZAZIONI dei servizi pubblici che ora gli AVVOLTOI delle BCE con i propri complici nostrani vorrebbero riproporre) intorno alle proprie reali esigenze e non secondo l’interpretazione che di esse vorrebbero fornire Berlusconi, Bossi e Camerati B) Probabilmente, per una Nazione che è entrata ormai nel XXI° secolo e nel Terzo Millennio e con un pianeta in corso di globalizzazione, l’attuale articolazione territoriale in regioni, province e comuni è già abbastanza “federalistica e decentrata” rispetto a quello che serve all’Italia e agli italiani.
Il federalismo fiscale in salsa leghista, invece, serve agli eversori in camicia verde per fare un favore a coloro che, in Europa e nel Mondo, vorrebbero frammentare l’unità nazionale italiana per finalità economico-strategiche inconfessabili e rapaci (di questo, torneremo a parlare meglio in futuro). Il progetto della secessione, è bene che lo sappia anche l’inconsapevole (e spesso in buona fede) base leghista, così come è bene che lo sappiano anche gli altri cittadini italiani, è qualcosa che fa gola soprattutto ad ambienti tedeschi, russi e di alta finanza araba, tanto per essere chiari. E più in generale, un potere centrale italiano sempre più debole fa gola proprio a quegli oligarchici gruppi finanziario-bancario-industriali della destra massonica e para-massonica internazionale con i quali la LEGA NORD di giorno polemizza folcloristicamente per mezzo di personaggi alla Borghezio, e di notte stringe accordi incestuosi in danno degli interessi del popolo italiano (abitanti del Nord compresi).
Semmai, con riferimento alle norme finora approvate, se ne potranno utilizzare le uniche non disprezzabili, come ad esempio quelle sui fabbisogni standard che sostituiscano il principio della spesa storica (vedi sintesi di Francesco Costa, riportata sopra) di comuni e province.
Ma tutto l’impianto dell’attuale federalismo fiscale in salsa leghista è all’insegna dell’aumento di imposte e tasse locali e di risparmio e tagli sugli interventi pubblici in servizio delle comunità (welfare generale e assistenza sanitaria, infrastrutture, incentivi al rilancio economico, saldo dei debiti verso imprese e professionisti che hanno lavorato per gli enti locali senza essere pagati da anni e anni): un paradigma, questo, ancora di stampo neoliberistico, lo stesso che sta mandando in recessione e depressione tutta l’economia occidentale.
Il migliore e più auspicabile FEDERALISMO, per l’Italia, consiste in un impegno comune di tutta la classe politica nostrana (di destra, centro e sinistra, se possibile), oppure soltanto di un Nuovo Centro-Sinistra (se i partiti di destra resteranno irrimediabilmente schiavi e succubi di ortodossie neoliberiste e tecnocratiche, le stesse che hanno infettato l’attuale dirigenza del vecchio centro-sinistra, con poche, significative eccezioni) nel promuovere una visione FEDERALE, UNITARIA, DEMOCRATICA E FORTEMENTE POLITICIZZATA dell’Europa e delle sue Istituzioni principali, soppiantando la dittatura illegittima della BCE e delle oligarchie finanziarie che ne ispirano l’azione.
Il migliore FEDERALISMO, per l’Italia, consisterebbe innanzitutto nel buon uso che attuali regioni e province del Bel Paese volessero fare dei cospicui fondi europei per lo sviluppo, che spesso le (cattive) amministrazioni locali infiltrate da mafia, ndrangheta e camorra (e martoriate da incompetenza cronica e da provincialismi clientelari) non sono nemmeno in grado di  utilizzare al 100%, gestendone una porzione limitata per arricchire tasche private in luogo degli interessi pubblici delle comunità locali.
Il federalismo fiscale e/o politico in salsa leghista, per una macro-regione europea come l’Italia, equivarrebbe a porsi il problema, per uno degli stati degli USA, di frammentarsi in ulteriori piccoli staterelli, invece di mantenersi saldo in una dialettica federativa con le autorità di Washington. Si tratta di una prospettiva assurda, paradossale e controproducente, che soltanto la demagogia di politicanti avventuristi e inetti (che benefici concreti hanno portato al Nord in circa 20 anni di partecipazione al potere?) come Bossi, Maroni, Calderoli, Castelli, Reguzzoni, Salvini & Company poteva immaginare e suggerire.
Invece, Bruxelles (e non Francoforte…) deve divenire la Washington dell’Europa e l’Italia deve aspirare ad essere come una vivace e prospera “California”, invece che tornare a gingillarsi con le lotte municipali e campanilistiche, mentre gli invasori francesi, tedeschi, britannici, arabi, russi, cinesi, etc., fanno scempio della nostra sovranità nazionale così come un tempo lo hanno fatto le armate di imperatori teutonici, re francesi e spagnoli, kaiser austriaci e ancora armate naziste e servizi segreti di mezzo mondo, con quelli britannici in testa.

Risulta poi evidente, a qualsiasi osservatore in buona fede, che un definitivo Riequilibrio socio-economico, culturale e civile tra Nord e Sud può passare soltanto attraverso un massiccio investimento in nuove infrastrutture e opere pubbliche locali nel Meridione (gestito dal governo nazionale e monitorato dalle FORZE ARMATE e da qualificate FORZE ISPETTIVE civili, con un rendiconto pubblico e periodico, attraverso i media del servizio pubblico radio-televisivo, dei soldi spesi e degli obiettivi raggiunti, in modo tale da scongiurare i soliti sprechi e le solite corruttele), così come nella costituzione  - nelle regioni e province meridionali - di medi e grandi consorzi di piccole imprese, finalizzati specificamente alla valorizzazione e commercializzazione sul mercato globale extra-nazionale di produzioni tipiche dei territori locali (specie su mercati emergenti in cui aumentano i consumatori benestanti interessati all’acquisto di beni occidentali, come la Cina, il Brasile, la Russia, etc., ma anche presso paesi su cui possano conquistarsi nuove quote di esportazione di prodotti in virtù di una migliore opera di promozione, distribuzione e pubblicità, come in Giappone, USA, Europa e ricche nazioni arabe).
Facciamo qualche esempio pratico.
Ipotizziamo che una singola provincia meridionale abbia a disposizione dei fondi europei e/o propri per lo sviluppo, da investire sui comuni del circondario.
Invece di spendere primariamente soldi per statue, campane di edifici civili o ecclesiastici, muri, etc. (tutte cose pure necessarie in un secondo tempo, quando le vacche saranno più grasse) e altre causali statiche, infeconde, e non in grado di generare immediatamente crescita e rilancio economico, ecco cosa consigliamo:

  1. Si mettano a contratto (ben pagati, ma vincolati a lavorare 25 ore su 24) dei super-consulenti per l’esportazione di merci sui mercati globali ed emergenti, che sappiano valutare a fondo le potenzialità di espansione su di essi di prodotti tipici italiani e specificamente meridionali, conoscendo direttamente le varie realtà cinesi, russe, brasiliane, etc. e magari avendo con istituzioni e imprese di questi paesi rapporti di consuetudine e familiarità. Si dia mandato a questi super-consulenti di mettere a fuoco quali produzioni alimentari e artigianali tipiche dell’area provinciale meridionale in questione (magari anche allargando la selezione ad altre province limitrofe, di concerto con le istituzioni regionali) siano potenzialmente raggruppabili in consorzi ad hoc finalizzati all’espansione dell’offerta su mercati su cui già si esporta o alla conquista di nuovi e inediti spazi commerciali esteri. Una volta costituiti i consorzi, dotati di notevole forza d’urto in termini di capacità produttiva (molte imprese unite e coordinate da super-esperti/consulenti a vocazione internazionale e non dall’amministratore locale inetto di turno; supportate da fondi di investimento europeo o locale per l’opera di promozione, distribuzione e pubblicità; garantite dall’esperienza esotica e dalle entrature dei super-consulenti su certi mercati emergenti; capaci insieme di dar corso ad un rapido aumento della produzione in conseguenza di un rapido aumento della domanda ), essi saranno il volano per un rapido rilancio economico, sociale, civile, culturale e politico delle province che li avranno  generati.
  2. Infatti, aumento della produzione locale e dell’esportazione estera significherà nuovi posti di lavoro sul territorio locale; nuovi redditi per le famiglie e allargamento dei consumi locali, con conseguente aumento di entrate anche per i commercianti e i titolari di imprese locali che producono e vendono merci di altro genere rispetto a quelle prodotte dalle piccole aziende consorziate che esportano prevalentemente all’estero. Ma un aumento generale del PIL locale significherà nuovo gettito fiscale maggiore per l’erario, che potrà reinvestire tali fondi per nuovi consorzi e nuove infrastrutture
  3. Ai super-consulenti di cui sopra spetterà anche il compito di progettare e realizzare delle aree verdi, ricche di intrattenimento e occasione di ricreazione per famiglie e bambini, con all’interno spazi di vendita ed esposizione di merci locali e di merci esotiche degli stessi paesi esteri presso cui sono aumentate le esportazioni. In questo modo, sarà in piccola parte favorita ulteriormente l’industria e il commercio locale, ma soprattutto - opportunamente pubblicizzando e promuovendo a livello nazionale e internazionale queste mini aree ricreativo-commerciali - sarà favorita la loro frequentazione da parte del turismo italiano ed estero, specie quello più benestante e in grado di apprezzare e acquistare prodotti di qualità, legati al territorio in questione.
  4. Di contorno a tutto ciò, si potrà affidare ai suddetti super-consulenti anche il recupero a fini di turismo-culturale per fasce medio-alte del circuito globale internazionale, di palazzi ed edifici di interesse storico-artistico che possano diventare delle splendide dimore di soggiorno turistico come i PARADORES spagnoli (vedi la Paradores de Turismo de España S.A.). Su queste operazioni, del resto, i super-consulenti, di concerto con le istituzioni provinciali e regionali, potrebbero anche ottenere cospicui investimenti di lungimiranti banche estere di affari, facendo pertanto affluire sul territorio locale ingenti capitali e offrendo ulteriori occasioni di lavoro, consumi e benessere economico per tutti.

Contestualmente, bisognerà sensibilizzare l’Unione Europea per ottenere NUOVI fondi straordinari finalizzati alla realizzazione delle opere pubbliche e delle infrastrutture grandi, medie e piccole di cui parlavamo sopra e di cui il Mezzogiorno d’Italia ha bisogno urgente. Ma, se si sarà lasciato svolgere sino in fondo il LAVORO di super-consulenti del tipo che abbiamo descritto e se si potrà mostrare concretamente che determinate PROVINCE e COMUNI meridionali hanno realizzato un inequivocabile rilancio economico del proprio territorio, l’EUROPA sarà ben lieta di finanziare STRAORDINARIAMENTE quelle amministrazioni locali che abbiano compiuto un’OPERA così VIRTUOSA.

W l’Italia Unita e l’Europa Federale, Abbasso il federalismo FASULLO, INUTILE E COSTOSO al servizio della CRICCA LEGHISTA e di POTERI SOVRANAZIONALI rapaci, subdoli e sado-masochisti, privi di ethos civile e di lungimiranza sociale e politico-economica globale.
Un Mondo globalizzato e “federato” fra territori che prosperino grazie alla libertà delle produzioni e dei commerci, grazie alla realizzazione della piena occupazione e alla globalizzazione dei diritti lavorativi e sindacali, grazie al principio dell’ equa distribuzione della ricchezza e grazie all’impegno politico di garantire universalmente una vita dignitosa, E’UNA OPZIONE saggia, giusta e lungimirante.

Un Mondo e una Europa globalizzati nella brutalità ottusa dei dogmi della destra massonica e paramassonica neoliberista e un’Italia in balia del federalismo secessionista di marca leghista possono avere solo un esito drammatico e inquietante: causare delle formidabili sollevazioni sociali e politiche che faranno piazza pulita di tutte le oligarchie parassitarie euro-atlantiche e italiane, casta dei politicanti leghisti inclusa. “

 

Ecco.
Al POPOLO SOVRANO il compito di rivendicare la sua inconculcabile facoltà di decidere, tramite REFERENDUM CONSULTIVO, su riforme di impatto così importante come qualsivoglia, futuro, nuovo progetto federalista.
Alla classe dirigente tutta, alla cittadinanza in genere e alle avanguardie culturali della società civile di questo Paese, la responsabilità di non disarticolare l’impianto equilibrato dell’articolazione statale locale (Regioni, Province, Comuni) e di non inseguire demagogiche e anti-democratiche riduzioni del numero dei rappresentanti del popolo, in omaggio a sgangherate pulsioni (sedicenti) anti-casta di personaggi che sono a loro volta fra i membri più farisaici e tutelati dell’establishment italiota.

 

Quinta Serie

Contro i Monopoli e i Conflitti d’interesse

 

L’Italia è il Paese degli Oligopoli e dei conflitti d’interesse.
Oligopoli che facilmente diventano cartelli semi-monopolistici.
Conflitti d’interesse piccoli e grandi che squalificano quotidianamente la vita politica, sociale, economica, mediatica e persino culturale della Penisola.
Solitamente si parla del caso macroscopico di Mediaset – in mano alla famiglia Berlusconi – che per decenni ha avuto il semi-monopolio delle reti televisive private e soprattutto un controllo ferreo su gran parte della raccolta pubblicitaria.
Adesso, con la presenza di SKY Italia e l’introduzione del digitale terrestre, la potenza di fuoco mediatica di Mediaset si è lievemente ridotta, ma solo lievemente.
Così, Berlusconi imprenditore si è trovato di fatto in una situazione semi-monopolistica prima di entrare in politica, mentre il Berlusconi politico ha potuto sommare al suo semi-monopolio anche un gigantesco conflitto d’interessi, in certi periodi dell’ultimo ventennio trovandosi addirittura a controllare e a condizionare almeno 5 (Canale 5, Italia 1, Rete 4, Rai Uno, Rai Due) delle 6 principali reti televisive italiane. Senza contare il prezioso apporto di Rai Fiction e di altre strategiche strutture del servizio pubblico, tutte dirette per anni e anni da cortigiani e manutengoli del Sire di Arcore.
Ciò è potuto accadere soltanto grazie alla complicità di svariati e influenti attori politici del centro-sinistra, sempre pronti – a livello individuale o collettivo – a trovare accomodamenti economici o tattici con il Cavaliere.
Non c’è dubbio che un Nuovo Governo di Centro-Sinistra, mondato da qualsivoglia avidità personale e disposizione a farsi corrompere da parte dei suoi leaders, dovrebbe legiferare su questo macroscopico problema del settore televisivo, risolvendo nel contempo la questione dei monopoli e degli oligopoli, insieme a quello del conflitto d’interessi.
Come?
Ecco alcune proposte:

  1. Nessun soggetto, personalmente o tramite società a lui riconducibili, dovrebbe possedere più di due reti televisive digitali (eccezion fatta per la RAI, affidata però a una fondazione diretta pro-tempore da eminenti personalità scelte a larga maggioranza- e dunque con criteri meta-partitici- dallo stesso corpo elettorale)
  2. Anche per quel che riguarda il settore satellitare, rompere il duopolio sostanziale di Mediaset e SKY e introdurre dei parametri più equilibrati e pluralistici.
  3. In ogni caso, mettere un tetto alla quota pubblicitaria percentuale (non assoluta, in termini di fatturato, poiché è sempre auspicabile che l’economia cresca, i consumi aumentino e con essi la spesa pubblicitaria complessiva) di cui ciascun soggetto imprenditoriale titolare di canali digitali e satellitari possa disporre, in modo tale da allargare e diversificare le possibilità di raccolta.

 

Con queste norme stringenti, non vi sarebbe nemmeno necessità di legiferare ulteriormente sul conflitto di interessi di un eventuale imprenditore televisivo che dovesse impegnarsi in politica: infatti, l’ampliamento dell’accesso alle reti digitali e satellitari e al conseguente mercato pubblicitario sarebbe di per sé elemento sufficiente e relativizzare l’influenza di ogni singolo gruppo mediatico, diluita dalla compresenza di molti altri gruppi, magari latori di orientamenti culturali e politici sensibilmente diversi fra loro.

Naturalmente, bisognerebbe legiferare in modo analogo anche per quel che riguarda altri organi mediatici (radio, giornali, riviste), stabilendo anche qui dei tetti di quota pubblicitaria percentuale per ogni gruppo e limitando la proprietà a massimo due radio e/o due giornali e/o due riviste (oppure una radio e un giornale, un giornale e una rivista, una radio e una rivista), vietando il cumulo tra il possesso di reti televisive e giornali o radio.
Anche nel caso delle testate on-line, sebbene con più tolleranza visto l’ancora scarso indotto pubblicitario, si dovranno mettere dei limiti alla concentrazione nelle mani di un solo soggetto o gruppo di troppe di esse.

Analoghe norme stringenti contro gli oligopoli o semi-monopoli dovrebbero riguardare anche altri settori rispetto a quello strettamente radio-televisivo e mediatico.
E’ emergenza oligopolio, da anni, nell’ambito delle stesse reti telematiche in senso lato.
Al riguardo, si legga, su www.webnews.it :

“Censis: la rete italiana soffocata dagli oligopoli”, articolo by Giacomo Dotta del 4 luglio 2007(clicca per leggere).

E’ emergenza oligopolio in moltissimi altri settori, fra cui spicca quello assicurativo, come risulta dal seguente pezzo:

“Piccoli assicuratori per le liberalizzazioni, contro l'oligopolio delle grandi compagnie”, articolo del 28 marzo 2012 by Daniele Venanzi per LINKIESTA (clicca per leggere).

A nostro ragionato parere, c’è poco da liberalizzare le tariffe di architetti e avvocati (a tutto vantaggio di grandi banche e assicurazioni o enti pubblici, che così potranno imporre servizi a prezzi stracciati, proletarizzando l’opera di tanti liberi professionisti che hanno diritto a un minimo di dignità tariffaria), mentre invece occorre senz’altro liberalizzare adeguatamente il settore dei notai (una vera e propria casta) e naturalmente quello delle assicurazioni, come ben delineato nell’ottimo articolo di Daniele Venanzi.

Più in generale, per combattere in modo serio e non parolaio i tanti oligopoli italiani, andrà costituita una commissione ad hoc (composta da personalità della società civile, da giornalisti d’inchiesta, da tecnici esperti del problema e da parlamentari) i cui lavori dovranno essere monitorati costantemente da una trasmissione di approfondimento delle reti rai creata per l’occasione, in modo tale da informare in tempo reale i cittadini dei risultati dell’inchiesta in corso.
Dopo di che, una volta che l’opinione pubblica sia stata adeguatamente informata dello stato dell’arte, verrà stilato un progetto di legge che risolva in modo tombale il problema degli oligopoli, non prima di aver sottoposto le singole misure del ddl alla discussione e all’approvazione del popolo sovrano mediante rapido referendum consultivo.

Per quel che concerne invece i conflitti di interesse, occorre legiferare in modo tale che chi siede nei consigli di amministrazione di banche e assicurazioni non possa anche avere incarichi o cointeressenze con società imprenditoriali e viceversa.
Inoltre, occorre che i titolari di interessi imprenditoriali o finanziari non possano detenere quote rilevanti di organi mediatici radio-televisivi e cartacei e viceversa.
Particolare attenzione va riservata ai rappresentanti del popolo eletti in Parlamento.
In un contesto liberal-democratico caratterizzato da stato di diritto non si può vietare ad alcuna categoria di cittadino di assumere l’elettorato passivo.
Tuttavia, occorre legiferare in modo tale da stabilire che, se un avvocato, un medico, un giornalista, un magistrato, un membro di un altra categoria tipicamente in grado di costituirsi come lobby venga eletto in Parlamento, a partire da quel momento dovrà dedicarsi esclusivamente all’attività politica e non potrà svolgere la sua precedente professione né durante il suo mandato parlamentare né successivamente, stabilendo semmai un adeguato compenso in forma di pensione o vitalizio per questo divieto, utile ad evitare classici e perniciosi esempi di conflitto d’interessi.
Di più: sarà bene, al contrario di quanto è stato demagogicamente sostenuto negli ultimi anni da parte di molti, tornare a incoraggiare la formazione di autentici “professionisti della politica”, persone che studino e si dedichino vita natural durante alla res publica, dentro e fuori dalla aule parlamentari.
In questa prospettiva, sarà bene condizionare qualsivoglia finanziamento pubblico ai partiti non soltanto ad un funzionamento democratico interno degli stessi (pluralismo, collegialità, incoraggiamento del dissenso e della formazione di correnti), ma anche all’utilizzo di tali fondi per costituire e far ben funzionare delle scuole di formazione civica e politica.
Una società avanzata e complessa che voglia mantenersi sana ha bisogno di avvocati che facciano gli avvocati, di medici che facciano i medici, di magistrati che facciano i magistrati, di giornalisti che facciano i giornalisti, di imprenditori che facciano gli imprenditori, di professori che facciano i professori, di banchieri che facciano i banchieri, di politici di professione che si consacrino interamente, in ambito partitico e/o parlamentare e/o governativo all’interesse della collettività, senza essere condizionati dall’appartenenza a corporazioni, ordini professionali e/o comunque senza essere infeudati a interessi particolari.
Senza che vi sia un costante sistema di sliding doors dal giornalismo, dalla magistratura, dall’avvocatura , dal mondo delle banche etc. alla politica e viceversa.
Naturalmente, è altrettanto fisiologico e giusto che un qualsiasi cittadino della società civile che fino ad un certo punto della sua vita abbia svolto una certa professione, voglia cimentarsi con la politica attiva.
Che lo faccia, ma che, contestualmente, sia disposto a mettersi al servizio della Polis abbandonando per sempre quella categoria di interessi particolari di cui prima era latore.
Sappiamo bene che queste nostre posizioni vanno controcorrente rispetto al recente comune sentire (complice prima la demonizzazione dei “politici di professione” da parte di Silvio Berlusconi e poi la deriva antipolitica di Beppe Grillo e imitatori), ma è anche per questo motivo che l’Italia è un paese in balia di cortigiani, corporazioni, nani, ballerine, commedianti, avventurieri e lobbies non dichiarate ma attivissime nel promuovere il proprio particulare.
Un Paese sano e prospero si fonda anzitutto sulla dialettica e sulla distinzione dei ruoli, tanto nel settore privato che in quello pubblico.
Un Paese sano si dota di politici preparati attraverso un duro lavoro di studio e formazione, non di mezze calzette al seguito del capopopolo di turno.

 

Sesta Serie

A tutela concreta delle Comunità, delle Famiglie e della Maternità

 

E’ evidente che, se si vuole tutelare concretamente il senso di appartenenza ad una stessa comunità (sia italiana che europea), occorre mettere da parte egoismi, indifferenze e fatalismi in mala fede.
Ad esempio, come italiani ed europei, Noi di DRP ci vergogniamo per il modo in cui i governanti del nostro Paese (parlamentari, ministri, presidente del consiglio e presidente della repubblica) hanno agito nei confronti dei concittadini greci.
Roba da essere maledetti per le prossime sette generazioni.
E c’è da vergognarsi non soltanto per i i governanti italiani ed europei di centro-destra iperliberista, i quali, magari, in omaggio ad un astratto feticismo del mercato, del rigore dei conti pubblici, dell’austerità come strumento di punizione ed espiazione sado-masochistica, hanno tranquillamente sorvolato sulla tragica macelleria sociale che sta sconvolgendo l’Ellade.
C’è da vergognarsi anche e soprattutto per quei politici italiani ed europei sedicenti progressisti o cristiano-sociali, che senza alcun empito di giustizia sociale o di carità cristiana hanno assistito indifferenti al tracollo di un intero popolo (quello greco), eccezion fatta per pochi privilegiati socialmente al riparo rispetto alla falce depressiva messa in opera dalla famigerata Troika (UE, BCE, FMI).
In questo modo, dove va a finire il senso comunitario dell’Europa?
Parimenti, in Italia si ciancia vacuamente da anni di tutela del senso delle comunità, della famiglia, della maternità.
Politiche concrete?
Nada de nada.
Intanto, vogliamo accogliere un termine alternativo a maternità, e cioè genitorialità.
Ebbene, per tutelare la genitorialità, Noi di DRP proponiamo che quando vi sarà davvero un governo progressista e riformatore in Italia, sostenuto da adeguata maggioranza in Parlamento, si vada a legiferare in questo senso: ogni single o coppia (etero o omosessuale) che metta al mondo un bambino e/o che decida di prendersene cura ottenendone l’adozione o l’affidamento, riceverà per questo bambino il rimborso di tutte le spese standard (esclusi i lussi, quindi, che ciascuno, se vuole e può, si paga da sé) dalla nascita alla maggiore età.
Parliamo di pannolini, vestiti, cibo, scuole, etc.
Chi paga?
Lo Stato, cioè tutti NOI.
E’ un aggravio impensabile e folle?
Niente affatto.
Lo Stato, sovvenzionando in questo modo le famiglie, gli consente di consumare dei beni che vanno a formare il reddito di imprese, lavoratori al servizio di imprese, commerci, libere professioni.
Questo reddito significa maggiore ricchezza del settore produttivo privato e maggiore – se serve – gettito per l’erario.
Diciamo se serve, perché, come si evince dalla Modern Money Theory che facciamo nostra, una entità statuale che spende a moneta sovrana (e l’Italia, dentro o fuori dall’Europa, deve tornare tale) non ha bisogno di gettito erariale per finanziare la sua spesa corrente o gli investimenti, ma soltanto per tenere a bada l’inflazione.
Questo investimento pubblico, così, non soltanto arricchirebbe il sistema economico nel suo complesso, ma restituirebbe fiducia ed empatia tra le famiglie (specie quelle meno abbienti ) e le Istituzioni, in un momento storico in cui tale rapporto fiduciario fra Stato e cittadini è al minimo storico.
Insomma, per questa via sarebbe possibile ricostruire concretamente e autenticamente il senso di appartenenza a una comunità sociale coesa, equa e solidare con tutti e con ciascuno.
Per questa via sarebbero tutelate davvero le famiglie e le persone si sentirebbero incoraggiate a mettere al mondo figli, se lo desiderano, scongiurando quella denatalità e quell’invecchiamento della popolazione che tutti lamentano in modo velleitario.
Inoltre, e questo dovrebbe far parte di un generale processo di rilancio dell’economia italiana, vanno abbattuti e ricostruiti interi quartieri nelle grandi e medie città, ri-edificando tutto in una logica di armoniosa interazione fra persone e ambiente; implementando aree verdi per l’infanzia e la gioventù, restaurando e ampliando asili, scuole elementari, medie e superiori,  palestre per l’attività fisica, all’interno di una prospettiva per la quale se i cittadini crescono in ambienti sani e salubri vi saranno statisticamente meno devianze di natura psichiatrica o criminale, devianze che rappresentano un costo sociale ed economico non indifferente per la collettività.
Occorre un grande piano urbanistico- rispettoso dell’ambiente e del paesaggio- per l’Italia che renda più felici le persone, più in equilibrio con se stesse e con il proprio prossimo.
Occorre che, anche sui posti di lavoro, la genitorialità sia favorita e premiata, attraverso accordi fra Stato e imprese che comportino il rimborso pubblico di tutti gli oneri per un’azienda i cui dipendenti siano momentaneamente assenti o a servizio ridotto per occuparsi di un nuovo nato.
Queste, ed altre simili sono le uniche ricette sensate per tutelare le “famiglie”, ben altro che le perorazioni cialtronesche e vacue di politicanti, i quali difendono i valori familiari in astratto solo per accattivarsi il consenso degli elettori più sensibili alla retorica familistica italica, ma non hanno mai saputo conseguire alcun provvedimento legislativo utile.

 

Settima Serie

A garanzia delle Libertà individuali e di Nuovi Diritti Civili per Tutti e per Ciascuno

 

Noi riteniamo che un fronte realmente progressista, riformatore e libertario, un Nuovo Centro-Sinistra per l’Italia e l’Europa, debba legiferare in modo tale da assicurare gli stessi diritti civili a tutti i suoi cittadini, a prescindere dal sesso e dall’orientamento sessuale.
Perciò, proponiamo che, quando un simile fronte progressista avrà una chiara maggioranza parlamentare e gestirà un esecutivo di governo, vengano approvate delle leggi che consentano il matrimonio anche tra individui dello stesso sesso.
Proponiamo inoltre che venga approvata una severissima legge contro l’omofobia.
Proponiamo che a individui transgender (uomini che si sentono e si vivono come donne, donne che si sentono e si vivono come uomini - soltanto per una parte della vita o continuativamente, ma che non abbiano fatto il cambio di sesso chirurgico e nemmeno intendano farlo) sia concesso (se ne fanno richiesta) uno speciale documento d’identità che affianchi quello ordinario.
Questo speciale documento d’identità registrerà la condizione transgender e potrà recare una modifica del nome secondo i desiderata del suo/della sua titolare, assimilando alla condizione femminile o maschile chi si senta tale, pur non essendo nato/a tale e pur non avendo effettuato alcun intervento chirurgico per il cambio del sesso.
Proponiamo che si legiferi in modo tale da rendere più facile e rapida l’adozione di bambini per le coppie etero (che al momento devono comunque passare per le forche caudine di inenarrabili lungaggini burocratiche, anche in omaggio alla lobby delle “case famiglia”), che sia resa lecita l’adozione per le coppie omosessuali e che sia facilitata – più di quanto non sia - per i single.

Proponiamo che sia assolutamente liberalizzato di nuovo l’uso dei denari contanti, contro ogni misura che, con la scusa di controllare la possibile evasione fiscale, di fatto lede la libertà individuale dei cittadini di scegliere il mezzo di pagamento preferito e assicura alle banche un profitto immeritato e improprio, obbligando all’uso di bancomat o carte di credito.

Proponiamo che, per i maggiorenni alla guida di ciclomotori o di moto, sia tolto l’obbligo dell’uso del casco, che infatti (per i ciclomotori) non vigeva, solo pochi anni fa. Un maggiorenne è in grado di valutare se fare uso del casco o meno e quando, anche in base al tipo di motoveicolo e alla strada che sta percorrendo.
Analoga questione valga per le cinture di sicurezza delle automobili: ogni individuo adulto deve potersi governare da sé, decidendo se allacciare o non allacciare tali cinture, senza che intervenga lo Stato-Papà a imporre comportamenti più o meno salubri.

Proponiamo, gradualmente e con sapienza, la progressiva e totale legalizzazione di ogni tipo di droga.
Ogni individuo ha il diritto di assumere tutte le droghe che vuole, così come di fare scelte esistenziali costruttive o distruttive a suo insindacabile arbitrio, senza che lo Stato-Papà intervenga a censurare questo o quel comportamento che non rechi nocumento a terzi.
Inoltre, la legalizzazione anche della produzione e del commercio delle droghe (di cui autorizzare la vendita in apposite farmacie, dove sia anche attivo un consultorio che informi la clientela dei rischi per la salute in sui si incorra assumendo certe sostanze), consentirà in un colpo solo di abbattere gli ingenti profitti della malavita organizzata in questo settore, e conseguentemente di ridurre drasticamente il volume dell’offerta, specie presso quella parte della popolazione (vedi bambini e adolescenti) più indifesa e inconsapevole, che oggi è facile preda di spacciatori senza scrupoli.
Noi siamo collettivamente contrari all’uso delle droghe e presso le cittadine e i cittadini di DRP non ci sono drogati, né aspiranti tali.
Ma la libertà, come insegnava Voltaire, è soprattutto quella degli altri. Anche quella del drogato di drogarsi, dell’alcolista di ubriacarsi e del fumatore di contrarre più facilmente il cancro, etc.
Senza contare che, ci sono droghe e droghe, e un uso moderato e non cronico di certe droghe non è più dannoso di determinati comportamenti alimentari leciti ma sciagurati; così come un uso mirato di altre droghe può essere persino utile ed efficace nella cura di certe malattie o nella terapia di contenimento del dolore degli ammalati.
Uno Stato Liberale non può essere proibizionista.
Uno Stato Liberale può e deve informare i suoi cittadini dei rischi per la salute e la sicurezza cui vanno incontro assumendo determinati comportamenti, ma non può trattarli da minori e minorati, decidendo per loro come devono vivere e come devono morire.

Proponiamo la legalizzazione dell’eutanasia, l’istituzione di un testamento biologico degno di questo nome e una legiferazione sulla assoluta libertà di ricerca scientifica (e di utilizzo medico dei nuovi ritrovati della scienza) che faccia giustizia di tutte le ignobili ingerenze clerical-vaticane degli ultimi anni sul Parlamento della Repubblica italiana.

Proponiamo la legalizzazione della prostituzione in tutte le sue forme (in appartamento o in strada, con il limite che non si rechi disturbo ai concittadini) e anche la legalizzazione di eventuale agenzie e/o cooperative che promuovano e tutelino l’attività di chi eserciti la prostituzione, abolendo contestualmente il reato di favoreggiamento o sfruttamento della prostituzione.
Proponiamo però che venga configurato un nuovo reato di sfruttamento della schiavitù (con punizioni gravissime) ogni qualvolta si individuino esseri umani costretti da altri a prostituirsi.
La prostituzione è il mestiere più antico del mondo, e chiunque voglia ha il diritto di esercitarlo, disponendo liberamente del proprio corpo e ricevendo anche le giuste tutele legali, assistenziali, sanitarie e pensionistiche.
Contestualmente, e con aliquote eque e non vessatorie, è anche giusto che chi esercita la prostituzione paghi le tasse come gli altri cittadini.

Insomma, quando finalmente ci sarà un Nuovo Centro-Sinistra per l’Italia e per l’Europa, Noi di DRP faremo in modo che esso legiferi su ogni materia inerente la convivenza umana con spirito assolutamente laico, liberale e rispettoso dei diritti degli individui ad autodeterminarsi, senza imposizioni paternalistiche e moralistiche di sorta.

 

Ottava Serie

Per il Rilancio della Cultura Italiana, dell’Istruzione Pubblica e della Ricerca Scientifica

 

Lo stato della Cultura Italiana, dell’Istruzione Pubblica e della Ricerca Scientifica è a dir poco penoso, sul piano degli investimenti e delle attenzioni da parte delle Istituzioni statali.
Nonostante ciò, periodicamente l’Italia produce ricercatori, in tanti campi dello scibile, che non mancano di farsi apprezzare in tutto il mondo per l’ingegno e l’eccellenza dei risultati.
Tuttavia, pauci propheti in patria.
I ricercatori italiani apprezzati sono per lo più individui costretti ad espatriare e a proseguire i propri percorsi di ricerca all’estero, tra Europa e Stati Uniti.
Non mancano le mosche bianche che resistono in patria, ma spesso lo fanno con grave sacrificio delle proprie ambizioni e non senza pagare un prezzo molto alto, in un clima generale di apatia, indifferenza, rassegnazione, inefficienza.
La Cultura Italiana (e lo scriviamo con la maiuscola) produce ancora scrittori, studiosi, artisti, cineasti, intellettuali di vario genere talentuosi, anche se poco valorizzati.
Sono i contesti istituzionali ad essere latitanti.
Non ci sono stimoli, non si investono abbastanza soldi, non c’è sufficiente organizzazione, non ci sono slanci e mancano progetti di lungo respiro.
La burocrazia statale che dovrebbe supportare tali progetti non è sostenuta adeguatamente dal potere politico, preoccupato soltanto di ottenere marchette e favoritismi per cortigiane, cortigiani e amici degli amici.
Cercasi (ma non si trova) una classe dirigente in grado di sfruttare a pieno le enormi potenzialità di un Paese ricco di risorse culturali come l’Italia.

Per tutte queste ragioni, in virtù del fatto che il Rilancio del sistema economico, sociale e civile del Paese dipende anche da una vigorosa rigenerazione della Cultura Italiana, proponiamo le seguenti iniziative.
E le proponiamo, non prima di aver rammentato alla pubblica opinione che attualmente l’Italia investe solo lo 0.6 % circa del PIL (Prodotto Interno Lordo) in Ricerca Scientifica, a fronte di altri spiccioli investiti nell’area culturale in genere e nel rinnovamento/mantenimento della pubblica istruzione: tutte cifre palesemente e gravemente al di sotto della media delle nazioni occidentali e industrializzate.

Noi proponiamo che, tra le priorità di spesa pubblica, vengano stanziate risorse sufficienti alla ristrutturazione e manutenzione di tutte le scuole statali di ogni ordine e grado, togliendo contestualmente ogni contributo pubblico alle scuole private: chi vuole fare una scuola privata se la finanzi da sé, con le rette degli studenti che abbiano deciso di frequentarle. In questo modo, saremo certi che si istituiranno scuole private solo per farne dei poli formativi di eccellenza, non per ragioni confessionali o per elargire in modo mercenario e facile dei diplomi a tutti gli asini (benestanti) della nazione.
Noi proponiamo che vengano adottati criteri assolutamente selettivi e meritocratici nella abilitazione all’insegnamento, nella conferma di anno in anno di chi appartenga già al corpo docente, elevando contestualmente gli stipendi (troppo bassi, anche rispetto alla media europea) di tutti gli insegnanti, da quelli elementari ai professori delle scuole medie inferiori e superiori e prevedendo dei premi integrativi per chi si distingua per impegno e talento didattico.
Noi proponiamo che si faccia una vera, profonda e lungimirante riforma della scuola (altro che la grottesca “Riforma Gelmini”), dotando preliminarmente tutti gli istituti della disponibilità di palestre e centri polisportivi collegati all’attività didattica, unitamente a ben forniti laboratori e biblioteche per la formazione umanistica e scientifica.
Noi proponiamo che tale riforma della scuola sia elaborata mettendo tutti insieme intorno ad un tavolo esperti di pedagogia, docenti universitari e delle scuole primarie e secondarie, e soprattutto rappresentanze degli studenti e dei genitori, così da distillare un nuovo modello formativo che tenga conto delle istanze e delle suggestioni di tutti e di ciascuno, senza essere calato dall’alto da presunti tecnici o da politici mezzecalzette, con il solito paternalismo saccente e lontano dalla realtà.

Noi proponiamo un corposo innalzamento degli investimenti nella ricerca scientifica, pari al 4% del PIL.
Per chi abbia avuto modo di apprezzare e interiorizzare gli insegnamenti della Modern Money Theory, non sarà difficile comprendere che non esiste ostacolo alcuno, nelle pieghe del bilancio statuale, di fronte ad un simile –benemerito- innalzamento delle risorse da dedicare alla modernizzazione principe del Paese, quella che riguarda il settore scientifico in senso lato.
Ma anche per chi si muova entro un orizzonte neo-keynesiano più moderato e classico, non sarà arduo ammettere che maggiore investimento nella ricerca scientifica significa creare le condizioni per maggiore produttività, maggiori posti di lavoro, nuove forniture e prestazioni professionali, con conseguente rilancio dei consumi, aumento del PIL e, dunque, alla fine della fiera, anche un corposo aumento potenziale del gettito per il pubblico erario.

Sul fronte più specifico della valorizzazione del patrimonio artistico-culturale e monumentale della Penisola, proponiamo di realizzare in Italia lo stesso sistema turistico che ha ispirato i cosiddetti “Paradores” in Spagna.
Si tratta, cioè, di restaurare e rendere strutture alberghiere (di proprietà dello Stato, che ne ricaverà così ingenti introiti) palazzi, ville e castelli del Bel Paese, mettendoli a disposizione del turismo italiano e internazionale.
Il sistema spagnolo dei Paradores ha il triplice pregio di aver stimolato il restauro e il recupero di siti di grande bellezza e rilevanza storico-estetica, di averli resi godibili per il pubblico come alberghi e resort a costi relativamente contenuti, di aver generato gettito per le casse statali.
Quale Paese migliore dell’Italia per fare un’operazione simile?

Inoltre, occorre realizzare un poderoso rilancio del cinema italiano (anche qui investendo numerosi quattrini, con la prospettiva di vederli tornare indietro decuplicati, anche con diverse forme di indotto) – a partire dal recupero di Cinecittà e siti strategici simili – per farne il volano internazionale di un nuovo made in Italy  che magnifichi tutta la straordinaria vocazione narrativa e creativa del nostro popolo, tornando a produrre eventi cinematografici, stagioni teatrali e letterarie in grado di competere vittoriosamente a livello internazionale, invece di sonnecchiare in un lento declino causato dall’ignavia, dalla penuria di mezzi e dalla mancata valorizzazione dei talenti emergenti.

Analoga rigenerazione andrà fatta a livello accademico, creando più poli universitari in grado di reggere il confronto con le istituzioni accademiche e i centri superiori di ricerca internazionali più quotati.
Occorre puntare anche ad un ampliamento dell’offerta disciplinare, tentando di emulare i sentieri di ricerca originali e anti-conformisti perseguiti altrove (sia sul fronte umanistico che su quello scientifico-tecnologico) e abbandonando la muffa di alcuni percorsi tradizionali e sorpassati.
Se la nostra migliore Università -per le materie economiche-finanziarie- è la Bocconi e per quelle politologiche si tiene in grande considerazione la LUISS, allora è meglio suicidarsi subito.
Esiste un abisso, infatti, tra il livello di formazione che sono in grado di dare queste e altre università italiote (con le loro facoltà scientifiche e umanistiche sottosviluppate e sottofinanziate, e nonostante la presenza di brillanti docenti, abbandonati a se stessi), e quello che viene assicurato agli studenti e ai ricercatori da grandi atenei come Oxford, Cambridge, la Sorbona, Yale, Harvard, il MIT, il California Institute of Technology, la New York University, la Columbia University, le Università di Stanford, Princeton, Berkeley, il Karolinska Institute (Svezia), l’Università di Edimburgo (Scozia), lo Swiss Federal Institute of Technology di Zurigo (Svizzera), l’Ecole Normale Supérieure (Francia), l’Università di Zurigo (Svizzera), la London School of Economics and Political Science, le Università di Utrecht e Amsterdam (Olanda) l’Università di Heidelberg (Germania), l’Università di Vienna (Austria) e tanti altri atenei europei e americani.

Più in generale, bisogna mettersi in testa che solo investendo molti denari pubblici per la ricerca, l’insegnamento, la cultura e l’arte, tali settori saranno in grado di generare un Nuovo Rinascimento Italiano, per di più contribuendo sensibilmente all’aumento contemporaneo del PIL (che ripagherà ampiamente gli investimenti iniziali) e, cosa ancora più importante, determinando un incremento dell’ethos civile dell’intera popolazione. Questa, infatti, si sentirà galvanizzata e inorgoglita da una valorizzazione adeguata del proprio patrimonio storico e creativo e del proprio talento per l’innovazione, in tutti i campi dello scibile e della produzione culturale e tecnologica.

 

Nona Serie

A salvaguardia della Libertà d’Impresa e delle Professioni e a tutela degli inalienabili Diritti dei Lavoratori

 

Che significa, nel 2013 e per i prossimi anni, salvaguardare la “Libertà d’Impresa e delle Professioni”, in Italia?
Cose molto semplici, eppure accuratamente evitate, nella loro concretizzazione, da tutti quei governicchi italici che si sono avvicendati negli ultimi anni.
Per salvaguardare imprese e imprenditori, liberi professionisti e studi professionali, occorre anzitutto concepire (su questo ha ragione Giulio Tremonti) una grande banca nazionale (trasformando e ampliando l’attuale Cassa Depositi e Prestiti), la quale sia pronta a finanziare direttamente o indirettamente (tramite fondi appositi messi in circolo presso il normale circuito bancario) tanto le imprese già esistenti (che stanno morendo per asfissia), quanto i progetti imprenditoriali di chi si vuole lanciare sul mercato con buone idee, ma senza quattrini e patrimoni con cui garantire i prestiti iniziali.
Il modello capitalistico provinciale e cencioso della Penisola, infatti, finanzia soltanto chi i soldi già ce li ha e, a prescindere dalla bontà delle idee imprenditoriali, è in grado di ipotecarsi una cospicua mole di beni, a copertura della eventuale esposizione finanziaria con il sistema bancario.
Si tratta di un modello miope, decrepito e senza prospettive di crescita, né per le banche, né per la buona impresa.
Ad esso andrà sostituito un paradigma completamente diverso, con una grande banca nazionale in grado di finanziare generosamente innovativi progetti imprenditoriali, premiando l’originalità delle intuizioni e il capitale di idee e umanità che le sottendano.
Così operando, il sistema imprenditoriale italiano nel suo complesso sarà in grado di auto-rigenerarsi, rendersi più competitivo sul mercato interno ed estero, generare profitto, occupazione, aumento ottimale e sano dei consumi, eccellenti ritorni economici per chi abbia finanziato lo start up di iniziative imprenditoriali lungimiranti e vincenti.
Si tratta, poi, come abbiamo specificato in altri passaggi delle

10 Serie di Proposte per il Governo dell’Italia dal 2013 in poi, da Democrazia Radical Popolare al Nuovo Centro-Sinistra (da costruire sulle ceneri del Vecchio) (clicca per leggere),

di abbattere decisamente le quote di fiscalità relative alle imprese, instaurano un circolo virtuoso tra uno Stato che non massacra di tasse imprenditori e professionisti e li paga in tempi rapidissimi quando sono suoi fornitori o prestatori d’opera, essendo così legittimato a pretendere la “non-evasione fiscale”.
Ciò, sempre rammentando che le tasse- secondo i principi della Modern Money Theory che Noi di DRP facciamo nostri- non servono a finanziare la spesa pubblica (corrente o per nuovi investimenti) di un sistema statuale a moneta sovrana (libero di spendere e stampare moneta con il solo vincolo di non generare spesa improduttiva e cattiva inflazione), bensì ad uniformare un sistema fiscale e a tenere sotto controllo le spinte inflattive.
Infine, per rendere davvero libera l’attività imprenditoriale, occorre ridurre drasticamente quei lacci e lacciuoli burocratici attraverso i quali molte attività sono vessate e ostacolate ben prima di iniziare (tempi lunghi e modalità assurde e bizantine per ottenere permessi vari) il loro percorso competitivo sul libero mercato.

Per quel che riguarda le Libere Professioni, anche qui una nuova, grande banca nazionale finanzi i progetti innovativi e meritevoli di quei giovani i quali, non avendo già in famiglia studi professionali avviati, vogliano lanciarsi sul mercato dei servizi e delle prestazioni ai clienti con modalità originali e competitive.
Infatti, solo finanziando il merito e i talenti si potrà evitare che tanti bravi liberi professionisti in potenza siano confinati per anni e anni ad un ruolo meramente impiegatizio presso grandi studi già affermati, dove la conduzione è affidata, generazione dopo generazione, soltanto per vie familistiche e clientelari.
Per quel che concerne lo specifico caso del “notariato”, poi, se ne liberalizzi completamente l’esercizio, abbattendo contestualmente costi e oneri a carico della cittadinanza, clientela obbligata di quella che è una vera e propria casta (i notai), detentrice di insopportabili privilegi e rendite di posizione sproporzionate al servizio effettivamente erogato.

Veniamo infine alla “tutela degli inalienabili Diritti dei Lavoratori”.
Riteniamo del tutto stucchevole la polemica intorno all’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.
Infatti, per troncare sul nascere ogni discussione e dare ampia soddisfazione sia agli imprenditori che vogliono essere liberi di assumere e licenziare senza rendere conto a nessuno, quando e come preferiscano (LIBERTA’ DI IMPRESA ASSOLUTA: la sosteniamo), sia alle donne e agli uomini che rivendicano il diritto al lavoro e ad una vita dignitosa (DIRITTI UNIVERSALI DELL’UOMO: li sosteniamo ancora con più veemenza), basterà applicare concretamente, e alla lettera, l’articolo 1 della Costituzione Italiana (1° gennaio 1948):

« L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”

e gli articoli 22, 23, 24 e 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (10 dicembre 1948):

Articolo 22
Ogni individuo in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale nonché alla realizzazione, attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l'organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità.
Articolo 23
1. Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell'impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione.
2. Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro.
3. Ogni individuo che lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia un'esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, ad altri mezzi di protezione sociale.
4. Ogni individuo ha il diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi.

Articolo 24
Ogni individuo ha il diritto al riposo ed allo svago, comprendendo in ciò una ragionevole limitazione delle ore di lavoro e ferie periodiche retribuite.
Articolo 25
1. Ogni individuo ha il diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all'alimentazione, al vestiario, all'abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari, ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.

Come realizzare concretamente questi principi alti e nobili?
Esattamente come abbiamo spiegato nelle parti iniziali delle

10 Serie di Proposte per il Governo dell’Italia dal 2013 in poi, da Democrazia Radical Popolare al Nuovo Centro-Sinistra (da costruire sulle ceneri del Vecchio) (clicca per leggere),

là dove abbiamo affermato che uno Stato degno di questo nome, nel XXI secolo, deve garantire la piena occupazione.
Perciò, libero ciascuno di assumere e licenziare nel settore privato, libero chiunque anche di farsi assumere e licenziare da imprese private, ma piena e costante capacità del settore pubblico –attraverso la continua creazione e manutenzione/rinnovamento di infrastrutture, opere grandi, medie e piccole- di impiegare tutti e ciascuno, assumendo, se necessario, chi sia stato improvvisamente (e liberamente) licenziato da questa o quella impresa.
E non vengano a protestare, i fautori asinini e bovini dello “Stato Minimo”, che in questo modo si amplifica a dismisura la spesa pubblica.
Se si tratta di spesa pubblica produttiva, ben venga, anche perché, ampliando la sfera dei soggetti dotati di reddito, aumenterà la DOMANDA di beni, la capacità di consumare prodotti e servizi, con ricadute positive per imprenditori, commercianti e professionisti, e financo per l’erario pubblico, senz’altro avvantaggiato da un simile incremento del PIL.
Naturalmente, proponiamo anche che venga introdotto il principio, nell’impiego pubblico di ogni ordine e grado, della assoluta meritocrazia, con sanzioni disciplinari e diminuzioni dello stipendio per i lavoratori inefficienti e lavativi, ma anche gratifiche progressive per i più laboriosi ed efficienti.
Ma a nessuno deve essere tolto il necessario per vivere e far vivere la propria famiglia in condizioni di dignità e affrancamento dai bisogni primari (e anche secondari).
Nessuno deve trovarsi senza lavoro, fondamento primo e ultimo della dignità umana, ben più importante, gratificante e potenzialmente utile- per chi lo eserciti e per la collettività- di un mero reddito di cittadinanza.

 

Decima Serie

Per una Dialettica Istituzionale e Civile fondata sulla Democrazia, sulla Laicità, sul Pluralismo Culturale e Mediatico

 

Che cosa vuol dire, impegnarsi

“Per una Dialettica Istituzionale e Civile fondata sulla Democrazia, sulla Laicità, sul Pluralismo Culturale e Mediatico” ?

Significa, ad esempio, sconfessare in toto l’attuale meccanismo pre-elettorale ed elettorale che stiamo sperimentando nelle ultime settimane.
Non soltanto serve una nuova legge elettorale che ridia al POPOLO SOVRANO (IL DEMOS) la CRAZIA e la SUPREMAZIA su ogni altra forma di potere rappresentativo (partiti, parlamento, organi istituzionali vari), consentendo forme di partecipazione democratica diretta (referendum legislativi propositivi e abrogativi senza quorum) e di scelta preferenziale per questo o quel candidato (w le preferenze e al diavolo i sofisti che straparlando di possibile voto di scambio o voto inquinato: perché, gli oligarchi partitici che scelgono chi candidare e con quale probabilità di essere eletto, non possono essere inquinati e corrotti da questo o da quello, da questo o da quell’interesse ultroneo rispetto a quello della collettività?); occorre anche che il dibattito pre-elettorale preveda – come obbligo tassativo per tutti i candidati – da coloro che concorrono per un seggio consiliare comunale, provinciale, regionale a coloro che competono per il Senato o la Camera, sino ai candidati apicali per la leadership, che ciascuno sia obbligato a partecipare a manifestazioni mediatico-televisive (un minimo da fissare per legge) in contraddittorio e confronto critico con tutti gli altri candidati dello stesso livello di tutte le altre formazioni e coalizioni.
Esattamente il contrario di quanto accade oggi e di quanto è accaduto per anni, con personaggi che chiedono o evitano il confronto soltanto per mere ragioni strumentali e personalistiche (“sono indietro nei sondaggi e spero con un confronto di recuperare”, “sono avanti nei sondaggi e non voglio dare ai miei avversari la possibilità di recuperare”), nel più assoluto dispregio dell’interesse collettivo del DEMOS, il quale ha il diritto di “conoscere per deliberare”.
Si prenda esempio da nazioni di antica e consolidata democrazia, come gli USA (dove il confronto tra i candidati è sentito come un obbligo morale cui nessuno può sottrarsi) e non da concezioni dell’agone politico di stampo tribale e primitivo.

Ma, una “Dialettica Istituzionale e Civile fondata sulla Democrazia, sulla Laicità, sul Pluralismo Culturale e Mediatico” significa anche, sul versante dei valori laici, rivedere immediatamente il famigerato Concordato fra Stato e Chiesa Cattolica.
Esso trae origine dai Patti Lateranensi sottoscritti l’11 febbraio 1929 dal Regime Fascista con la Santa Sede: furono proprio questi trattati a trasformare compiutamente l’Italia in un Paese clerical-fascista.
Successivamente, nel 1948, i Patti Lateranensi (grazie al fondamentale supporto di Palmiro Togliatti e del PCI, in spregevole tradimento dei principi laici, liberali e democratici) furono confermati e inseriti nella nuova Costituzione italiana.
Infine, il 18 febbraio 1984, sottoscriventi il Presidente del Consiglio italiano Bettino Craxi e il Segretario di Stato vaticano Agostino Casaroli, il Concordato fu revisionato nei termini previsti dal cosiddetto “Accordo di Villa Madama”.
A parte qualche piccolo miglioramento rispetto ai vergognosi Patti Lateranensi del 1929, confermati nel 1948, non si può certo parlare di una revisione all’altezza di un Paese che voglia definirsi laico e liberale.
Senza soffermarci sul tema in questa sede, osserviamo con decisione che un Nuovo Centro-Sinistra dovrebbe mettere mano con urgenza a queste materie, se non vuole lasciare l’Italia in una condizione di grave minorità e arretratezza rispetto alle altre nazioni dell’Occidente.

Il “Pluralismo Culturale e Mediatico”, d’altra parte, non potrà che sostanziarsi, per quanto è di competenza delle iniziative culturali e radio-televisive del servizio pubblico, nella promozione costante di paradigmi culturali, etici e civili non soltanto intonati ad una equanimità laica, ma anche al libero confronto tra retaggi e tradizioni diverse.
Tanto per fare un esempio, si prosegua pure nel promuovere films o fictions o situazioni di intrattenimento e approfondimento che abbiano come protagonisti, santi, beati, papi, religiosi, medici, infermieri (+ qualche spazietto per carabinieri e polizia), ma si dia anche ampio spazio a personaggi dell’antichità, dell’era di mezzo, della modernità e della contemporaneità che appartengano a filoni di pensiero eterodosso rispetto alla cultura ebraico-cristiana e/o a quel culturame italico conformistico e superficiale sempre molto caro al potere costituito.
Si lancino ampi progetti illustrativi e narrativi sulla “cultura dell’eresia, dell’anti-conformismo e della dissidenza rispetto alle società chiuse e al pensiero unico dell’era pre-moderna”; si dia ampio spazio alla descrizione della genesi del mondo moderno e contemporaneo, tornando a raccontare i grandi fermenti del Rinascimento e dell’Illuminismo, la grande stagione delle rivoluzioni e delle riforme sette-ottocentesche, l’epopea risorgimentale italiana, i percorsi più libertari e originali della storia sociale, culturale, artistica, economica, politica e religiosa del Novecento, stimolando la creatività narrativa italica a trattare di temi universali e globali (concernenti l’ecumene planetaria globalizzata) senza dover ricorrere ai soliti stereotipi confessionalmente condizionati.
Più in generale, si intervenga energicamente a distinguere la simbologia e la liturgia religioso-ecclesiastica (compresa la presenza impropria di crocifissi ed altri consimili oggetti di culto in scuole, tribunali, ospedali, altri edifici pubblici) da quei contesti collettivi e istituzionali che, in quanto spazi laici comuni per credenti cristiani, diversamente credenti e non credenti, non devono promuovere in alcun modo un punto di vista spirituale di parte, ma semmai accogliere e integrare esigenze filosofico-religiose anche molto diverse tra loro entro parametri di reciproco rispetto e tolleranza.
E così via, evitando in ogni modo che rappresentanti delle Istituzioni locali e nazionali, di base, di medio livello o apicali mostrino pubblicamente un qualche segno di subalternità dottrinale, comportamentale o psicologica rispetto al magistero di questa o quella confessione religiosa.
Il Parlamento italiano torni ad essere – se mai lo è stato – un luogo di confronto laico e libertario fra i rappresentanti del POPOLO SOVRANO, non fra i lobbisti di questo o quel gruppo di interesse clericale e confessionale.
E se a quasi tutte le manifestazioni pubbliche delle Istituzioni repubblicane si ritiene utile invitare anche prelati, vescovi o cardinali della Chiesa Cattolica, nonché pochi altri rappresentanti di diverse religioni organizzate o di corporazioni e associazioni varie (tutti portavoce di interessi parziali e privati, per quanto diffusi nella società civile), si abbia anche il buon gusto, la decenza e l’onestà intellettuale di invitare adeguati rappresentanti delle Comunioni massoniche nostrane.
Stiamo parlando di un invito in senso ufficiale, del fatto che costoro siano accolti alla luce del sole, senza ipocrisie e con una esibizione limpida del proprio status. Ben sappiamo, infatti, che la doppia morale italica spinge i vari mondi istituzionali a lasciarsi tranquillamente infiltrare e condizionare da potentati massonici (specie esteri) e da suoi rappresentanti, a patto che tutto rimanga rigorosamente riservato o segreto (almeno formalmente, visto che chi deve sapere sa e che anche i cittadini comuni hanno ormai mangiato la foglia con tutto l’albero) rispetto alla pubblica opinione.
I LIBERI MURATORI, almeno, sono i discendenti di quei personaggi che la Nazione italiana e i suoi valori collettivi e comunitari li hanno progettati, costruiti e difesi valorosamente. Con il sudore, il sangue e l’ingegno (a partire dalla fine del Settecento e fino all’ignobile instaurazione del regime clerical-fascista da cui ancora siamo condizionati in termini sub-liminari), mentre vescovi, cardinali e papi rappresentano gli epigoni di quelle forze tradizionaliste, conservatrici e reazionarie che hanno impedito con ogni mezzo il processo unitario e risorgimentale, al pari di qualsiasi emancipazione democratica, liberale, libertaria, pluralista e laica della popolazione italiana.

 

LE CITTADINE E I CITTADINI DI DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per comunicazioni, scrivete a: info@democraziaradicalpopolare.it