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10 Serie di Proposte per il Governo dell’Italia dal 2011 in poi,  da Democrazia Radical Popolare al Nuovo Centro-Sinistra (da costruire sulle ceneri del Vecchio)

 

 

 

 

Avvertenza

 

Le segnalazioni contenute nella PREMESSA o altrove, in merito a come leggere questo complessivo documento, vanno riferite al testo pubblicato nella sua integrità. E’ invece evidente che, nella fase di pubblicazione parziale di ciascuna Serie di Proposte, esse perdono di senso.

 

PREMESSA

Questo documento è diviso in tre parti.
Un’ INTRODUZIONE che parla di “GOVERNO LUCE” e di alcuni nomi utili a rappresentarlo, sia durante questo ultimo periodo di opposizione, sia nella futura gestione del Paese, quando il Nuovo Centro-Sinistra avrà ottenuto il consenso maggioritario del corpo elettorale italiano.
L’ELENCO RAGIONATO delle 10 Serie di Proposte.
Una TAVOLA SINTETICO-SCHEMATICA della stessa decade di suggestioni per il rilancio dell’Italia.
L’insieme di queste parti non costituisce una lettura lunghissima, tuttavia, per chi volesse, sarà possibile gustare prima una parte e poi l’altra, con tutte le pause che riterrà opportuno fare nell’ l’esame di ciascuna sezione contenutistica.

Prima delle 10 Serie di Proposte (che vengono enunciate effettivamente più sotto: perciò chi ha fretta di leggerle, salti tutta la parte introduttiva, comunque importante) definiamone i presupposti imprescindibili.

 

INTRODUZIONE

Secondo quanto affermato in varie sedi e da ultimo confermato in Oltre le Destre, i Centri e le Sinistre del XX secolo: un Nuovo Centro-Sinistra per l’Italia del XXI secolo, è assolutamente urgente e necessario che il PARTITO DEMOCRATICO, attraverso il suo Segretario Pierluigi Bersani e gli altri Dirigenti, si faccia regista di una precisa aggregazione e delimitazione dei soggetti chiamati a far parte di una Nuova Coalizione di Centro-Sinistra.
E, con rinnovato orgoglio, lo stesso PD dichiari anche che la sua proposta politica è e deve rimanere diversa e alternativa non solo rispetto a quella (attualmente inconsistente) di PDL e LEGA, ma anche se comparata con quella (finora confusa e ambigua) del cosiddetto “Polo della Nazione”.

Una volta terminata l’inclusione e l’esclusione dei diversi “soci ri-fondatori” del Nuovo Centro-Sinistra per il Governo dell’Italia (non si conquista un’identità politica senza scegliere con nettezza chi possa essere nostro compagno di strada e chi no, in un dato momento storico), si provveda immediatamente alle Primarie di Coalizione.
E qui, tutta la dirigenza del PARTITO DEMOCRATICO abbia uno scatto di dignità e lungimiranza.
Noi di DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE chiediamo che Pierluigi Bersani convochi la Direzione nazionale del Partito e proponga che il candidato del PD alle primarie di Coalizione sia o Nichi Vendola o Matteo Renzi (che sia la stessa Direzione nazionale, votando sui due, a decidere chi proporre, salvo il diritto del “perdente” di presentarsi comunque come contendente alle successive primarie: una metodologia del genere è il sale della DEMOCRAZIA, cari compagni del PD) con cinque Vice: Ignazio Marino, Emma Bonino, Antonio Di Pietro, Enrico Letta e uno tra Nichi Vendola e Matteo Renzi.
Nella prospettiva che poi, qualora vincessero la competizione interna, costoro siano candidati rispettivamente come Premier (Vendola o Renzi) e Vice-Premier (Emma Bonino, Ignazio Marino, Antonio Di Pietro, Enrico Letta e uno tra Vendola e Renzi)
Perché questa “sestina”?
Intanto, lo ribadiamo per l’ennesima volta, o Pierluigi Bersani vuole fare il Segretario del più grande e importante partito di opposizione (oggi) e del più grande e importante partito di maggioranza (domani, dopo aver vinto le prossime elezioni), oppure, se vuol essere lui stesso il candidato Premier, occorre che si dimetta dalla carica di Segretario PD.
L’imbarbarimento berlusconiano della politica italiana parte proprio di qui: dalla pretesa che un unico uomo assommi su di sé tutte le cariche e tutti i poteri di vertice, come un capo carismatico di weberiana memoria. E spesso, anche quando non è provvisto di carisma in senso weberiano.
Non è questo il modello che deve proporre un Nuovo Centro-Sinistra, anzi.
Del resto, a Bersani e agli altri Dirigenti del PD vorremmo rammentare che la Democrazia Cristiana, che nel bene e nel male ha governato l’Italia per quasi mezzo secolo, non aveva singoli leaders carismatici totalizzanti, bensì una pluralità di capi-corrente che, all’interno del Partito, si confrontavano quotidianamente in una dialettica che era salutare tanto per l’appeal elettorale della DC stessa (in cui i cittadini trovavano diverse offerte e opzioni politiche), quanto per il sistema democratico tutto.
Anche per questo proponiamo una cinquina di Vice-Premier rappresentativi delle varie anime principali della Coalizione.
E proprio nella DC, come deve essere in qualsiasi partito pluralista (e la DC lo era), la figura del Segretario politico era quasi sempre distinta da quello di Capo del Governo, senza per questo essere meno importante e decisiva.
A buon Bersani, poche parole…
Naturalmente, Noi solleviamo prima di tutto un problema di metodo, oltre che di nomi:

A)Delimitazione rapida e consapevole della Coalizione

B) Indizione delle primarie, competizione democratica fra tutti coloro che intendono candidarsi come possibili leaders.

Da farsi tutto molto presto, con grande rapidità.
Alla Direzione nazionale del PD non piacciono né Renzi, né Vendola?
Renzi e Vendola non piacciono nemmeno a IDV, a PSI, ai Radicali e ad altri della coalizione?
Bene, allora si propongano altri nomi (con i limiti sopra esposti rispetto ad un doppio ruolo di  Segretario o Presidente di Partito e Candidato a Palazzo Chigi: questo vale per Bersani come per chiunque altro) ci si sfidi in sede di primarie e si diano finalmente dei volti nitidi e delle voci chiare a quella che deve essere l’ALTERNATIVA DI GOVERNO alla decadente ditta PDL & LEGA.

Definita tale questione della leadership di coalizione, come è legittimo per Noi così come per qualunque componente politica della società civile che guardi ad un Nuovo Centro-Sinistra, proponiamo e proporremo nomi di politici che ci sembrino particolarmente adatti a ricoprire questo o quel ruolo; nonché proposte di iniziative legislative che possano caratterizzare oggi il “GOVERNO LUCE” dell’opposizione al “GOVERNO OMBRA” di Berlusconi & Camerati, domani il Governo effettivo del Paese, dopo aver conseguito la maggioranza parlamentare (sui concetti di “GOVERNO LUCE” e “GOVERNO OMBRA”, si legga Statuto aperto e potenziale di “DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE”).
Nel fare tali proposte (di nomi e iniziative) pubblicamente, eliminiamo alla radice qualunque futura accusa di aver condizionato dall’interno, in modo indebito e occulto, il dibattito domestico del PD o del centro-sinistra attuale, qualora le nostre suggestioni (su candidati e proposte legislative) risultassero vincenti.
Piuttosto, come si può considerare sin da questi giorni di fine maggio 2011, esponiamo debitamente e alla luce del sole alcune istanze che, poi, dirigenza e base di PD e altri partiti di opposizione potranno accogliere o meno.
Certo, sempre rinviando a Statuto aperto e potenziale di “DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE”, dove la cosa è affermata in termini chiarissimi, il nostro Movimento politico d’opinione si proporrà in modo incalzante la mission di persuadere quanti più esponenti possibili dell’area di centro-sinistra della bontà delle nostre tattiche e strategie per il futuro dell’Italia.
Noi proponiamo, proporremo e lotteremo per affermare una precisa IDEA di Nuovo Centro-Sinistra. Altri propongano altre cose, lottino per esse e vedremo, democraticamente, quali prospettive teoriche e pratiche avranno la meglio.
Del resto, com’è plausibile in un dibattito interno pluralista e liberale, può darsi che alla fine tanto la futura squadra di Governo (potenziale o effettivo), quanto le iniziative legislative riformatrici che questo vorrà assumere, saranno una “contaminazione” tra le idee proposte da DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE (www.democraziaradicalpopolare.it ) e quelle proposte da altre componenti del PD o del centro-sinistra.
Non per questo rinunciamo a fare nomi precisi e a lanciare suggerimenti chiari, schietti e concreti, lontani da qualsiasi ambiguità “cerchiobottista” e vanamente retorica.
Sappiamo già che alcuni, con spirito eccessivamente “rottamatorio”, ci imputeranno di aver proposto di utilizzare anche vecchi personaggi della cosiddetta nomenklatura, particolarmente invisi a larghe fasce di quel corpo elettorale che guarda al centro-sinistra, ma che è disgustato dal conservatorismo e dalla muffa ideale dei soliti noti.
Sappiamo anche che altri, invece, ci accuseranno per aver lanciato persone ritenute pericolose per la conservazione dei vecchi giochetti politici.
A Noi non cale molto delle proteste né degli uni né degli altri.
Vogliamo stringere in un solo patto vecchia e nuova guardia, conservatori e rottamatori, base popolare e nomenclatura: vogliamo unire ciò che è sparso e rigeneraretutto e tutti all’insegna di un Nuovo Centro-Sinistra per un Nuovo Risorgimento italiano.
In questa prospettiva, anche il vecchio duopolio sterile e contro-producente Veltroni e veltroniani VS D’Alema e d’alemiani può essere riconvertito ad bonum.
Sottoponendo questa pluriennale faida interna al PD ad un originale solve et coagula, si scoprirà che D’Alema e Veltroni, opportunamente indirizzati, possono ancora dare il meglio di sé al PD, al Centro-Sinistra e all’Italia.
“Indirizzati”, significa messi nella condizione di non nuocere con incarichi per i quali, nelle condizioni presenti, non sono adatti e di poter eccellere, invece, a beneficio di TUTTI, assumendo responsabilità che siano loro congeniali.
Né D’Alema né Veltroni possono pretendere di non mettersi al servizio del Paese in quei ruoli che al presente appaiano più congrui, né qualche ingenuo rottamatore può pretendere di fare tabula rasa assoluta di politici che ancora segnano così profondamente, con la loro presenza, (nel bene e nel male) la dialettica interna del PD e del centro-sinistra.
Altre opzioni, attualmente, non sono altro che inutili velleità, da parte degli uni (i rottamatori) come degli altri (i conservatori).
Ma soprattutto, ciò che renderà assolutamente secondari i dubbi su determinate personalità del vecchio centro-sinistra è il fatto che il Programma di Governo che scaturisce direttamente dalle nostre 10 Serie di Proposte OBBLIGHERA’ TUTTI a nuovi comportamenti politici e a PROSPETTIVE RIFORMATRICI immancabilmente INEDITE.
Non saranno i singoli ministri a condizionare le azioni del Nuovo Centro-Sinistra, piuttosto sarà l’innovativo Programma di quest’ultimo ad OBBLIGARE inderogabilmente ad un certo tipo di iniziative e ad un determinato standard di governo.

Tornando agli esiti delle Primarie, ammettiamo che esse si svolgano e che siano vinte da Nichi Vendola oppure da Matteo Renzi, magari accompagnati da Ignazio Marino, Emma Bonino, Antonio Di Pietro ed Enrico Letta, così come consigliato da Noi.
Ebbene, in conseguenza di ciò, immaginiamo quale potrebbe essere un concreto “GOVERNO LUCE” che oggi si contrapponga a questo decadente governo Berlusconi e che in futuro possa governare direttamente ed efficacemente il Paese.

IPOTESI A con Matteo Renzi designato dalle Primarie di Coalizione quale Candidato Premier per le prossime elezioni (2013 o prima)

Matteo Renzi, Presidente del Consiglio del “GOVERNO LUCE” (e ad interim Ministro del Bilancio e della Riduzione del Debito Pubblico)
Nichi Vendola Vice-Presidente del Consiglio (e titolare di un robusto Ministero del Welfare)

IPOTESI B con Nichi Vendola designato dalle Primarie di Coalizione quale Candidato Premier per le prossime elezioni (2013 o prima)

Nichi Vendola, Presidente del Consiglio del “GOVERNO LUCE” (e ad interim Ministro del Welfare)
Matteo Renzi Vice-Presidente del Consiglio (e titolare del Ministero del Bilancio e della Riduzione del Debito Pubblico)

Perché proponiamo proprio Vendola o Renzi prima come Candidati Premier alle Primarie della Coalizione del Nuovo Centro-Sinistra, poi come Premier e Vice-Premier del “GOVERNO LUCE” (finché dura questa legislatura con l’umbratile governo berlusconiano) e infine come Presidente del Consiglio e Vice-Presidente del Consiglio?
In una Coalizione che vogliamo finalmente vincente e in grado di esercitare appeal maggioritario sull’elettorato italiano, non c’è alcun dubbio che il migliore front-office politico presentabile (nell’area di centro-sinistra attuale) è costituito da questi due nomi.
Il che non significa che, nel back-office della stessa Coalizione e del Governo che essa proporrà non debbano essere inseriti altri personaggi di maggiore esperienza politica e amministrativa, ma che sarebbe improponibili e perdenti come “Portavoce/Leaders” mediatici del Nuovo Centro-Sinistra.
Servono inoltre “pesi e contrappesi”.
Anche per questo, se a Renzi spettasse il ruolo di Premier, a Vendola non solo dovrebbe essere assegnato il ruolo di Vice-Premier, ma anche un Ministero del Welfare (ampiamente delegato a compiere scelte importanti, come si vedrà più avanti) che dovrà interloquire autorevolmente ed efficacemente con una popolazione che ha un disperato bisogno di supporti e ammortizzatori sociali.
Parimenti, con un Vendola Premier, garante di una sicura influenza di politiche “di sostegno”a favore delle classi più diseredate (e con l’interim al Welfare) sarà utile il contrappeso di un Renzi Vice-Premier con titolarità di un Ministero del Bilancio e della Riduzione del Debito Pubblico.
Sia chiara una cosa: i due Ministeri (Welfare e Bilancio) non saranno in contrapposizione fra loro; al contrario, come spiegheremo più avanti, rafforzare le garanzie socio-economiche per le classi più disagiate (Welfare) e ridurre progressivamente il debito pubblico sono due aspetti di un’unica politica, lungimirante e avveduta, per rilanciare il “Sistema-Italia”.
Infatti, dovendo pagare meno interessi sul Debito Pubblico, si potranno investire più soldi per il Welfare.

Semmai, vorremmo dichiarare che se davvero Vendola ha l’ambizione di guidare il futuro Centro-Sinistra (Democratico e Occidentale), sarà meglio che dismetta prima di subito gli sgangherati panni dello pseudo-pacifista d’accatto (vedi Crisi Libica e qualunque questione analoga). Anche perché, a Vendola come a tutte le Vestali dello pseudo-pacifismo nostrano (ed estero), ci pregiamo di ricordare che se le democrazie occidentali fossero intervenute in Spagna nella guerra civile del 1936-39, non vi sarebbe stata la vittoria del Franchismo e la presunzione di invincibilità del Nazismo e del Fascismo che, ancora grazie al “pacifismo peloso” del 1938 (che fu il viatico all’invasione nazista di Cecoslovacchia e Polonia, con l’avallo dell’URSS. URSS non solo filo-nazista e imperialista con il patto Ribbentrop-Molotov, ma anche artefice del massacro a freddo di 4000 ufficiali polacchi catturati, dopo aver fornito sino a pochi mesi prima appoggio morale ed economico ai “pacifisti” europei), approfittando del comportamento inizialmente imbelle e vile di Gran Bretagna e Francia, scatenarono infine la Seconda Guerra Mondiale.
Se una “Coalizione di Volenterosi”, negli anni ’30 del ‘900 (prima del massiccio riarmo teutonico) avesse svolto una sana opera di dissuasione armata (dinanzi ai Dittatori le chiacchiere e le viole mammole non bastano!) nei riguardi di Spagna clerico-fascista, Germania nazista, Italia fascista, a fronte di qualche perdita contenuta avremmo senza alcun dubbio risparmiato milioni di vittime di ogni nazionalità (i caduti della guerra mondiale tra 1939 e 1945), oltre a milioni di vite ebree.
Che pacifismo è, Caro Nichi Vendola, quello che non sa indignarsi e reagire (con le armi, non con le vuote ciance) verso la persecuzione, la tortura e l’uccisione, ieri di ebrei, zingari, cechi, polacchi e oggi di curdi, iraniani, egiziani, tunisini o, da ultimo, LIBICI e SIRIANI (per tacere di altri popoli oppressi da regimi tirannici) ?

Ma torniamo agli ipotetici incarichi ministeriali del cosiddetto “GOVERNO LUCE” (per oggi dall’opposizione e per domani, ottenuta la maggioranza a seguito di consultazione elettorale, con effettivo insediamento istituzionale).
Forniamo un quadro ipotetico ma completo:

Presidente del Consiglio: Matteo Renzi (con interim al Bilancio e alla Riduzione del Debito Pubblico) oppure Nichi Vendola (con interim al Welfare)

Sottosegretari di Stato alla Presidenza del Consiglio: vengano scelti tra persone di assoluta fiducia del Presidente del Consiglio, dopo aver consultato i partiti della coalizione.
L’unico nome certo che ci sentiamo di fare è quello di Giuseppe Civati, che potrà essere un ottimo collaboratore del Presidente del Consiglio, sia esso Nichi Vendola, Matteo Renzi o altra persona che abbia conseguito maggiori suffragi alle Primarie di Coalizione.

Vice-Presidente del Consiglio: Nichi Vendola o Matteo Renzi
Vice-Presidente del Consiglio:  Emma Bonino
Vice-Presidente del Consiglio:  Ignazio Marino
Vice-Presidente del Consiglio:  Antonio Di Pietro
Vice-Presidente del Consiglio: Enrico Letta

Ministri con portafoglio

Ministro degli Affari Esteri: Emma Bonino, Vice-Ministro: Bobo Craxi
Ministro dell’Interno: Antonio Di Pietro
Ministro della Giustizia: Anna Finocchiaro
Ministro della Difesa: Dario Franceschini
Ministro Economia e Finanze: Tito Boeri
Ministro per lo Sviluppo Economico: Stefano Fassina
Ministro della Sanità: Ignazio Marino
Ministro delle Politiche Ambientali: Grazia Francescato
Ministro delle Politiche e delle Industrie Agricole, Alimentari e Forestali: Sergio Chiamparino
Ministero dei Lavori Pubblici, delle Infrastrutture e dei Trasporti: Marco Cappato
Ministro della Pubblica Istruzione: Giulio Giorello
Ministro dell’Università e della Ricerca Scientifica: Umberto Eco
Ministro dell’Industria del Turismo e dello Spettacolo: Walter Veltroni
Ministro per le Relazioni Commerciali con i Paesi Islamici: Massimo D’Alema
Ministro per le Relazioni Commerciali con i Paesi Europei: Enrico Letta
Ministro dei Beni Culturali e Artistici: Vittorio Sgarbi
Ministro per il Coordinamento Stato-Regioni: Riccardo Nencini
Ministro per l’Innovazione della Pubblica Amministrazione: Linda Lanzillotta
Ministro per le Pari Opportunità: Vladimir Luxuria, Vice-Ministro: Paola Concia, Vice-Ministro: Debora Serracchiani, Vice-Ministro: Rita Bernardini, Vice-Ministro: Alessandro Cecchi Paone
Ministro per l’Integrazione dei Migranti: Claudio Fava

Altri Vice-Ministri e Sottosegretari: da definire mediante concertazione tra i partiti di coalizione, gli stessi Ministri e la Presidenza del Consiglio.

Ministri senza portafoglio; da definire a cura della Presidenza del Consiglio.

Presidente della Camera dei Deputati: Giuliano Amato

Presidente del Senato: E’ opportuno tornare ad una passata consuetudine. Si lasci la designazione di una delle due Camere Legislative alle Opposizioni.

Presidente della Repubblica:  Gustavo Zagrebelsky, Romano Prodi o Giuliano Amato

Senatore a vita da nominare: Marco Pannella

Note Esplicative relative ai nominativi proposti. Ovviamente, in un sistema democratico, nessuno designa “a tavolino” presidenti o vice-presidenti del consiglio, ministri o vice-ministri, presidenti di camere legislative o presidenti della repubblica.
E’altrettanto vero, però, che in un contesto democratico e liberale, tutti i players della società civile (e Noi siamo tra questi) hanno il diritto-dovere di proporre persone, idee e progetti per l’amministrazione della res publica.
Talora, anche a scopo provocatorio.
Nel caso presente, non tanto e non solo di provocazione si tratta, quanto piuttosto di una ragionevole rassegna di personalità della politica e della cultura che, al pari di altre qui non menzionate per necessità di sintesi e di simbologia esplicativa, potrebbero ben rappresentare un giusto equilibrio fra solida esperienza di lungo corso, innovazione riformatrice, ri-composizione di vecchie fratture in seno al centro-sinistra italiano.

Ad esempio, Bobo Craxi, già Sottosegretario al Ministero degli Affari Esteri con il secondo governo Prodi, viene qui proposto come Vice-Ministro dello stesso Ministero (un ruolo che potrebbe essere nella forma e nella sostanza molto più “pesante” di quello ricoperto in passato), in parte anche per simboleggiare definitivamente il superamento delle diffidenze che, dagli anni ’90 ad oggi, hanno caratterizzato i rapporti tra i socialisti della diaspora post-PSI e le altre forze della sinistra. Di più, sarebbe parimenti auspicabile una nutrita componente di sottosegretari e vice-ministri di area socialista (specialmente giovani), proprio per rigenerare e rinforzare una componente politica che, valorizzata “dentro e fuori” dal PD, potrebbe - nel presente come nel futuro - costituire un sicuro baluardo ed elemento vincente rispetto a qualunque revanche berlusconiana (guidata da Silvio, Marina, Pier Silvio o altri della medesima casata).
Analogo discorso vale per la proposta di Riccardo Nencini come Ministro per il Coordinamento Stato-Regioni e per  Giuliano Amato quale Presidente della Camera dei Deputati e come uno della terna dei possibili Presidenti della Repubblica, insieme a Romano Prodi e a Gustavo Zagrebelsky (la prima scelta, per Noi, è comunque Gustavo Zagrebelsky, già autorevolissimo Presidente della Corte Costituzionale. A differenza del Massone Antonio Baldassarre - anch’egli Presidente Emerito della Corte Costituzionale - il Non-Massone Zagrebelski - anche se lo accoglieremmo volentieri nei Templi libero-muratori - da quando ha lasciato la sua alta carica, non ha mai smesso di onorarla ed illustrarla con interventi pubblici di grande spessore civico ed intellettuale.
Emma Bonino quale Ministro degli Affari Esteri costituisce un evento epocale, in grado di restituire prestigio, dignità e grandi margini di manovra alle relazioni diplomatiche italiane e allo stesso Dicastero della Farnesina, negli ultimi tempi mortificato nella sua autonomia da una politica estera berlusconiana inconsistente, fallace e assai poco lungimirante.
Le scelte riguardanti Antonio Di Pietro (Interni) e Anna Finocchiaro (Giustizia) collocano l’uomo e la donna giusti al posto giusto.
Dario Franceschini, negli ultimi anni è cresciuto molto, politicamente, ben operando in Parlamento prima come Capogruppo alla Camera dell’Ulivo e poi del PD. Sembra giusto affidargli un Dicastero importante come quello della Difesa.
Tito Boeri (Economia e Finanze) è un altro grande intellettuale, un pensatore raffinato che ha proposto tesi di governo molto concrete e avanzate, in relazione al sistema economico italiano: pare venuto il momento di gettarlo nella mischia, dopo anni di stagnazione e assenza di idee rigeneratrici nei settori del lavoro, delle finanze e delle aspettative di crescita dell’economia nostrana.
Analoga apertura di credito vorremmo fare nei confronti di Stefano Fassina (Sviluppo Economico)
Anche Ignazio Marino (Sanità) e Grazia Francescato (Politiche Ambientali) ci sembrano le persone giuste al posto giusto.
Per ciò che concerne Sergio Chiamparino, in attesa di diventare il Candidato vincente alla Regione Piemonte nel 2015, un incarico ministeriale legato a politiche agricole, alimentari e forestali appare il giusto completamento per un serio amministratore che voglia ampliare la portata delle sue competenze di governo, apportando a questo settore (bisognoso di rilancio) tutta la sua scrupolosa professionalità e capacità di lavoro.
Un quarantenne radicale come Marco Cappato ci sembra l’uomo adatto a gestire con assoluta competenza, integrità e onestà personale un Ministero delicato come quello da Noi ri-denominato “dei Lavori Pubblici, delle Infrastrutture e dei Trasporti”.
Dopo talune mezze calzette in odore di sacrestia, appecoronate ad esigenze di tagli di bilancio e di smantellamento della scuola pubblica, un intellettuale autorevole e indipendente come Giulio Giorello ci parrebbe il soggetto adatto a guidare il Dicastero della Pubblica Istruzione.
Identica considerazione ci ispira la proposta di Umberto Eco quale titolare del Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica (su cui investire adeguatamente), che riteniamo utile rendere autonomo e non accorpato a quello della Pubblica Istruzione.
Quanto a Walter Veltroni e Massimo D’Alema, piuttosto che indugiare in sterili plebisciti rispettivamente a favore o contro l’uno o l’altro, a favore del loro “accantonamento” o della loro “rivincita e ritorno” quali leaders del PD, Noi proponiamo una soluzione pragmatica.
Siano inseriti anch’essi nel futuro governo del Nuovo Centro-Sinistra.
E siano inseriti in posizioni tali da valorizzare al massimo le loro storie personali e le loro specifiche attitudini.
In un territorio come quello italiano, un Ministro dell’Industria del Turismo e dello Spettacolo (con portafoglio) che sappia il fatto suo, può ri-costituire e determinare tali e tante eccellenze da incidere in modo epocale sull’immagine planetaria del Bel Paese e sul suo stesso PIL: questa è una sfida che Veltroni può stra-vincere, rigenerando sia le proprie prospettive politiche che, e questa è la cosa più importante, l’enorme potenziale di produttività economica dei settori del Turismo e dello Spettacolo.
Parimenti, chi più adatto di Massimo D’Alema nell’interloquire (soprattutto in termini commerciali) con quegli importanti Paesi Islamici nei cui riguardi l’ex Ministro degli Esteri ha sempre manifestato adeguata comprensione e capacità di dialogo ad oltranza?
Ci sembra strategico valorizzare con un inedito ma potenzialmente importantissimo incarico (Dicastero con portafoglio per le Relazioni Commerciali con i Paesi Europei) le competenze e l’esperienza di Enrico Letta, indicato anche quale Vice-Premier.
Con la proposta di Vittorio Sgarbi al Ministero dei Beni Culturali e Artistici si vuole inaugurare un nuovo corso, molto più in auge in civilissimi altri Paesi europei (vedi, fra tutti, la Francia), cioè coinvolgere - in nome di acclarate competenze e skills - in un governo di centro-sinistra (o di centro-destra, ma non è questo il caso) anche personalità in passato schierate su altri versanti politici. Del resto, cosa rappresenta meglio una vittoria politica sull’avversario del coinvolgimento di brillanti e validi ex-collaboratori o amici dell’avversario stesso in propri programmi di governo?
Non è questo il più potente segno di aver destrutturato e sconfitto il regime precedente e contemporaneamente uno straordinario messaggio di ecumenicità, prova provata della volontà di essere un Governo per tutti gli italiani e di voler allargare ulteriormente la base del proprio consenso?
Tutto ciò, tanto più dopo il recente flop televisivo di Sgarbi, che dimostra l’incapacità del regime berlusconiano di valorizzare e utilizzare convenientemente i propri intellettuali, mandandoli allo sbaraglio mediatico per fini cortigiani invece di affidargli responsabilità di gestione di alcuni settori del patrimonio artistico e culturale del Paese : non a caso in quest’ultimo, patetico governo Berlusconi, ai Beni Culturali si sono succeduti due personaggi che poco o nulla hanno a che fare con l’intellettualità e la cultura: Sandro Bondi e Giancarlo Galan…
Vittorio Sgarbi, al di là dei limiti umani e caratteriali, al di là degli opportunismi politici alla Corte di Arcore, rimane un’ottima risorsa per la valorizzazione dei beni architettonici e culturali, nonché delle arti figurative italiane (e per la loro promozione in termini di industria culturale), così come Walter Veltroni potrà essere un eccellente regista del rilancio di cinema, teatro, intrattenimento e attività turistiche connesse.
Analogo ragionamento di integrazione e allargamento ecumenico dell’esecutivo vale per Linda Lanzillotta (Dicastero proposto: Innovazione della Pubblica Amministrazione), già nel PD e ora approdata all’API di Rutelli.
Riteniamo il Ministero delle Pari Opportunità un Dicastero importantissimo per un’Italia che voglia entrare a pieno titolo nella modernità e nel XXI° secolo appena iniziato, al cospetto delle altre società contemporanee dell’Occidente laico, pluralista, democratico, libertario e liberale.
Perciò proponiamo al vertice di questo Dicastero un personaggio politico quale Vladimir Luxuria (già Deputata), emblema della necessaria accettazione e integrazione di tutte le diversità. Al suo fianco, come Vice-Ministri, riteniamo altrettanto esemplari ed efficaci le presenze di due donne di diversa ma complementare storia politica: Debora Serracchiani e Rita Bernardini; nonché due icone politiche del mondo gay, lesbico e bisex come Paola Concia e Alessandro Cecchi Paone (anch’egli, come Sgarbi, in passato vicino al centro-destra, ma sempre da “libero pensatore-battitore”).
Consideriamo Claudio Fava come une delle personalità politiche più coraggiose, adeguate e oneste intellettualmente per ricoprire un ruolo delicato quale quello di Ministro per l’integrazione dei Migranti.

Si fa un gran parlare, da qualche tempo, dell’insistenza di taluni ambienti per la nomina di Gianni Letta quale Senatore a Vita.
Ecco, Noi preferiremmo di gran lunga un altro abruzzese gratificato di questa alta onorificenza repubblicana.
Un uomo che ha dato molto alla civilizzazione e alla laicizzazione di questo Paese clericale, semi-confessionale, illiberale, ma prontissimo ad approfittare (persino nei suoi componenti più proni alle ingerenze vaticane) delle conquiste di civiltà che altri hanno faticosamente conseguito, lungo drammatiche traversate del deserto.
Se la Repubblica italiana non sarà stata in grado, prima della sua scomparsa da questo palcoscenico terreno (che ci auguriamo lontanissima), di conferire un qualche riconoscimento formale a Marco Pannella, allora vuol dire davvero che i nostri Padri, da Cavour a Mazzini a Garibaldi, hanno consegnato l’Unità nazionale a degli epigoni cialtroni e senza onore.
Marco Pannella Senatore a Vita è il minimo risarcimento/riconoscimento che va dato allo storico leader radicale, se lo Stato democratico italiano non vuole vergognarsi di se stesso.

Infine, se non abbiamo nominato altri validi dirigenti dell’attuale centro-sinistra nella squadra di governo potenziale or ora indicata, è anche in vista dell’opportunità di proporre la candidatura di alcune personalità verso mete amministrative altrettanto importanti come comuni e regioni.
Un nome su tutti, che riteniamo un candidato particolarmente adatto a ricoprire nel prossimo futuro la carica di Sindaco di Roma o di Presidente della Regione Lazio (dopo l’involontaria e prematura campagna elettorale in negativo che le pessime performances di Gianni Alemanno e Renata Polverini stanno offrendo alle sbigottite popolazioni locali): Nicola Zingaretti, attuale Presidente della Provincia di Roma.
Un altro nome che abbiamo già indicato come Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio (Deleghe da definire, ma forse Comunicazione ed Editoria potrebbero costituire la scelta giusta) lo vedremmo bene quale futuro candidato Governatore della Regione Lombardia nel 2015: Giuseppe Civati

 

10 Serie di Proposte per il Governo dell’Italia dal 2011 in poi (ELENCO RAGIONATO)

Ciascuna Serie prende spunto da una delle dieci epigrafi poste nella Home Page del sito ufficiale del Movimento politico d’opinione “Democrazia Radical Popolare” (www.democraziaradicalpopolare.it )

 

Prima Serie

Per un Governo Virtuoso dell’Italia

Si tratta di un’unica e simbolica proposta, la più generica e astratta (ma non meno importante) contenuta nel Decalogo in questione.
Virtus, in un contesto neo-risorgimentale come quello su cui puntiamo, fa riferimento essenzialmente ad un peculiare ethos civile da inventare, preservare, rafforzare e restituire (ammesso che sia mai appartenuto in modo diffuso alle popolazioni italiche, dopo il crollo dell’Impero romano) alla classe dirigente nostrana.
Un Governo Virtuoso significa (a tutti i livelli: nazionale e locale) aver cura della propria integrità e del proprio esempio quali amministratori della res publica.
Un Governo Virtuoso significa la fede laica nell’investimento spirituale e materiale che un pubblico amministratore fa per i propri figli, nipoti e pronipoti, curando la cosa pubblica come se fosse un bene e un lascito prezioso per la sua stessa progenie.
Se i governanti italiani del XXI° secolo sapranno agire con il coraggio, la determinazione, l’onestà e l’impermeabilità alla corruzione che caratterizzarono uomini come Camillo Benso di Cavour e Giuseppe Garibaldi (per citare solo i due massimi Padri dell’Unità nazionale), allora, in luogo di miserabili mentecatti che come mercede della loro corruzione o andranno in galera oppure saranno dimenticati dalla Storia, avremo finalmente nuovi busti con cui celebrare una felice generazione di grandi STATISTI.
Del resto, per i cattolici (in Italia, di nome, sembra che ce ne siano tanti…) e i “diversamente credenti”, come può l’onestà e l’integrità personale essere barattata con qualche sacco di iuta pieno di tangenti, dal momento che tanto la iuta che il suo possessore terreno andranno presto o tardi a far compagnia ai vermi, mentre l’anima immortale dovrà rendere conto di sé all’Onnipotente e/o ad altre Divinità?
E per gli agnostici, se non siete spronati dalla fama di gloria, dall’ambizione di passare alla Storia e di preservare il rispetto e la stima dei vostri concittadini, vi rendete conto che l’Italia è ormai, economicamente e socialmente, sull’orlo dell’abisso?
Che vantaggio avrete dal depredare una collettività per riempire le vostre tasche se rischiate non solo il disonore e il carcere, ma anche che la vita quotidiana, sempre più sconvolta da malaffare, criminalità e rivolta sociale, diventi invivibile e pericolosa per voi e per i vostri cari, che sarete/saranno esposti a violenze di ogni tipo, innescate proprio dalla vostra scarsa virtù civica?
E’ possibile avere un ceto politico che, invece di dedicarsi ad un orizzonte limitato e angusto (qualche mese, qualche anno, giusto il tempo di fare un po’ di soldi e spartire un po’ di potere e poltrone), si curi del futuro dei propri concittadini, tra i quali vi sono, ovviamente, anche i propri figli e nipoti?
E’ possibile lanciare progetti di governo che abbiano lungimiranza e profondità, costruiti per lasciare un segno nei decenni e per suscitare l’ammirazione e la riconoscenza dei posteri?
O l’ambizione dei nostri governanti è così miserabile da non oltrepassare piccole soddisfazioni di infimo cabotaggio?
E’ bello lasciare soldi e proprietà alla propria discendenza (oltre che goderne in vita), ma soltanto se quei beni siano stati guadagnati onestamente e se, ad essi, sia congiunto un sentimento di stima e ammirazione da parte di chi li riceve, invece della vergogna per essere stati figli o nipoti di un ladro, di un corrotto, di un criminale, di un predatore della comunità, di un ipocrita baciapile che sputava di notte su quel crocifisso che di giorno voleva a tutti i costi nelle scuole, nei tribunali e negli ospedali.

 

Seconda Serie

Per il Risorgimento Economico e Sociale del Paese

Cerchiamo di essere precisi e concisi, per quanto è possibile.
La gestione del Super-Ministero di Economia e Finanze da parte di Tremonti è il classico bicchiere mezzo vuoto che, a guardarlo e gustarlo meglio, si scopre contenere un liquido comunque incolore e insapore.
Non basta tenere i conti in ordine, quando non solo non si sia capaci di ridurre sensibilmente il debito pubblico, ma ci si permetta comunque di fare tagli dolorosissimi in settori importanti (ricerca, pubblica istruzione, società o enti partecipate dallo Stato), con costi sociali gravissimi, proprio nel momento di maggiore fragilità del sistema economico nazionale.
Le parole più azzeccate per definire questo grigio stile tremontiano (fatto salvo il valore intellettuale del Super-Ministro che, però, ha venduto l’anima al “diavolo”, cioè a Bossi e a Berlusconi, rinunciando a fare qualcosa di buono per il suo Paese) sono immobilismo e attendismo.
Ma cosa si attende, dal momento che l’Italia registra - è notizia di pochi giorni fa - un tasso di crescita inferiore persino alla Grecia?
Ebbene, in questo contesto, cosa propone Democrazia Radical Popolare al Nuovo Centro-Sinistra, per uscire dalla stagnazione “tremontian-berlusconian-leghista” ed avviare un robusto Risorgimento Economico e Sociale del Paese?

  1. Diminuzione di tutte le aliquote relative a tutti i tipi di imposta di una percentuale almeno del 4 o 6 %, così da rendere finalmente equa la tassazione italiana, da sempre sentita come troppo alta e oppressiva. Ciò costituirà un poderoso volano non solo per i singoli contribuenti e le loro famiglie, ma anche e soprattutto per le IMPRESE, mai come in quest’epoca bisognose di alleggerimento fiscale anche per rilanciare l’OCCUPAZIONE.
  2. Contestualmente, una volta ristabilita l’equità della tassazione: inasprimento delle pene relative all’evasione fiscale e rafforzamento dei mezzi di individuazione di essa, rivoluzionando tanto il sistema di accertamento e sanzione (prendendo esempio concreto dagli USA), quanto la sensibilizzazione mediatica sul disonore che deve caratterizzare chi evade le tasse. Bisogna capovolgere la morale corrente: chi non paga per intero le imposte è un delinquente e un criminale che sottrae risorse alla collettività, non un furbo da ammirare o tollerare. In effetti, le recenti esternazioni della Corte dei Conti relative alla presunta impossibilità di diminuire le tasse perché, anzi, bisogna ridurre il deficit annuale di bilancio e anche il debito pubblico, pur fondate in teoria, nella pratica rischiano di non cogliere il cuore del problema. Se tutti gli italiani pagassero le tasse dovute, le entrate dello Stato sarebbero più che sufficienti a far fronte alle spese della macchina amministrativa, a potenziare il welfare, a pareggiare il bilancio annuale, a ridurre nel tempo il debito pubblico. Il punto è che (giustamente) gli italiani si sentono vessati da un sistema fiscale con aliquote troppo elevate. Perciò, chi non può evadere le tasse (perché lavoratore dipendente) si sente discriminato e maltrattato dallo Stato (che poi, magari, gli offre pessimi servizi), mentre le categorie professionali che possono aggirare il fisco lo fanno tranquillamente, sia per la relativa inefficacia degli accertamenti, sia per la relativa clemenza del sistema sanzionatorio - oltre tutto vanificato da ricorrenti sanatorie - sia per la legittimazione morale collettiva dell’evasione fiscale. Bisogna capovolgere tutte queste condizioni. MENO TASSE, per ristabilire un rapporto di equità tra diritto di esazione e senso del dovere nel pagamento. ACCERTAMENTI scientifici e SANZIONI inesorabili, accompagnati da una campagna mediatica e culturale che mostri quanto sia più conveniente, per la collettività e per gli individui (specie in favore  delle nuove generazioni) contribuire senza deroghe (ma in forma equa e non vessatoria) al pagamento di ciò che alimenta la Macchina dello Stato e il Welfare. Attraverso questa piccola rivoluzione fiscale, saranno sempre di meno gli italiani invogliati ad evadere le tasse e il gettito per lo Stato, nonostante la diminuzione delle aliquote, crescerà in modo sensibile (abbiamo fatto in proposito diversi studi di fattibilità che dimostrano in termini incontrovertibili quanto stiamo affermando). Ecco così che, pur dando soddisfazione alle preoccupazioni della Corte dei Conti, si potrà finalmente realizzare quella diminuzione della pressione fiscale da vent’anni falsamente promessa da Berlusconi e tuttavia mai realizzata.
  3. ASSOLUTA NOVITA’ DI SISTEMA: creazione del SERVIZIO CIVILE MEDITERRANEO S.P.A.  (S.C.M. S.P.A.) Cioè costituzione di una società per azioni, holding di una serie di società collegate, la cui sottoscrizione di quote o azioni sia autorevolmente proposta (e in un certo senso garantita) da parte dello Stato, della Banca d’Italia e del sistema bancario nazionale, a tutti i piccoli o grandi risparmiatori italiani. Oltre e al di là dei sottoscrittori del debito pubblico (Bot e Cct), il S.C.M. S.P.A. proporrà ai detentori del risparmio privato italiano (e internazionale) di investire (con la prospettiva di trarne doppio profitto: speculativo e in termini di infrastrutture per l’Italia e aree contigue) su singole società costituite ad hoc per la creazione di nuove INFRASTRUTTURE e SERVIZI (compresa, nel corso degli anni, la MANUTENZIONE) in Italia e ovunque risulti strategico nell’ambito del bacino mediterraneo. L’Italia ha bisogno di risolvere problemi annosi come il compimento dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria, la costruzione di altre strade e auto-strade o sistemi ferroviari avanzati per unire territori ancora mal collegati: non c’è paragone tra la velocità e l’efficienza con cui ci si muove nel centro-nord, rispetto a quanto avvenga nel centro-sud. Si al ponte sullo stretto di Messina, ma davvero, in tempi rapidi e certi e non a chiacchiere. Soprattutto, è ridicolo costruire il ponte se non si trasforma radicalmente la viabilità calabrese e siciliana, sia quella su gomma che quella su rotaie. Ma il bello della creazione del SERVIZIO CIVILE MEDITERRANEO S.P.A. è che esso consentirà di risolvere contemporaneamente diversi problemi. Un stessa famiglia, sgravata di tasse grazie al taglio delle aliquote di cui sopra, invogliata dalle garanzie offerte da Stato, Banca d’Italia e sistema bancario complessivo, investirà volentieri i propri risparmi in società e aziende che creeranno nuove infrastrutture per comuni, provincie e regioni, offrendo contestualmente la possibilità di assumere al proprio interno propri componenti (padri, madri, figli, nipoti) e generando nel contempo nuovi consumi, nuova ricchezza e nuove possibilità di lavoro nei territori interessati. Inoltre, l’S.C.M. S.P.A., operando con incisività anche nell’area nord-africana del Mediterraneo (anche qui costruendo infrastrutture, industrie e professionalità collegate al sistema produttivo italiano), non solo consentirà all’Italia di assumere la leadership rispetto ai paesi del Maghreb, ma risolverà alla radice il problema dell’immigrazione. Anche qui, con il giusto dosaggio di rigore e solidarietà, inserite in un progetto di sviluppo che potrà rendere il Mediterraneo (e l’Italia con esso) assai più centrale e strategico nell’ambito degli scenari macro-economici del pianeta. Come sanno tutti i principali players internazionali, le potenzialità dell’area mediterranea sono enormi, PER VARIE RAGIONI. E, una volta costruiti nuovi sistemi geo-politici (democratico-liberali), sarebbe davvero un errore madornale che l’Italia non tentasse la via di una leadership diplomatica ed industriale di questi paesi in via di sviluppo. Così, acquisita una tale autorevolezza, il nostro Paese potrà intervenire in prima persona per regolare il flusso di migranti che voglia consentire o meno, senza dover affidare questo compito a qualche squallido tiranno locale. Il problema IMMIGRAZIONE è un problema che si risolve con una duplice “medicina”: coordinare uno sviluppo manifatturiero, turistico, artigianale e professionale nei territori d’origine dei migranti, coinvolgendo in ciò lo stesso sistema economico italiano delle imprese, delle professioni e dell’artigianato. Poi, forti di tale impegno, impedire con intelligente fermezza e alla fonte la migrazione di popoli che potranno trovare in patria le occasioni di quella vita più giusta e felice cui, come esseri umani, essi hanno diritto. In sintesi, la creazione di SERVIZIO CIVILE MEDITERRANEO S.P.A. e le iniziative connesse sbloccheranno il sistema economico italiano, drenando liquidità (che è quella che attualmente latita), stimolando i consumi, creando nuovi posti di lavoro, migliorando le infrastrutture, attivando nuove opportunità multilaterali con i paesi mediterranei e attirando nuovi investimenti internazionali. Questi ultimi, poi, saranno invogliati anche grazie alle riforme del sistema giudiziario da NOI proposte (vedi più avanti) che, snellendo tutti i tipi di cause e rendendone il percorso rapido, certo ed efficiente, non potrà che rassicurare e attirare quegli investitori stranieri che, attualmente, si guardano bene dal veicolare fondi verso l’Italia.
  4. ALTRA NOVITA’ DI SISTEMA:  creazione del COMMISSARIATO PER LA RIDUZIONE DEL DEBITO PUBBLICO (C.R.D.B.). Questa struttura sarà dipendente direttamente dalla Presidenza del Consiglio e dal Ministero del Bilancio e della Riduzione del Debito Pubblico. Verranno selezionati una serie di super-esperti della pubblica amministrazione che, a COSTO ZERO e per IMPEGNO CIVILE (essendo già lautamente stipendiati per i loro precedenti incarichi) si impegneranno per un certo periodo di tempo ad istruire e monitorare i COMMISSARI. Infatti, questi ultimi saranno selezionati esclusivamente fra i migliori giovani italiani neo-laureati in diverse discipline. I COMMISSARI, una volta istruiti, forniti dei massimi poteri di ispezione (e monitorati da Ministero del Bilancio e Presidenza del Consiglio) saranno “sguinzagliati” in tutta Italia con facoltà di raccogliere un’ informazione completa su tutte le voci di spesa delle amministrazioni centrali, regionali, provinciali e comunali (compresi enti collegati, partecipazioni societarie, etc.). I COMMISSARI, di base, per il loro lavoro, avranno soltanto un rimborso spese per gli spostamenti e i soggiorni. Tuttavia, per l’individuazione (e conseguente eliminazione) di qualsiasi “voce di spesa” assolutamente inutile oppure relativa ad un effettivo servizio di pubblica utilità ma che si potrebbe garantire con minori oneri, percepiranno il 20% di tutte le somme fatte risparmiare alle amministrazioni centrali o locali. Le inchieste dei COMMISSARI saranno pubblicizzate e discusse dal servizio pubblico radio-televisivo, così da dare il massimo di trasparenza a questa MACRO-OPERAZIONE di razionalizzazione della pubblica amministrazione e in modo da controllare che l’eliminazione di voci di spesa non significhi anche TAGLIO DI SERVIZI per la collettività. In seguito, per i COMMISSARI che si siano distinti per efficacia e professionalità (anche tutti, se ciascuno avrà raggiunto un certo standard di efficienza) sarà prevista l’assunzione a tempo indeterminato con ruolo dirigenziale in strutture statuali. L’inserimento quali Commissari di giovani neo-laureati (selezionati in base al talento e alle attitudini) apporterà anche questi benefici: nuovi posti di lavoro e una certa garanzia che le loro ispezioni siano fatte con la passione civile e l’onestà che questo tipo di lavoro richiede. D’altronde, un meccanismo di controlli incrociati e lo stesso diretto interesse professionale e pecuniario dei Commissariaffinché le “inchieste” vengano svolte con perizia, assicurerà che questo “corpo ispettivo” possa espletare il suo lavoro con grande efficacia e senza il rischio di connivenze con interessi conservativi dello status quo (cioè spreco, corruzione, disservizi). Vogliamo scommettere che, grazie a questa NOVITA’ DI SISTEMA, in capo a pochi anni la pubblica amministrazione italiana diventerà una delle più efficienti e oculate d’Europa? Vogliamo scommettere che, viste le somme in ballo (cifre enormi, che i cittadini nemmeno immaginano), tutti i soldi risparmiati potranno essere efficacemente spesi per adeguate e funzionali operazioni di sostanziale WELFARE e/o per diminuire il deficit di bilancio e il debito pubbico (con i suoi mostruosi interessi, che di nuovo tolgono risorse per gli ammortizzatori sociali)?
  5. NOVITA’ DI SISTEMA: istituzione del SERVIZIO DI PIENA OCCUPAZIONE (S.P.O.) Qui veniamo ad un punto qualificante e delicatissimo del Programma di rilancio economico che Democrazia Radical Popolare propone al Nuovo Centro-Sinistra. Chi l’ha detto che ll Sistema-Italia (allargato al Mediterraneo e alla cooperazione con altri Paesi europei e di altri continenti) non sia in grado di garantire la “piena occupazione”? O quanto meno di garantire una tensione costante, progressiva e concreta verso questo obiettivo? Fermo restando l’ancoraggio ai principi del libero mercato globale e del rifiuto di qualsivoglia protezionismo nazionalistico-continentale, la nuova frontiera (non solo italiana) del socialismo liberale non può che fondarsi su una feconda collaborazione tra principi liberisti classici e strategici interventi pubblici o semi-pubblici per correggere le non poche irrazionalità e ingiustizie di un mercato abbandonato alle sue fredde e ciniche dinamiche. La globalizzazione dei mercati (che NOI di D.R,P. riteniamo cosa ottima, purché accompagnata da globalizzazione di diritti politici e civili e di giustizia sociale) ha aperto nuovi scenari, con nuovi problemi, cui servono NUOVE RISPOSTE. Per rimanere al Sistema-Italia, il SERVIZIO DI PIENA OCCUPAZIONE (S.P.O.) costituisce una innovazione che può dare nuova speranza alle giovani generazioni, altrimenti drammaticamente escluse da un normale percorso socio-economico e da qualsiasi progettazione esistenziale. Spieghiamo in che consiste. Tale SERVIZIO sarà direttamente dipendente dal Ministero del Welfare e dalla Presidenza del Consiglio e saranno ASSUNTI dei neo-laureati per gestirlo, sotto la supervisione di funzionari dei Ministeri suddetti. Alla maggiore età (18 anni) tutte le cittadine e i cittadini italiani avranno la facoltà di iscriversi al SERVIZIO DI PIENA OCCUPAZIONE, allegando una documentazione delle proprie attitudini, capacità, aspirazioni ed esperienze formative (che potranno essere integrate di mese in mese). Grazie a questa ISCRIZIONE al S.P.O. cittadine e cittadini italiani che avranno deciso di effettuarla avranno accesso a una serie di importanti DIRITTI (attualmente inaccessibili alle nuove generazioni, abbandonate a se stesse da tutti i governi degli ultimi vent’anni), contestualmente ad una serie di precisi (e responsabilizzanti) DOVERI. Parliamo prima dei DOVERI. Il personale dell’S.P.O. dovrà individuare, di concerto con le Camere di commercio, con Confindustria, con Confartigianato, con i Sindacati, con tutte le altre Organizzazioni del lavoro, nonché per conto proprio, tramite sofisticate analisi dei territori e delle mappe del fabbisogno lavorativo, quali e quante figure professionali (di tipo manuale o intellettuale, artigianale o impiegatizio e/o dirigenziale) occorrano e a quali soggetti e in quali contesti. In base alla conoscenza delle possibilità di lavoro mano a mano disponibili e alle attitudini degli iscritti, l’S.P.O. proporrà a ciascuno di accettare un determinato impegno lavorativo (più o meno lungo). Se l’iscritto (giovane o meno) all’ S.P.O. rifiuta un determinato lavoro (manuale o intellettuale/impiegatizio), decade dalla condizione di aderente al SERVIZIO DI PIENA OCCUPAZIONE e perde tutti i DIRITTI conseguenti. Vediamo invece che accade se l’iscritto (giovane o meno) accetta il lavoro (breve o lungo) e la sede (vicina o lontana) del suo svolgimento sul territorio nazionale italiano e/o nei Paesi contigui di area nord-africana, europea, extra-europea (con le quali aree l’S.P.O. avrà stretto accordi multilaterali). In questo caso, a partire dal primo lavoro, quale che ne sia la retribuzione e quale che ne sia la durata, l’S.P.O. (grazie alle convenzioni stipulate con il mondo bancario nazionale e con tutte le rappresentanze del mondo del lavoro) garantirà al suo ISCRITTO di poter iniziare a versare contributi pensionistici,  di POTER accendere un MUTUO per la sua prima casa (ovunque la voglia comprare) e un PRESTITO D’ONORE per le spese relative, ad esempio, alla costituzione di una nuova famiglia o alla procreazione di figli e alla gestione della MATERNITA/PATERNITA’ delle neo-famiglie. In questo modo, il DOVERE di accettare un’ assoluta FLESSIBILITA’ e duttilità nell’espletamento di lavori anche molto diversi (pur all’interno di un percorso coerente con le attitudini, i percorsi formativi, gli studi e le aspirazioni del soggetto e pur in vista di possibili STABILIZZAZIONI) in realtà geografiche disparate, sarà ampiamente COMPENSATO dal DIRITTO di poter accedere a FINANZIAMENTI del PROPRIO PROGETTO DI VITA (Mutui e Prestiti) che, attualmente, la piaga caotica e scellerata del PRECARIATO di sistema e dei LICENZIAMENTI di massa non consente nemmeno lontanamente, distruggendo il presente e il futuro di milioni di giovani e meno giovani. Per il sistema bancario e per il sistema economico complessivo, pare persino superfluo ricordarlo, nuove famiglie e nuovi individui che recuperino dignità lavorativa ed esistenziale, significa nuovi conti correnti, nuovo possibile risparmio e nuovi consumi. Per lo Stato, tutto ciò significa anche nuove entrate per l’Erario ed emersione/riconversione di molto lavoro nero.
  6. L’individuazione (vedi sopra) di Tito Boeri quale nuovo titolare, prima nel “GOVERNO LUCE” (da contrapporre, sino al 2013, all’umbratile governo Berlusconi) e poi in un vero e proprio esecutivo votato dagli italiani, del Dicastero di Economia e Finanze, garantisce inoltre una serie di altre proposte innovative per il rilancio economico complessivo dell’Italia e del mondo del lavoro in particolare (basta ripercorrere tutto quello che Boeri ha detto o scritto in questi anni, per rendersene conto). Analogo ragionamento varrà per Stefano Fassina (proposto da Noi per il Ministero dello Sviluppo Economico) se, invece di proponimenti retorici, generici e stancamente ricalcati sul passato, l’attuale giovane dirigente PD vorrà affrontare con coraggio e originalità le sue eventuali responsabilità di governo.
  7. D’altra parte, ci sembra di aver già indicato delle “INNOVAZIONI DI SISTEMA” così radicali e concrete che, soltanto a partire da esse, il Bel Paese potrà offrire alle sue vecchie e nuove generazioni un avvenire ben diverso da quello posto all’orizzonte da Berlusconi Bossi, Tremonti, etc., così fosco e privo di speranze per le industrie, i commerci, le professioni e il lavoro dipendente, impiegatizio od operaio. Un presente e un avvenire, quello propugnato in salsa pidiellina e leghista, insoddisfacente rispetto a TUTTE LE CATEGORIE PRODUTTIVE, ma soprattutto tragicamente indifferente alla sorte di tanti lavoratori precari, giovani e meno giovani.
  8. Naturalmente, Democrazia Radical Popolare (e il Nuovo Centro-Sinistra, se esso vorrà fare tesoro dei nostri suggerimenti), parlerà di altre misure importanti per il Rilancio dell’Economia italiana (e del mondo dell’industria, dei commerci e delle libere professioni, oltre che del lavoro subordinato) anche più avanti, ciascuna misura/proposta in stretta relazione alle aree tematiche sintetizzate nelle 10 epigrafi riassuntive che campeggiano nella HOME PAGE del nostro sito ufficiale (www.democraziaradicalpopolare.it ). Non senza ribadire che il taglio drastico delle aliquote fiscali (su cui vedi sopra) è una misura che dà grande sollievo tanto ad industriali e commercianti, quanto a liberi professionisti e lavoratori dipendenti, trattandosi evidentemente di un provvedimento inter-classista. E niente affatto demagogico o irrealizzabile, visti i solidi presupposti contestuali nel quale verrebbe incastonato; presupposti tali da rafforzare il gettito per l’Erario e per le opere di Welfare e Risanamento del Debito Pubblico che ne potranno conseguire.

 

Terza Serie

Per il Ripristino della Legalità Giudiziaria nella Nazione

Noi proponiamo che, innanzitutto, Magistratura e Forze dell’Ordine ricevano tutti i fondi necessari all’informatizzazione totale dei propri servizi.
Non solo. Sarà necessario dotare queste Istituzioni dello Stato di tutti i mezzi più avanzati tecnologicamente e di tutte le risorse di cui, ormai da anni, risultano carenti.
Non vogliamo più vivere in un Paese dove, talora, qualche Procuratore della Repubblica o Cancelliere di Tribunale sia costretto ad andare alla radio o in tv a denunciare che nel proprio ufficio non ci sono più nemmeno i soldi per fare le fotocopie.
Né vogliamo più venire a conoscenza del fatto che manca alla Polizia di Stato (o ad altre Forze di Sicurezza) persino il denaro per acquistare la benzina necessaria a far circolare un numero adeguato di pattuglie.
Inoltre, vogliamo ovunque rafforzare gli organici, con maggiori risorse umane sia per la Polizia che per Forze militarizzate come Carabinieri e Guardia di Finanza, sia, soprattutto, per quanto concerne la Magistratura, civile e penale, inquirente e giudicante.
Dove trovare le risorse per tali opere di modernizzazione e potenziamento di strumenti e organico?
Alla popolazione italiana, sgravata nelle aliquote fiscali di parecchi punti percentuali (vedi sopra) non dispiacerà, con una piccola imposta (da pagarsi una sola volta, come tassa di scopo una tantum, e non di anno in anno), contribuire in parte al finanziamento di un settore delicato come quello della Sicurezza e della Giustizia.
Altri fondi verranno da contributi volontari (parzialmente detraibili fiscalmente) di aziende, banche, assicurazioni e privati che vorranno così testimoniare e pubblicizzare la propria militanza civile a favore del bene collettivo.
Il risultato, oltre ad una rigenerazione del funzionamento di tutta la filiera giudiziaria (dalla prevenzione alla sanzione penale alla discriminazione civile), sarà anche sensibile in termini di nuova occupazione (poliziotti, carabinieri, finanzieri, magistrati, etc.) e di commesse per le aziende che dovranno realizzare alcune opere di modernizzazione del settore o per operatori che normalmente erogano servizi legati all’intero comparto.
A fronte di tale generosa erogazione di nuove risorse (umane e strumentali), appare inderogabile una seria Riforma del Sistema Giudiziario che non sia ispirata da logiche piduistiche e vessatorie, ma solo dalla necessità di assicurare giustizia equa e rapida ai cittadini (sia sul piano civile che penale) e mantenere l’assoluta indipendenza della Magistratura dagli altri poteri dello Stato.
Si alla separazione delle carriere di Procuratori e Magistrati giudicanti, ma con le seguenti modalità: i Procuratori dovranno essere eletti direttamente dai cittadini, in collegi elettorali appositi dove ciascun candidato Procuratore con una squadra di Sostituti presenterà una propria Lista. Per poter ottenere (per una durata limitata nel tempo, salvo poi indire nuove elezioni) la titolarità di una Procura, una determinata Lista dovrà ottenere almeno il 65% del suffragio dei cittadini e le elezioni verranno reiterate fintanto che tale risultato non venga conseguito. Inoltre, la Lista non potrà essere politicizzata in senso classico (con l’appoggio formale di questo o quel partito politico): essa dovrà stabilire uno specifico rapporto fiduciario tra i candidati PM e la cittadinanza locale. In questo modo, con il quorum del 65%, la Procura non sarà la rappresentanza di una fazione, bensì il rispecchiamento di una vasta e trasversale maggioranza di popolazione e società civile.
Naturalmente, per poter accedere a tali Liste concorrenti per ogni singola Procura, occorrerà un attestato di idoneità riconosciuto a ciascun aspirante Procuratore e Sostituto da parte del Consiglio Superiore della Magistratura e dell’Associazione Nazionale Magistrati (A.N.M.)
Il quale CSM, proprio a tutela dell’indipendenza della Magistratura TUTTA, rimarrà comunque UNICO per Giudici e Procuratori della Repubblica.
Proponiamo inoltre che rimanga tale e quale il controllo dei PM sulla Polizia Giudiziaria.
Si ad una responsabilità civile piena da parte dei Magistrati che determinino una detenzione ingiusta e/o altri abusi in danno degli imputati.
Si, d’altronde, al mantenimento dell’obbligatorietà dell’azione penale, pur con delle linee di priorità stabilite non dal Parlamento, bensì dal CSM e dall’ANM (sempre in omaggio al principio dell’autonomia della Magistratura, con in più l’apporto di consultazione democratica di tutti i magistrati-procuratori e giudici- che il coinvolgimento dell’Associazione Nazionale Magistrati implica).
No al delirante principio (previsto dalla Riforma che auspicherebbe il piduista-pitreista Silvio Berlusconi) che i Procuratori, a differenza degli imputati, non possano fare ricorso in Corte d’Appello.
Tanto più se si vuole un “riequilibrio” tra accusa e difesa, ciascuna parte deve avere facoltà di proporre appello.

Poi c’è il problema della durata dei processi, civili e penali.
A differenza di quanto sognato dal pluri-imputato Berlusconi, il Processo Breve non può essere sinonimo di PRESCRIZIONE FACILE, CIOE’ IMPUNITA’, con conseguente danno inescusabile dei querelanti e delle parti civili costituitesi come tali.
Certo, anche il cittadino imputato ha diritto ad un giusto processo, dai tempi rapidi e certi.
Ecco perché, uno Stato che abbia garantito un adeguato aumento di risorse, strumenti e personale nella macchina giudiziaria (più giudici, più cancellieri e personale vario, più mezzi tecnologici a disposizione e remunerazione ottima di base, ma differenziata con dei surplus in base al merito e all’efficienza dimostrata nel compimento del proprio ufficio), potrà PRETENDERE determinati standards nella tempistica dei processi.
Quei Magistrati di qualunque funzione e ruolo o ambito (civile, amministrativo o penale) che entro determinati tempi (stabiliti per legge, con equilibrio, immaginando durate più brevi di quelle attualmente previste) non istruiscano il processo e/o non arrivino a sentenza, decadranno con effetto immediato dalla propria qualifica, perdendo il proprio posto di lavoro e lasciando spazio e occasione di farsi valere a persone più capaci ed efficienti.
Le persone coinvolte nei processi civili e amministrativi o imputati in quelli penali, i cui giudici siano decaduti, avranno diritto, entro un anno, ad una sentenza (per giungere alla quale in tempo utile, verrà disposto un impiego straordinario di risorse umane, con la regia dello stesso CSM).
Questo sistema (tempi rapidi e certi dei processi, sanzione dei Magistrati che non li rispettino, ma nel contempo eliminazione del principio della prescrizione e quindi dell’impunità) è l’unico in grado di ripristinare la piena Legalità Giudiziaria in Italia.
Appare persino superfluo osservare che, se una tale Riforma della Giustizia Penale darà molti buoni frutti nella percezione generale degli utenti/cittadini (sia imputati che parti lese, compresa la collettività che vorrebbe vedere scagionati rapidamente gli innocenti e puniti con certezza i criminali), parimenti, in ambito CIVILISTICO, è incalcolabile la quantità di INVESTIMENTI di capitali stranieri che il Sistema-Italia potrà ATTRARRE, nel momento in cui saranno assolutamente certi modalità e tempi della risoluzione delle controversie legali (esattamente il contrario di quanto accade oggi…).

Sul piano dell’esecuzione delle pene, invece, ci sembra che occorrano due principi complementari tra loro.
Costruzione e allestimento di nuovi carceri, improntati effettivamente (non come accade ora…) ai principi di rispetto dell’umanità del detenuto e di volontà di recupero e reintegro- sociale, culturale, spirituale e professionale- dei condannati.
Nel contempo, però, certezza della durata della pena e assoluto rigore nel non concedere sgravi temporali della stessa in una misura che offenda e ferisca in modo irrimediabile l’esigenza di giustizia delle parti lese o dei loro cari, specie se si tratti di crimini di sangue.

 

Quarta Serie

A favore di un Federalismo Possibile e per il definitivo Riequilibrio socio-economico, culturale e civile tra Nord e Sud

PREMESSA

Chi ha imparato a conoscere Democrazia Radical Popolare sa che non solo non siamo conformisti parolai e retorici, ma che amiamo andare decisamente controcorrente.
Noi siamo contro la diminuzione del numero complessivo dei parlamentari nazionali, innanzitutto, perché riteniamo che, meno deputati e senatori si hanno in rapporto alla popolazione, meno il popolo è rappresentato nella sua sovranità.
Se in uno stato grande e moderno non sono molte le occasioni di rappresentanza diretta e democrazia partecipativa, manteniamo almeno in vita un livello adeguato di rappresentanza indiretta, attraverso un numero congruo di eletti dalla cittadinanza (anche se i fascio-leghisti di Berlusconi e Bossi preferirebbero avere truppe di nominati ai loro autocratici ordini).
Quasi la totalità dei vertici delle forze politiche italiane (oltre a Berlusconi e Bossi) è ufficialmente a favore della diminuzione dei parlamentari, che consentirebbe un maggior controllo da parte dei segretari di partito e dei capigruppo sui rappresentanti del popolo sovrano, contribuendo a rafforzare una gestione oligarchica della res publica, operazione peraltro già favorita dall’eliminazione delle preferenze nella disponibilità elettorale dei cittadini.
Parimenti, a proposito di federalismo e di andare controcorrente, Noi di DRP siamo contrari all’abolizione delle province: si tratta, come nel caso del progetto di contrazione del numero di eletti dal popolo, di una mossa demagogica e di scarsa utilità per le casse dello Stato.
Infatti, una volta che fossero effettivamente abolite le province, altri enti territoriali dovrebbero assumere gli oneri amministrativi ed operativi di esse (costruzione e manutenzione di strade e di varie infrastrutture, ad esempio), mentre il personale dipendente sarebbe comunque dislocato in altri uffici statali centrali o locali, non essendo pensabile (né giuridicamente possibile) licenziarlo in blocco, mandando sul lastrico innumerevoli famiglie. Né, anche a volere e potere licenziare in blocco migliaia di padri e madri di famiglia, si può pensare che altri dipendenti pubblici (già impegnati con propri incarichi) raddoppino le ore di servizio o si dotino ciascuno di quattro mani e due cervelli per sobbarcarsi le mansioni degli attuali dipendenti provinciali.
Le province, insomma, a  nostro parere, vanno lasciate come stanno, essendo dei cruciali e utili organi di raccordo delle relazioni dei comuni minori tra di loro e delle esigenze di questi ultimi in rapporto all’amministrazione regionale e a vicine aree metropolitane.
Le province, se ben utilizzate in favore della collettività e non per parcheggiare politici e portaborse in esubero, possono rappresentare uno degli architravi di un Federalismo Possibile e Auspicabile, costituendo uno snodo strategico del rilancio economico, civile e culturale dei variegati e complessi territori locali del Bel Paese.

SVOLGIMENTO

Veniamo invece al federalismo proposto dall’agonizzante, ultimo governo Berlusconi.
Così riassumeva lo stato dell’arte in merito, fra i tanti osservatori, Francesco Costa, scrivendo un articolo dal titolo “Guida minima al federalismo fiscale” , pubblicato in data 31 gennaio 2011 per la testata on-line IL POST (www.ilpost.it ), di cui riportiamo il testo:

“Nel casino politico di questi mesi, uno dei pochi partiti ad avere una posizione stabile è stata la Lega Nord, la cui linea è: o il federalismo o le elezioni. In Parlamento l’attività legislativa del centrodestra è sostanzialmente impantanata: alla Camera la maggioranza è d’accordo su una cosa soltanto, continuare così ancora un po’, e quindi non sembra in grado di votare nulla che abbia un contenuto politico più incisivo e concreto di una semplice mozione di fiducia basata sulle ennesime promesse di buone intenzioni. L’unico progetto che rimane in piedi è il federalismo fiscale: perché la Lega ne ha fatto la condizione per la sopravvivenza di questo governo e perché in passato è stato votato anche da parte dell’opposizione. Quella che si apre oggi è la settimana decisiva per il federalismo fiscale e quindi anche per la legislatura. Vediamo quindi di capirne qualcosa in più.
Di cosa parliamo
Genericamente, l’obiettivo del federalismo fiscale è mettere in piedi una serie di norme e criteri tali da stabilire un regime di proporzionalità diretta fra le imposte riscosse in una determinata area territoriale e le imposte effettivamente utilizzate a beneficio di quell’area. Sebbene quando si parla di federalismo fiscale si utilizzino spesso dei verbi al futuro – succederà, cambierà, migliorerà, peggiorerà – parliamo di un sistema di norme che è già entrato in vigore: con la riforma del Titolo V della Costituzione approvata nel 2001 e con la legge 42 del 5 maggio 2009.
La legge del 2009
Se la legge costituzionale del 2001 mette per iscritto il principio della proporzionalità diretta, la legge del 2009 ha dato maggiore concretezza a quel principio, stabilendo il coordinamento dei centri di spesa del denaro pubblico con i centri di prelievo delle tasse. Per diventare operativo, però, questo regime ha bisogno dei cosiddetti decreti attuativi: una serie di provvedimenti che stabiliscono i dettagli fondamentali della riforma, che devono essere approvati entro il 5 maggio 2011 e che si snodano nell’arco di sette anni: due per l’attuazione della legge e cinque di regime transitorio.
La legge del 2009 è stata votata da PdL e Lega, mentre PD e UdC si sono astenuti; l’Italia dei Valori ha votato con il centrodestra alla Camera e si è astenuta al Senato. Il testo introduce tutta una serie di strumenti di coordinamento e disciplina tra i vari livelli di governo, volti a premiare gli enti locali cosiddetti “virtuosi”, cioè quelli che non spendono più di quanto incassano, individuando vari indicatori di efficienza e adeguatezza a fronte dei quali si ricevono maggiori o minori risorse. Inoltre, la legge istituisce una Commissione tecnica paritetica per l’attuazione del federalismo fiscale; istituisce una Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica, come “organismo stabile di coordinamento della finanza pubblica”; istituisce un Fondo perequativo, volto a ridurre le differenze nella distribuzione del denaro a vantaggio delle regioni che hanno una minore capacità fiscale per abitante; apre la strada alla costituzione delle città metropolitane nelle province di Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria; istituisce l’ente territoriale “Roma capitale”, dando al comune di Roma speciali autonomie statutarie, amministrative e finanziarie, nei limiti stabiliti dalla Costituzione.
I decreti attuativi approvati
La Commissione parlamentare bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale fino a questo momento ha approvato tre decreti attuativi. Quello sul federalismo demaniale, votato da PdL, Lega e Italia dei Valori, che attribuisce parte del patrimonio dello Stato a comuni, province e regioni. Quello sull’ordinamento di Roma Capitale, provvisorio, che dota il comune di Roma di autonomie speciali finché non saranno disciplinate le città metropolitane. Quello sui fabbisogni standard di comuni e province, che determina il superamento della spesa storica a favore dei fabbisogni standard: se in passato, col criterio della spesa storica, le risorse venivano attribuite sulla base del denaro speso negli anni precedenti, dando quindi più soldi a chi spendeva di più e incentivando la spesa di denaro, il principio dei fabbisogni standard individua il costo efficiente dei servizi e lo fa diventare il parametro sulla base del quale determinare le risorse da distribuire.
I decreti attuativi da approvare
Ci sono poi alcuni decreti attuativi i cui schemi sono stati già approvati dal Consiglio dei ministri ma devono ancora essere approvati dalla Commissione bicamerale. Tra questi i più rilevanti sono due. Il primo è quello sul federalismo fiscale municipale, che cancella 11,3 miliardi di trasferimenti statali ai comuni ma attribuisce ai sindaci una compartecipazione del 21,7 per cento sul gettito della cedolare secca sugli affitti, una compartecipazione del 2 per cento all’IRPEF maturata sul territorio, il 30 per cento del gettito delle imposte di registro, di bollo, ipotecaria e catastale, il 50 per cento del gettito recuperato dall’evasione fiscale e il 75 per cento degli incassi derivanti dall’emersione delle case fantasma. Il decreto introduce dal 2014 due nuove imposte: l’IMU, imposta municipale unica, che comprende e sostituisce ICI e IRPEF e avrà un’aliquota del 7,6 per cento, e un’imposta municipale secondaria facoltativa. Il federalismo fiscale municipale, inoltre, permette ai comuni di introdurre una tassa di scopo per finanziare le opere pubbliche e una tassa di soggiorno per i non residenti fino a cinque euro per ogni notte in albergo. L’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani ha dato il suo accordo al decreto.
Il secondo è quello sul federalismo fiscale regionale, che introduce: l’addizionale IRPEF per le regioni, dando loro la possibilità di aumentarla del 3 per cento se si riduce l’aliquota dello Stato; la riduzione dell’IRAP se l’IRPEF non aumenta; l’assegnazione di una quota dell’IVA alle regioni e la riorganizzazione di molte altre misure fiscali regionali. Ne rimangono altri tre: quello su premi e sanzioni per regioni ed enti locali, quello sull’armonizzazione dei bilanci pubblici, quello sugli interventi di coesione con i fondi europei.
L’equilibrio in commissione
La Commissione bicamerale è composta da trenta parlamentari. Al momento della sua istituzione, il centrodestra poteva contare sulla maggioranza dei membri; il rimescolamento seguito all’uscita dei finiani dal PdL ha portato la Commissione in una situazione di stallo. Oggi la maggioranza può contare su quindici parlamentari e l’opposizione può contare su altri quindici parlamentari: questo vuol dire che ogni parlamentare è determinante e da giorni girano voci su possibili assenze o astensioni strategiche da parte di membri della maggioranza o dell’opposizione. In ogni caso, dopo il voto della Commissione bicamerale i decreti dovranno passare all’esame delle commissioni bilancio e finanze dei due rami del Parlamento.
Gli schieramenti
PdL e Lega sono determinati a sostegno del sì, sebbene in queste ore qualcuno stia mostrando disillusione nei confronti del contenuto dei decreti. Futuro e Libertà e UdC sembrano orientati al no: sostengono che questi decreti attuativi – soprattutto quello sul fisco municipale – finiranno per aumentare le tasse e non per ridurle, e per sottrarre risorse al sud a vantaggio del nord. PD e IdV sono ancora guardinghi e aspettano di capire se e come saranno accolte le loro proposte e i loro emendamenti.
Il percorso da qui in poi
La Commissione bicamerale dovrà dare il suo parere giovedì 3 febbraio. In caso di pareggio, quindici a quindici, il decreto sarà considerato respinto e quindi la palla tornerà al governo, che dovrebbe riferire alle camere e riprendere in mano l’iniziativa. Questo e gli altri decreti attuativi vanno approvati entro il 21 maggio 2011, ma il deputato finiano Baldassarri ha presentato un emendamento al decreto milleproroghe per prorogare la scadenza al 31 dicembre.”

I decreti attuativi sono stati poi approvati.
Per la Lega, il federalismo fiscale è il cavallo di Troia per propiziare successivi tentativi di devoluzione o secessione, comunque un potente grimaldello per attentare alla’unità della Nazione italiana: lo ha affermato candidamente Umberto Bossi, lo hanno ripetuto tranquillamente, a più riprese, diversi esponenti di punta delle eversive camicie verdi.
Per il PDL, il federalismo fiscale è la merce di scambio per la sopravvivenza dello squinternato governo Berlusconi & Scilipoti.
Per le attuali opposizioni, il federalismo fiscale non si sa bene cosa sia e comunque si è diffusa una tacita e conformistica adesione al refrain ormai di moda: federalismo è bello, è utile, è necessario.
Insulse stupidaggini.
Per chi ha letto con attenzione i testi legislativi relativi a questa specifica “operazione federalistica” targata Berlusconi, Bossi e Camerati leghisti-pidiellini, ma anche soltanto per chi ha visionato la sintesi di Francesco Costa che abbiamo riportato sopra, non sarà difficile comprendere che, oltre tutto in tempi di presente e futura stagnazione/recessione/depressione, austerità e crisi di entrate per le famiglie, questo federalismo fiscale alla padana rappresenterà, per gli abitanti del Nord, del Centro, del Sud e delle Isole, un incremento di costi a carico delle collettività e un parallelo aumento di imposte. Nel contempo, diminuiranno le risorse pubbliche per garantire il welfare state e rilanciare crescita e sviluppo economico locale.
Questo pastrocchio di federalismo costerà alla comunità nazionale e a quelle locali un mucchio di soldi in più, altro che risparmi: se ne stanno accorgendo già e se ne accorgeranno sempre meglio i contribuenti settentrionali e meridionali.
Ma il nostro ragionamento intende andare oltre.
Intanto, per principio e per rigore di metodologia democratica (partecipativa), il Nuovo Centro-Sinistra, se mai si costituirà e andrà al governo (ben altra cosa è che vadano al governo gli attuali, sbrindellati leaders del vecchio centro-sinistra: da costoro non c’è da aspettarsi nulla di buono e di utile), dovrà cassare tutte le norme legislative (del 2001 e del 2009, sopra citate da Francesco Costa) e i decreti attuativi di questo federalismo costoso e controproducente. Poi dovrà consultare effettivamente le comunità locali di tutti i municipi e di tutte le province italiane, per sapere effettivamente di quale tipo di decentramento il popolo senta il bisogno, e solo dopo questi due primi atti, potrà provvedere a nuove azioni legislative lungimiranti e ben calibrate.
Noi di DRP, tuttavia, anticipiamo che, in tempi di globalizzazione e di futura maggiore integrazione politica dell’Europa, il federalismo vero e rilevante dovrà essere quello che unisce tra loro le nazioni del Vecchio Continente.
In questa prospettiva, nella quale il rilancio economico delle regioni, delle province, dei comuni e delle aree metropolitane europee dipenderà dalla forza della politica sovra-ordinata alla tecnocrazia, sarà bene che gli stati nazionali - già molto deboli rispetto alle oligarchie finanziarie internazionali che ne hanno usurpato i poteri, producendo così LA CRISI PRESENTE - mantengano saldi, rigenerino e riscoprano le proprie prerogative e capacità di pianificazione e intervento, invece di sbriciolare e frammentare in mille rivoli localistici gli indirizzi per la rinascita del sistema Italia.
Vanno creati gli Stati Uniti d’Europa, cui gli stati nazionali possano devolvere le linee guida supreme di una politica federale e unitaria europea sul piano della programmazione economico-finanziaria, legislativa generale, di politica estera, in termini di difesa, gestione delle forze armate e dell’ intelligence, ricerca scientifica, promozione culturale etc. Le nazioni, in questo contesto, devono essere a loro volta forti, unite e coese nel rappresentare in seno a nuove istituzioni europee (le attuali vanno ampiamente modificate in senso democratico, legittimandone in tal modo i poteri) le istanze dei propri territori locali.
Quindi, assolutamente controcorrente rispetto allo starnazzare generale di politici italioti di destra e di sinistra, Noi di DRP affermiamo che: A) La giusta forma di federalismo per l’Italia la deve discutere, valutare e proporre il POPOLO SOVRANO, consultato PARTECIPATIVAMENTE (come è stato fatto con i REFERENDUM, che hanno respinto quelle PRIVATIZZAZIONI dei servizi pubblici che ora gli AVVOLTOI delle BCE con i propri complici nostrani vorrebbero riproporre) intorno alle proprie reali esigenze e non secondo l’interpretazione che di esse vorrebbero fornire Berlusconi, Bossi e Camerati B) Probabilmente, per una Nazione che è entrata ormai nel XXI° secolo e nel Terzo Millennio e con un pianeta in corso di globalizzazione, l’attuale articolazione territoriale in regioni, province e comuni è già abbastanza “federalistica e decentrata” rispetto a quello che serve all’Italia e agli italiani.
Il federalismo fiscale in salsa leghista, invece, serve agli eversori in camicia verde per fare un favore a coloro che, in Europa e nel Mondo, vorrebbero frammentare l’unità nazionale italiana per finalità economico-strategiche inconfessabili e rapaci (di questo, torneremo a parlare meglio in futuro). Il progetto della secessione, è bene che lo sappia anche l’inconsapevole (e spesso in buona fede) base leghista, così come è bene che lo sappiano anche gli altri cittadini italiani, è qualcosa che fa gola soprattutto ad ambienti tedeschi, russi e di alta finanza araba, tanto per essere chiari. E più in generale, un potere centrale italiano sempre più debole fa gola proprio a quegli oligarchici gruppi finanziario-bancario-industriali della destra massonica e para-massonica internazionale con i quali la LEGA NORD di giorno polemizza folcloristicamente per mezzo di personaggi alla Borghezio, e di notte stringe accordi incestuosi in danno degli interessi del popolo italiano (abitanti del Nord compresi).
Semmai, con riferimento alle norme finora approvate, se ne potranno utilizzare le uniche non disprezzabili, come ad esempio quelle sui fabbisogni standard che sostituiscano il principio della spesa storica (vedi sintesi di Francesco Costa, riportata sopra) di comuni e province.
Ma tutto l’impianto dell’attuale federalismo fiscale in salsa leghista è all’insegna dell’aumento di imposte e tasse locali e di risparmio e tagli sugli interventi pubblici in servizio delle comunità (welfare generale e assistenza sanitaria, infrastrutture, incentivi al rilancio economico, saldo dei debiti verso imprese e professionisti che hanno lavorato per gli enti locali senza essere pagati da anni e anni): un paradigma, questo, ancora di stampo neoliberistico, lo stesso che sta mandando in recessione e depressione tutta l’economia occidentale.
Il migliore e più auspicabile FEDERALISMO, per l’Italia, consiste in un impegno comune di tutta la classe politica nostrana (di destra, centro e sinistra, se possibile), oppure soltanto di un Nuovo Centro-Sinistra (se i partiti di destra resteranno irrimediabilmente schiavi e succubi di ortodossie neoliberiste e tecnocratiche, le stesse che hanno infettato l’attuale dirigenza del vecchio centro-sinistra, con poche, significative eccezioni) nel promuovere una visione FEDERALE, UNITARIA, DEMOCRATICA E FORTEMENTE POLITICIZZATA dell’Europa e delle sue Istituzioni principali, soppiantando la dittatura illegittima della BCE e delle oligarchie finanziarie che ne ispirano l’azione.
Il migliore FEDERALISMO, per l’Italia, consisterebbe innanzitutto nel buon uso che attuali regioni e province del Bel Paese volessero fare dei cospicui fondi europei per lo sviluppo, che spesso le (cattive) amministrazioni locali infiltrate da mafia, ndrangheta e camorra (e martoriate da incompetenza cronica e da provincialismi clientelari) non sono nemmeno in grado di  utilizzare al 100%, gestendone una porzione limitata per arricchire tasche private in luogo degli interessi pubblici delle comunità locali.
Il federalismo fiscale e/o politico in salsa leghista, per una macro-regione europea come l’Italia, equivarrebbe a porsi il problema, per uno degli stati degli USA, di frammentarsi in ulteriori piccoli staterelli, invece di mantenersi saldo in una dialettica federativa con le autorità di Washington. Si tratta di una prospettiva assurda, paradossale e controproducente, che soltanto la demagogia di politicanti avventuristi e inetti (che benefici concreti hanno portato al Nord in circa 20 anni di partecipazione al potere?) come Bossi, Maroni, Calderoli, Castelli, Reguzzoni, Salvini & Company poteva immaginare e suggerire.
Invece, Bruxelles (e non Francoforte…) deve divenire la Washington dell’Europa e l’Italia deve aspirare ad essere come una vivace e prospera “California”, invece che tornare a gingillarsi con le lotte municipali e campanilistiche, mentre gli invasori francesi, tedeschi, britannici, arabi, russi, cinesi, etc., fanno scempio della nostra sovranità nazionale così come un tempo lo hanno fatto le armate di imperatori teutonici, re francesi e spagnoli, kaiser austriaci e ancora armate naziste e servizi segreti di mezzo mondo, con quelli britannici in testa.

Risulta poi evidente, a qualsiasi osservatore in buona fede, che un definitivo Riequilibrio socio-economico, culturale e civile tra Nord e Sud può passare soltanto attraverso un massiccio investimento in nuove infrastrutture e opere pubbliche locali nel Meridione (gestito dal governo nazionale e monitorato dalle FORZE ARMATE e da qualificate FORZE ISPETTIVE civili, con un rendiconto pubblico e periodico, attraverso i media del servizio pubblico radio-televisivo, dei soldi spesi e degli obiettivi raggiunti, in modo tale da scongiurare i soliti sprechi e le solite corruttele), così come nella costituzione  - nelle regioni e province meridionali - di medi e grandi consorzi di piccole imprese, finalizzati specificamente alla valorizzazione e commercializzazione sul mercato globale extra-nazionale di produzioni tipiche dei territori locali (specie su mercati emergenti in cui aumentano i consumatori benestanti interessati all’acquisto di beni occidentali, come la Cina, il Brasile, la Russia, etc., ma anche presso paesi su cui possano conquistarsi nuove quote di esportazione di prodotti in virtù di una migliore opera di promozione, distribuzione e pubblicità, come in Giappone, USA, Europa e ricche nazioni arabe).
Facciamo qualche esempio pratico.
Ipotizziamo che una singola provincia meridionale abbia a disposizione dei fondi europei e/o propri per lo sviluppo, da investire sui comuni del circondario.
Invece di spendere primariamente soldi per statue, campane di edifici civili o ecclesiastici, muri, etc. (tutte cose pure necessarie in un secondo tempo, quando le vacche saranno più grasse) e altre causali statiche, infeconde, e non in grado di generare immediatamente crescita e rilancio economico, ecco cosa consigliamo:

  1. Si mettano a contratto (ben pagati, ma vincolati a lavorare 25 ore su 24) dei super-consulenti per l’esportazione di merci sui mercati globali ed emergenti, che sappiano valutare a fondo le potenzialità di espansione su di essi di prodotti tipici italiani e specificamente meridionali, conoscendo direttamente le varie realtà cinesi, russe, brasiliane, etc. e magari avendo con istituzioni e imprese di questi paesi rapporti di consuetudine e familiarità. Si dia mandato a questi super-consulenti di mettere a fuoco quali produzioni alimentari e artigianali tipiche dell’area provinciale meridionale in questione (magari anche allargando la selezione ad altre province limitrofe, di concerto con le istituzioni regionali) siano potenzialmente raggruppabili in consorzi ad hoc finalizzati all’espansione dell’offerta su mercati su cui già si esporta o alla conquista di nuovi e inediti spazi commerciali esteri. Una volta costituiti i consorzi, dotati di notevole forza d’urto in termini di capacità produttiva (molte imprese unite e coordinate da super-esperti/consulenti a vocazione internazionale e non dall’amministratore locale inetto di turno; supportate da fondi di investimento europeo o locale per l’opera di promozione, distribuzione e pubblicità; garantite dall’esperienza esotica e dalle entrature dei super-consulenti su certi mercati emergenti; capaci insieme di dar corso ad un rapido aumento della produzione in conseguenza di un rapido aumento della domanda ), essi saranno il volano per un rapido rilancio economico, sociale, civile, culturale e politico delle province che li avranno  generati.
  2. Infatti, aumento della produzione locale e dell’esportazione estera significherà nuovi posti di lavoro sul territorio locale; nuovi redditi per le famiglie e allargamento dei consumi locali, con conseguente aumento di entrate anche per i commercianti e i titolari di imprese locali che producono e vendono merci di altro genere rispetto a quelle prodotte dalle piccole aziende consorziate che esportano prevalentemente all’estero. Ma un aumento generale del PIL locale significherà nuovo gettito fiscale maggiore per l’erario, che potrà reinvestire tali fondi per nuovi consorzi e nuove infrastrutture
  3. Ai super-consulenti di cui sopra spetterà anche il compito di progettare e realizzare delle aree verdi, ricche di intrattenimento e occasione di ricreazione per famiglie e bambini, con all’interno spazi di vendita ed esposizione di merci locali e di merci esotiche degli stessi paesi esteri presso cui sono aumentate le esportazioni. In questo modo, sarà in piccola parte favorita ulteriormente l’industria e il commercio locale, ma soprattutto - opportunamente pubblicizzando e promuovendo a livello nazionale e internazionale queste mini aree ricreativo-commerciali - sarà favorita la loro frequentazione da parte del turismo italiano ed estero, specie quello più benestante e in grado di apprezzare e acquistare prodotti di qualità, legati al territorio in questione.
  4. Di contorno a tutto ciò, si potrà affidare ai suddetti super-consulenti anche il recupero a fini di turismo-culturale per fasce medio-alte del circuito globale internazionale, di palazzi ed edifici di interesse storico-artistico che possano diventare delle splendide dimore di soggiorno turistico come i PARADORES spagnoli (vedi la Paradores de Turismo de España S.A.). Su queste operazioni, del resto, i super-consulenti, di concerto con le istituzioni provinciali e regionali, potrebbero anche ottenere cospicui investimenti di lungimiranti banche estere di affari, facendo pertanto affluire sul territorio locale ingenti capitali e offrendo ulteriori occasioni di lavoro, consumi e benessere economico per tutti.

 

Contestualmente, bisognerà sensibilizzare l’Unione Europea per ottenere NUOVI fondi straordinari finalizzati alla realizzazione delle opere pubbliche e delle infrastrutture grandi, medie e piccole di cui parlavamo sopra e di cui il Mezzogiorno d’Italia ha bisogno urgente. Ma, se si sarà lasciato svolgere sino in fondo il LAVORO di super-consulenti del tipo che abbiamo descritto e se si potrà mostrare concretamente che determinate PROVINCE e COMUNI meridionali hanno realizzato un inequivocabile rilancio economico del proprio territorio, l’EUROPA sarà ben lieta di finanziare STRAORDINARIAMENTE quelle amministrazioni locali che abbiano compiuto un’OPERA così VIRTUOSA.

W l’Italia Unita e l’Europa Federale, Abbasso il federalismo FASULLO, INUTILE E COSTOSO al servizio della CRICCA LEGHISTA e di POTERI SOVRANAZIONALI rapaci, subdoli e sado-masochisti, privi di ethos civile e di lungimiranza sociale e politico-economica globale.
Un Mondo globalizzato e “federato” fra territori che prosperino grazie alla libertà delle produzioni e dei commerci, grazie alla realizzazione della piena occupazione e alla globalizzazione dei diritti lavorativi e sindacali, grazie al principio dell’ equa distribuzione della ricchezza e grazie all’impegno politico di garantire universalmente una vita dignitosa, E’UNA OPZIONE saggia, giusta e lungimirante.

Un Mondo e una Europa globalizzati nella brutalità ottusa dei dogmi della destra massonica e paramassonica neoliberista e un’Italia in balia del federalismo secessionista di marca leghista possono avere solo un esito drammatico e inquietante: causare delle formidabili sollevazioni sociali e politiche che faranno piazza pulita di tutte le oligarchie parassitarie euro-atlantiche e italiane, casta dei politicanti leghisti inclusa.

 

Quinta Serie

Contro i Monopoli e i Conflitti d'interesse

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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